Archivio novembre, 2008

Mostra dell’artista giapponese Kuniaki Kuroki a Venezia

KurokiVi segnalo un’altra interessantissima mostra, questa volta a Ca’ Pesaro, a Venezia. Kuroki è un artista molto interessante, che ama reinterpretare a modo suo l’arte classica del Giappone attraverso opere in vetro.  Io ci andrò probabilmente domenica 14 dicembre. Chi viene?

dal comunicato stampa:

La mostra coinvolge, a Ca’ Pesaro, sia la Galleria Internazionale d’Arte Moderna che il Museo d’Arte Orientale. Presenta un’ottantina di opere in vetro dell’artista giapponese Kuniaki Kuroki (Suki, provincia Miyazaki, 1945), realizzate negli ultimi vent’anni e ispirate a indiscussi capolavori dell’arte giapponese del passato: da un lato le opere di Ogata Korin (Kyoto 1658-1716), pittore e laccatore esponente della tradizione decorativa Rimpa, risalente al XVII secolo, a sua volta legata agli stilemi dell’epoca Heian (794-1185); dall’altro le Cinquantatre stazioni del Tokaido, celebre serie di xilografie policrome di Utagawa  Hiroshige (Tokyo 1797–1858), dettagliato diario di viaggio per immagini lungo la strada costiera di Tokaido, tra Edo (l’antica Tokyo) e Kyoto, realizzate tra il 1833 e il 1834, con un successo popolare senza precedenti.

Non certo repliche ma interpretazioni, le opere di Kuroki colgono l’essenza profonda delle produzioni antiche, esprimendole in nuove forme, attraverso il medium del vetro, di cui il maestro padroneggia


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Spedizione umanitaria Himalayan Aid 2007: ecco l’anteprima del film

La penultima spedizione del progetto umanitario Himalayan Aid, alla quale ho partecipato, è stata seguita dal regista milanese Andrea Beretta che sta realizzando un filmato documentario di circa un’ora. Presumibilmente il filmato sarà pronto pre la fine dell’anno, intanto ecco a voi un’anteprima… una specie di trailer di quindici minuti, tanto per dare l’idea di quello che abbiamo fatto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vini pregiati all’asta

romanecontiI miei clienti non ci sono abituati. Ecco perché in questi giorni ricevo e-mail in cui mi si chiede se sono impazzito o se ho cambiato lavoro. Eh sì, perché mai un mercante d’arte orientale dovrebbe fare un’asta di vini? Sono vini fatti in Cina? riproduzioni cinesi dei vari Sassicaia, Romanée Conti eccetera?

Nulla di tutto questo. Innanzi tutto non faccio un’asta solo di vini. Faccio un’asta che, a differenza del solito comprende varie categorie merceologiche legate all’arte, tra le quali anche una quarantina di bottiglie di vino pregiato. Del resto fare un buon vino è un’arte, no? Ed è un’arte anche saperlo apprezzare!

Memore delle mie esperienze con  il corso di sommelier AIS, ho contattato alcuni collezionisti ed appasionati che hanno messo in vendita alcune delle loro bottiglie. Se sfogliate il catalogo, troverete una bottiglia di Echézeaux di Romanée Conti dell’81 (quello della foto), alcune bottiglie di baroli degli anni ‘60 , dei Sauternes, alcuni vini sudafricani, e poi i soliti Sassicaia, Solaia ecc.

Come spiego in quest’altro post, l’idea è stata quella di coinvolgere non solo i cultori dell’arte orientale, ma anche i collezionisti di altri campi, tra i quali quello del buon bere. E poi in questi ultimi tempi la mia vecchia passione per il vino, che avevo abbandonato da un paio d’anni, è tornata a farsi sentire. Tra l’altro girando per la Rete ho trovato questo mio quasi compaesano che ha realizzato un blog dedicato al vino tra i più ben fatti che mi sia mai capitato di vedere.

Quindi, se siete degli amanti della più nobile tra le bevande, vi aspetto all’asta!

Museo di Arte Giapponese a Coccaglio (BS)

Maschera SamuraiNoto con piacere che finalmente, anche in Italia, musei, collezioni, mostre ed iniziative legate all’Oriente e all’arte orientale spuntano come i funghi.

E’ il caso di questo nuovo museo dedicato all’arte giapponese nel comune di Coccaglio, in provincia di Brescia:

Il cuore del Giappone nel centro di Coccaglio. Si trova qui, in una palazzina ottocentesca di via Carera, il Museo d’arte orientale di proprietà della Fondazione Pompeo e Cesare Mazzocchi.

Il primo, bachicoltore, fu quindici volte in Giappone, portando con sè al ritorno una straordinaria collezione; il secondo, suo figlio, nel 1961 lasciò tutti i beni ai Comuni di Coccaglio e Torbole Casaglia, che costituirono la Fondazione.

Un samurai dall’espressione arcigna vigila con discrezione il tesoro custodito nella casa: un patrimonio d’arte, artigianato, cultura e tradizione del suo Paese, arrivato a Coccaglio quasi 130 anni fa. Il samurai e il compagno schierato al suo fianco risalgono ai secoli XVI e XVIII così come le centinaia di oggetti raccolti nel Museo: kimono, bambole, armature, rotoli, ventagli, porcellane, bronzi, sete, monete, mobiletti intarsiati in legno, dipinti e spade.

Per visitare il Museo bisogna telefonare alla segreteria della Fondazione, al numero 030/7722837, chiedendo un appuntamento. Per saperne di più si può anche consultare il sito www.fondazione-mazzocchi.it

"Pezzi di libro": Adozioni ad Alta quota – Introduzione

Come promesso, ecco la "prima puntata" della serie di post in cui pubblicherò alcune immagini e alcuni stralci del libro "Adozioni ad Alta quota", che ho scritto due anni fa.

In questa puntata l’introduzione:

"Un pugno di uomini percorre a piedi il corso di un fiume ghiacciato tra le valli dell’Himalaya per centosettanta chilometri. Camminando su scivolose lastre di ghiaccio per nove ore al giorno e dormendo in tende o grotte naturali, il gruppo raggiunge la valle dello Zanzkhar, nell’India del Nord, una delle regioni più inospitali del mondo, per portare il proprio aiuto ai piccoli monaci che vivono nei monasteri arroccati sulle pendici di quelle impervie montagne, ad un’altitudine di circa quattromila metri".

100 Questa è l’immagine che si delineò nella mia mente quando mio padre, Kino Obrietan, accennò per la prima volta all’idea di organizzare una spedizione invernale nello Zanzkhar.

L’ottobre 2005 un violento terremoto aveva devastato il territorio a cavallo tra il Pakistan orientale e il Kashmir indiano. Quella terra, già martoriata da più di quindici anni di guerra ininterrotta, era stata colpita da una nuova calamità.

I giornali parlavano di ottantamila morti. Le notizie che ci arrivavano erano frammentarie e confuse, nonostante avessi inviato continui messaggi via posta elettronica chiedendo ai miei amici indiani come stessero realmente le cose laggiù, non riuscivo ad ottenere informazioni aggiornate, e la preoccupazione


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