Riconoscere le porcellane antiche cinesi
Girando per Youtube si trovano cose veramente interessanti…
…e vorrei sapere dall’autore del video dove ha trovato quella musichetta.
Girando per Youtube si trovano cose veramente interessanti…
…e vorrei sapere dall’autore del video dove ha trovato quella musichetta.
Di solito faccio quattro aste all’anno… tutte rigorosamente di arte o antiquariato orientale. Sarà che è un anno bisestile… sarà che ho cambiato casa… o che George Bush lascia la Casa Bianca… fatto sta che quest’anno le cose vanno un po’ diversamente.
L’asta che sto preparando per fine novembre non vedrà solo mobili cinesi, statuine di buddha, porcellane eccetera, ma… udite udite… anche orologi da collezione, argenti inglesi e sheffield, stampe antiche di varia provenienza, gioielli e, dulcis in fundo, vini pregiati.
Yes, avete capito bene, vini pregiati in una casa d’aste di arte orientale. Non me ne sono scolati un paio stamattina, dico sul serio.
In realtà è un’idea che avevo da tempo: trasformare un’asta in un evento di co-marketing che coinvolga la clientela-tipo di fasce di prodotto diverse.
L’asta la faccio sabato 29 novembre alle 20, il catalogo lo sto ancora preparando, ma dal 7 novembre sarà scaricabile qui, e lo stesso giorno tutti i lotti saranno esposti qui in Galleria. Circa quaranta bottiglie di vino pregiato, una trentina di argenti inglesi del periodo vittoriano, alcuni orologi da collezione e naturalmente numerosi splendidi esemplari di arte ed antiquariato d’oriente.
Perché fare un’asta così? No, non mi sono stancato dell’arte orientale, ma mi piace l’idea. Non vedo l’ora di presentare i vini pregiati, così almeno posso mettere in pratica alcune delle nozioni imparate nei ben tre anni di scuola di sommelier…
E poi diciamocelo: le aste sono divertenti… e vanno di moda!
Stay tuned
Sto preparando del materiale per alcune lezioni sull’arte orientale che terremo l’anno prossimo qui al museo. Ecco un’introduzione all’affascinante mondo dei Thangka buddisti
I Thangka
La pratica del buddismo tibetano, che fa appello all’immaginazione per evocare la realtà della vita spirituale dei suoi fedeli, ha dato origine all’affascinante arte dei Thangka.
La parola “Than”, in tibetano, significa piatto, dritto, mentre il suffisso “Ka”,indica il cavalletto per dipingere: la parola “Thang-ka”, dunque, indica un’immagine dipinta. Oggi la parola è comunemente utilizzata per indicare i dipinti sacri del buddhismo tibetano: raffigurazione su tela, attraverso immagini e simboli, degli episodi più importanti della vita del Buddha, dei suoi discepoli e dei miracoli compiuti dai Lama più famosi.
Generalmente un Thangka si presenta come un dipinto realizzato su una tela di cotone, lana grezza o – più raramente – seta. Le dimensioni possono variare da pochi centimetri a qualche metro, e normalmente il dipinto si sviluppa in senso verticale, anche se non mancano esemplari più larghi che lunghi.
Sebbene molti di questi dipinti siano utilizzati per decorare le pareti dei monasteri buddisti, tradizionalmente i Thangka venivano conservati chiusi in appositi contenitori, per essere srotolati ed esposti solo in occasione di particolari ricorrenze o cerimonie religiose. Gli esemplari antichi, infatti, sono spesso provvisti di due listelli in legno o bambù (thang-ching) che facilitano lo srotolamento e l’esposizione. Talvolta le tele erano incorniciate in un riquadro di stoffa preziosamente ricamata ed arricchita con dei nastri di vari colori lasciati penzolare dalle estremità. Negli esemplari più preziosi, il riquadro era costituito da un ricco broccato decorato con motivi simbolici, quali segni di felicità o longevità, draghi, fenici o altri simboli legati alla spiritualità buddista. Anche il riquadro, come tutti gli altri elementi del dipinto, possiede un significato religioso specifico, ed alcuni esemplari erano realizzati con preziosissime sete di origine cinese.
L’arte dei Thangka è essenzialmente religiosa, ed il suo scopo è l’evocazione dei principi immutabili della legge buddhista per mezzo di immagini e simboli. I maestri pittori dell’antichità erano per lo più monaci, ed il loro lavoro artistico era inserito in un contesto puramente spirituale: la pratica della pittura era essa stessa una forma di meditazione e preghiera, così come la contemplazione dell’opera finita. Non vi era molto spazio per la fantasia o la creatività artistica, e sicuramente non vi era l’intento di esprimere, attraverso l’opera d’arte, alcun sentimento personale o visione del mondo. In questo contesto spirituale, creazione e fruizione dell’opera sono da considerarsi puri esercizi meditativi, strumenti attraverso i quali ascendere alla suprema consapevolezza: il cosiddetto Nirvana.
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Siamo in ottobre, cadono le foglie, accendiamo il camino, scaldiamo le caldarroste…
L’autunno per me è la stagione della tradizione. Nella mia zona in questo periodo ci si prepara alle mangiate galattiche di piatti tipici: “polenta e osei” i primi di novembre, “Osi de mascio” in dicembre e cos’ via. Un lungo e snervante turno di pranzi e cene davanti ad un falò, ore davanti alla griglia a sudare e rigirare spiedi, costine e fette di polenta. Periodo che terminerà non prima di carnevale!
Per questo amo questa stagione… e poi diciamocelo, in autunno ricomincia tutto! I bimbi vanno a scuola, ricominciano i programmi TV preferiti, eccetera…
E in autunno ricominciano anche i corsi universitari e gli incontri culturali sull’Oriente… e Milano si rivela ancora una volta un opificio di iniziative! Dopo il corso di arte orientale “Incontrare l’Asia” della scorsa stagione, vi segnalo questa serie di incontri organizzati dal Centro Coscienza di Milano, che avranno inizio il prossimo 16 di ottobre, dal tema “Natura e bellezza in Asia”.
per le iscrizioni contattate la Segreteria del Centro Coscienza dal lunedì al giovedì dalle 15.00 alle 22.00 (il venerdì fino alle 19.00).
Centro Coscienza
Segreteria – Corso di Porta Nuova, 16 – Milano
Tel. 02 6552603
segreteria at centrocoscienza.it
Credo e spero che questa sia la prima di una lunga serie di segnalazioni per quest’anno…