Archivio settembre, 2008

L’arte della calligrafia

Obaku Kosen“In una tranquilla stanza di un tempio di montagna, un vecchio sacerdote si appresta a scrivere. Adagia un panno felpato a protezione del tatami, poi, con gesto attento, dispone su di esso un sottile foglio di carta bianca, fermandolo all’estremità con dei pesi di giada a forma di drago per impedirne il rotolamento. A destra sistema un’antica pietra abrasiva, una piccola vaschetta per l’acqua, il pennello favorito appoggiato su un sostegno di porcellana sagomato a mo’ di catena montuosa in miniatura, e un bastoncino di denso inchiostro nero, leggermente profumato con dell’incenso. Fa cadere alcune gocce d’acqua nelle scalfitture della pietra e poi vi sfrega il bastoncino per estrarne il prezioso liquido; ci vuole del tempo prima che l’inchiostro sia del nero intenso adatto alla scrittura.
Quando è pronto, il vecchio uomo si inginocchia davanti al foglio, fissando intensamente la superficie immacolata per qualche istante. Quindi solleva il pennello e lo immerge nell’inchiostro, ma non troppo, affinché il foglio non si bagni. Un respiro profondo, il pennello sospeso, e poi giù, la prima, decisiva, pennellata.
Dense pennellate nere, leggere e sottili come un capello, alcune, quando l’inchiostro va esaurendosi, striate; ed ecco che, danzando sul foglio, emergono i caratteri. Quale estasi!”


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Delicatezze culinarie orientali: scorpioni vivi

Che in Oriente si mangino cose che qui farebbero vomitare un maiale è cosa risaputa da ognuno, ma in particolare ce n’è una che secondo me le supera tutte.
Qualche giorno fa riguardavo con degli amici alcune foto dei miei primi viaggi in Cina, e ne ho trovate alcune che meritavano di essere passate allo scanner (la parola ‘scannerizzate’ non mi piace. Secondo me si dovrebbe dire ‘scandite’ ma non renderebbe l’idea).
Ebbene, nella città di Xian c’è un ristorante dove, tra le varie diavolerie abbastanza comuni come larve, cavallette e formiche, vengono serviti vari piatti a base di scorpioni. E fin qui tutto normale, del resto siamo in Cina no? Se non fosse che il piatto forte, che viene servito per ultimo, non è altro che una specie di scodella munita di struttura a forma di torre fatta con la zucca, sulla quale zampettano allegramente alcuni scorpioni vivi e in perfetta salute… E non sono lì solo per fare scenografia…


Non sto parlando dei minuscoli scorpioncini neri che abitano le nostre terre. Sto palando di esemplari della lunghezza di 8/10 centimetri.


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Pioggia a catinelle, rinviato il Deballage

In questo post della settimana scorsa, raccontavo con emozione dell’arrivo nel nuovo container con gli ultimi acquisti, che sarebbero stati messi all’asta sabato scorso.
Ho usato il condizionale, dato che proprio sabato pomeriggio, proprio su Vicenza si è abbattuto un rovescio di pioggia dalle dimensioni clamorose.
Ogni rovescio di pioggia degno di questo nome dovrebbe durare, che so, dieci… al massimo venti minuti. No. Le secchiate d’acqua e le folate di vento sono piombate allegramente su Villa Orna per più di due ore, e molti si sono trovati imbottigliati nel traffico e non sono arrivati fin qui. I pochi temerari che hanno raggiunto la Galleria, sono stati bloccati nella Villa senza poter raggiungere il magazzino, visto che gli ombrelli, con quella bufera, erano assolutamente inutili.
Alla fine abbiamo cominciato la presentazione degli esemplari con un’ora e mezza di ritardo, e l’abbiamo terminata con un’ora di anticipo.
Risultato: ho ben 140 esemplari ancora perfettamente imballati, e sono stato tempestato da email e telefonate da parte di quelli che non ce l’hanno fatta.
Per questo motivo abbiamo deciso di riproporre l’evento domenica prossima, a partire dalle ore 17.
Per le modalità e gli orari si può fare riferimento a questa notizia, e per vedere le foto degli esemplari basta caricare il pdf qui.
Come da nostre più antiche tradizioni, alla fine dell’asta vi ingozzeremo di specialità orientali e spumante a volontà. Provare per credere!

