L’Ottava Meraviglia del Mondo in mostra a Torino
C’era una volta un piccolo Re. Uno che di regni, guerre e lotte politiche ne sapeva ben poco vista la sua giovane età. Infatti, egli aveva solo tredici anni quando il padre morì e gli lasciò in eredità il regno di Qin, uno dei tanti staterelli feudali che, assieme, formavano quella che oggi chiamiamo Cina.
Regnare a quei tempi non era cosa facile: ogni feudo era in lotta con tutti i suoi vicini per ottenere supremazia territoriale, militare e politica. I regnanti erano così agguerriti che in seguito gli storici chiamarono quell’epoca “Periodo degli stati combattenti”.
Ma il piccolo Re che aveva ereditato l’intelligenza e l’astuzia del padre, in pochi anni organizzò un’immensa campagna militare e, alla testa del suo esercito, conquistò uno ad uno tutti gli stati rivali. Confiscò le ricchezze degli sconfitti, inglobò le armate nemiche nel suo temibile esercito, rendendolo ancora più temibile; impose nuove leggi e battè nuova moneta. E uccise o ridusse in schiavitù chiunque provasse ad opporsi. Ora non era più un piccolo Re, era il Primo Augusto Imperatore dei Qin, ovvero Qin Shi Huangdi. Era il 221 a.C., anno in cui ebbe inizio l’Età Imperiale in Cina, che finì poi solo nel 1912.
Oltre all’astuzia ed all’intelligenza, l’Augusto Imperatore aveva ereditato anche una buona dose di megalomania. Dopo aver unificato gli Stati Combattenti creando così la Cina, più o meno come la conosciamo noi oggi, egli diede inizio alla costruzione della Grande Muraglia, abolì il sistema feudale, centralizzò il potere e perfezionò un sistema burocratico che sopravvisse per quasi millecinquecento anni. Introdusse importanti novità tecnologiche soprattutto in campo militare, come ad esempio il carro da battaglia o la balestra (che in Occidente sarà inventata più di mille anni dopo). Come vuole la tradizione, egli era rispettato e temuto come una divinità, ma nonostante ciò egli covava un’opprimente paura. La meno divina delle paure: la morte.
L’Augusto Imperatore non accettava l’idea che tutto sarebbe finito, e passò la sua vita a preparare il suo passaggio all’Aldilà. Fece costruire un’immensa tomba sotterranea, per realizzare la quale venne eretto un monte artificiale (oggi il monte Lishan, nei pressi di Xian), fece confezionare un abito sepolcrale fatto di diecimila scaglie di giada, e volle che a vegliare sulla sua tomba per l’eternità ci fosse l’intera Guardia Imperiale, l’elite del suo esercito. Fece così realizzare migliaia di statue di terracotta, tutte alte tra i 168 ed i 195 cm. (quindi più alte del Cinese medio di allora).
I guerrieri in argilla vennero schierati in assetto da battaglia in alcune enormi fosse accanto alla tomba dell’Imperatore. Ogni guerriero era diverso da tutti gli altri, raffigurato con la propria divisa e la propria corazza. Si distinguevano fanti, cavalieri, ufficiali, cocchieri ed arcieri. Artigiani specializzati realizzavano le teste in modo che ognuna fosse diversa dalle altre, con una sua individualità. Tutti i soldati vennero armati. Con armi vere.
La costruzione della tomba e dell’esercito impegnò quasi un milione di uomini per circa trentotto anni. In pratica tutti i maschi abili e non appartenenti all’esercito. La leggenda racconta che l’Imperatore, ossessionato dall’idea della morte, ingerisse quotidianamente piccole quantità di mercurio, polvere di giada ed altri veleni, credendo di assicurarsi in quel modo l’immortalità; ma forse fu proprio quell’ossessione che lo avvelenò lentamente e lo portò ad una morte prematura, quando la sua Armata di terracotta non era ancora finita. Finì così la prima dinastia imperiale della Cina.
All’Augusto Imperatore succedette il figlio, ma pochi anni dopo il popolo si ribellò all’eccessiva severità della famiglia Qin, e spodestò il nuovo imperatore. I rivoltosi riuscirono a penetrare nella tomba e saccheggiarla, e le stesse armi con cui i guerrieri in terracotta furono equipaggiati per difendere l’imperatore nella sua vita ultraterrena, vennero usate per attaccare il palazzo imperiale e porre fine alla dinastia. Seguirono anni di crisi, la nuova dinastia degli Han spostò la capitale e l’immensa tomba andò in rovina, e così l’imponente armata.
Tutto venne dimenticato fino a quando, nel 1974, un contadino della provincia di Shaanxi ebbe la brillante idea di scavare un pozzo per irrigare i suoi campi. Venne così alla luce l’imponente armata, ancora quasi perfettamente integra, dopo duemila anni. La dinastia dell’Imperatore Qin Shi Huangdi fu l’inizio di una grande era in Cina, ed oggi l’imperatore viene ricordato come uno dei più importanti della storia. In pochi costruì un sistema di governo innovativo, organizzò uno dei più grandi e temibili eserciti che si ricordino in Cina, respinse le invasioni barbariche da Nord costruendo la Grande Muraglia.
La sua sete di potere lo portò rapidamente all’apice, ma i suoi metodi tirannici lo resero nemico al popolo, che dopo la sua morte pose fine a tutto ciò che egli aveva realizzato. Come scrisse di lui il poeta e storico Sima Qian, “Egli non aveva capito la differenza tra il potere della conquista, e il potere della conservazione”. Se siete arrivati in fondo a questa storiella, forse vi interesserà sapere che alcuni esemplari (credo 6) dell’Armata di Terracotta sono in mostra a Torino fino al 18 novembre.
Thais Blog » Regalati un guerriero! Promozione natalizia a Galleria Thais said,
dicembre 3, 2009 @ 12:17
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