Procede la costruzione del Mandàla
In un precedente post avevo introdotto la questione del mandala più grande d’Europa, in costruzione qui al museo. I monaci sono al lavoro ormai da un mese, e quello che fino a poco tempo fa sembrava un disegnino, ora sta prendendo forma e sta diventando decisamente suggestivo.
Ho visto parecchi mandala, ma nessuno di queste dimensioni e con una tale ricchezza. Manca ancora la parte esterna, ma ciò che vedo mi permette di immaginare come sarà quando sarà completo!
Ora sorge il dilemma, perché come molti di voi sapranno un mandala deve essere distrutto immediatamente dopo il suo completamento. Ed infatti questo sarebbe il programma, ma qui già qualcuno sta pensando di chiedere ai monaci di posticipare la cerimonia di dispersione, per poter godere almeno di qualche giorno dell’opera d’arte.
Sì, è vero, il mandala è simbolo della precarietà della condizione dell’essere senziente, l’atto del disegnare è la manifestazione di una preghiera, che tradizionalmente si esaudisce distruggendo il disegno. Tutte cose molto vere, e sicuramente molto importanti per la filosofia buddista tibetana, ma per noi occidentali, visceralmente attaccati all’estetica, l’idea di distruggere con noncuranza un’opera d’arte realizzata con sacrificio e dedizione, può far rabbrividire…
I monaci sono anche disponibili a ritardare di qualche giorno la cerimonia, ma per essere fedeli alla dottrina buddhista dovremmo distruggere tutto subito.
Questo è il dilemma, e sinceramente non so che fare…