A Torino il Congresso su Feng Shui e Sostenibilità ambientale, dal 19 al 21 settembre

Chiunque si occupi di architettura, design o arredamento, o chiunque sfogli anche sporadicamente qualche rivista nella sala d’aspetto di un dentista, avrà sentito parlare del Feng Shui, l’antica arte geomantica cinese dedicata all’edificazione e gestione degli spazi abitabili in armonia con la natura.

Da ormai parecchi anni in molti si occupano di Feng Shui anche in Occidente, e si trovano consulenti, architetti specializzati o addirittura vere e proprie agenzie, ma soprattutto in Italia il fenomeno non prende piede come potrebbe, complice anche una naturale diffidenza verso le filosofie orientali, considerate dai più qualcosa di troppo esoterico e troppo poco scientifico.
A mancare non sono gli specialisti ma gli utenti: se da una parte molti architetti si lasciano coinvolgere da quest’affascinante arte, i clienti risultano spesso scettici.

Per fortuna che due illustri professionisti del settore, l’Architetto Carlo Amedeo Reyneri di Lagnasco e Richard Ashworth, sostengono che il Feng Shui sia inquadrabile in un contesto scientifico, e che vada d’accordo con le cugine occidentali: la geomanzia e la bioarchitettura. In questa nuova ottica, l’uso combinato di queste discipline contribuirebbe allo sviluppo cosiddetto “sostenibile” e ad un concetto di “vivibilità” di nuova generazione.
A tal proposito hanno promosso e organizzato il “First International Congress on Scientific Feng Shui and Built Environment” che si terrà presso il Politecnico di Torino dal 19 al 21 settembre.
Il congresso, che ospiterà al microfono una ventina di eminenti relatori provenienti da tutto il mondo, si propone di fungere da punto d’incontro tra le varie discipline legate all’abitare, in una cultura d’avanguardia che coniughi i saperi orientali ed occidentali al fine di garantire uno sviluppo conforme alla sostenibilità ambientale.

Ho avuto il piacere di conoscere personalmente uno dei due organizzatori e un po’ mi dispiace non poter partecipare all’evento, ma invito chiunque sia interessato all’argomento a partecipare, ascoltare, prendere appunti, riflettere, e magari poi raccontarmi anche qualcosa…

Deballage all’asta, il primo appuntamento stagionale di Galleria Thais

Eccolo, è arrivato! È lungo quaranta piedi, alto quasi dieci. È verde con un’enorme scritta bianca “UASC”. L’ho osservato per qualche minuto mentre l’autista dello Scania lo sganciava davanti al nostro magazzino, immaginandomelo mentre oscilla violentemente sotto l’effetto delle onde del mare… quindicimila chilometri di mare. Chissà se il suo contenuto è ancora integro…
Prendiamo la tenaglia, rompiamo i sigilli e apriamo le due pesanti porte metalliche. Una folata di aria tiepida e polverosa esce dall’interno. Profumo di antico.
L’interno è stipato fino all’ultimo centimetro di imballi in cartone, legno e poliuretano. Iniziamo, con molta attenzione, il delicato lavoro di scarico.
È il container partito lo scorso luglio dal porto di Shanghai, con all’interno il frutto di due anni di viaggi in Oriente, ricerche, contrattazioni, email, fax, eccetera. Centosessantasette esemplari di oggetti ed arredi antichi, che tra qualche giorno arricchiranno le collezioni commerciali di Galleria Thais.

Come ormai è nostra tradizione da parecchi anni, abbiamo organizzato un evento aperto al pubblico: si potrà assistere allo sballaggio e alla presentazione degli esemplari, la maggior parte dei quali sarà messo all’asta..
Per saperne di più leggi qui, se poi vuoi fare un salto ed assaggiare anche qualche specialità tibetana, scrivimi