Il famoso corallo del Mare Himalayano
Si dà il caso che un mio cliente americano abbia acquistato da me un copricapo tradizionale dell’Himalaya, decorato in argento e tempestato di pietre dure. Gran bel pezzo. Ma tanto immediata e piacevole è stata la vendita, quanto lunga e problematica è ora la spedizione. Ho al mio attivo parecchie brutte esperienze con la dogana cinese e quella italiana, e finora avevo sempre nutrito profondo rispetto per la professionalissima dogana americana… Non conoscevo ancora la U.S. Fish & Wildlife, che dovrebbe essere qualcosa di simile alla nostra Guardia Forestale.
Allora, succede che mi vedo bloccata la spedizione, e che l’ente federale di cui sopra mi chiede di che materiale è fatto esattamente il copricapo. Allora io ligio rispondo che ha una fodera in cotone con placche d’argento ed una serie di elementi decorativi in ambra, corniola, lapislazzulo, turchese, corallo…
Corallo! Avessi mai scritto quella parola! Mi hanno risposto che è proibito importare corallo negli USA, in quanto il commercio del corallo favorisce la distruzione dell’ecoambiente marino.
Gli rispondo che quel copricapo è antico e viene dall’Himalaya, e che si tratta, naturalmente, di corallo fossile, il quale si trova in grande quantità tra le rocce. Aggiungo che tutti gli indumenti decorativi sono fatti con quel tipo di materiale.
Nulla! Corallo! Corallo! Mi rispondono prontamente che io contribuisco alla distruzione della vita nell’ambiente marino della zona, e che il Governo Americano non ci sta. Allora io gli rispondo e provo a spiegargli che non sto distruggendo nessun ambiente marino, visto che sull’Himalaya non c’è il mare, e quindi tantomeno il corallo. C’era, il mare, nell’era paleozoica, ma ora c’è la montagna. E soprattutto.. È difficile che io uccida qualcosa che è già morto da più di 250 milioni di anni!
Nulla. Risvegliati dal loro torpore contrattaccano, scrivendo che di corallo fossile non hanno mai sentito parlare e che devo fornire loro documentazione scientifica che certifichi la natura del corallo.
E allora vai al laboratorio di analisi, portagli il copricapo, e sentiti dire che bisogna fare una difrattometria X per il riconoscimento delle fasi cristalline, un’analisi spettrofotometrica all’infrarosso, nonché uno studio petrografico quantitativo, per un costo di svariate centinaia di Euro.
Tutto questo per convincere i signori dell’U.S. Fish & Wildlife che non sono andato a staccare i coralli dal mare himalayano. La loro ignoranza, alla fine, mi costa un bel po’ di soldi e almeno un mese di ritardo nella consegna. A chi la devo mettere in conto?
(copricapo tradizionali himalayani)

Andrea said,
maggio 29, 2008 @ 18:51
A dir la verità non ho mai pensato che gli americani fossero particolarmente elastici ed ora me ne dai conferma; che dire.. chi la dura la vince!!!
Ti auguro di risolvere quanto prima la cosa, in bocca al lupo!
Gianmaria said,
giugno 6, 2008 @ 11:55
Grazie Andrea. Ho inviato la relazione del laboratorio di analisi a quelli della dogana. Sono proprio curioso di vedere come mi rispondono…