La diga delle tre gole uccide la storia della Cina
Se ne parla da anni, ma gli effetti si vedranno solo in futuro. La mastodontica diga delle tre gole, in fase di costruzione lungo il fiume Yang Tze, nella provincia di Hebei, è uno dei simboli della Nuova Cina, nonché il più grande progetto idrogeologico del mondo.
Si tratta di un’enorme diga in cemento armato alta fino a 185 metri e larga più di due chilometri che blocca il corso del fiume più lungo dell’Asia creando un bacino idrico della portata di ben ventidue miliardi di metri cubi d’acqua.
Il Governo di Pechino l’ha voluta e l’ha ottenuta, spendendo ben 25 miliardi di dollari. Il complesso principale è stato costruito nel 2006, ma l’intero progetto sarà ultimato verso la fine dell’anno prossimo.
Non metto in discussione i buoni propositi dei Cinesi: quando sarà pienamente operativa, la diga renderà navigabile l’intero fiume, trasformando lo Yangtze in un’importantissima arteria per il trasporto interno; ma soprattutto, le centrali idroelettriche alimentate dalla diga produrranno più del 50% del fabbisogno elettrico del paese, risparmiando al pianeta la produzione di circa 50 milioni di tonnellate di anidride carbonica all’anno, oltre a ridurre drasticamente la produzione di polveri sottili ed altri inquinanti derivati dalla combustione di carburanti fossili (la quasi totalità dell’energia elettrica cinese è prodotta con il carbone).
Propositi nobili, certo, e il fine giustifica i mezzi, diceva un certo Niccolò. Ma andate a dirlo [...] al milione e mezzo di persone che sono state fatte sfollare, o agli altri due e mezzo che verranno evacuati tra breve.
Millequattrocento villaggi e una settantina di piccole città verranno completamente sommerse dall’acqua, e con esse scomparirà un pezzo di storia vecchio di migliaia di anni.
Qualche cinico (o qualche nemico della Cina) potrebbe anche dire che è un problema loro, e che se si distruggono l’ecoambiente da soli ben gli sta.
Purtroppo però, questa volta non piangeranno solo i quattro milioni di sfollati, o le molte specie animali o vegetali che si estingueranno a causa della perdita del loro habitat.
Gli effetti della diga si faranno sentire anche sul mercato internazionale dell’Arte Cinese. Sì, perché assieme a animali, piante e villaggi, se ne andranno anche 1300 siti archeologici, di cui alcuni importantissimi, e con loro una quantità inestimabile di reperti di straordinario valore.
Mi riferisco in particolare ai siti sepolcrali risalenti ad un periodo che va dal neolitico alla dinastia Tang, vere e proprie miniere dalle quali gli archeologi estraggono mirabili bronzi e statue in terracotta, giade ed altri reperti archeologici.
Si dà il caso che alcune tipologie di manufatti antichi, come le terrecotte neolitiche o le statuine funerarie di epoca Han (come lo splendido esemplare nella foto) e Tang, trovino un buon mercato anche in Occidente: basta guardare le collezioni di Heskenazi a Londra, o le innumerevoli mostre allestite negli ultimi anni in tutta Europa.
Bene, i collezionisti piangono. E con loro si uniscono al cordoglio anche i mercanti d’arte e i direttori di musei di tutto il mondo. Sì, perché, proprio come in borsa, la sola notizia della costruzione della diga ha fatto impennare i prezzi degli esemplari e ha fortemente ridotto il mercato. E le previsioni per il futuro sono tutt’altro che rosee, dato che in Cina, chi li ha se li tiene.
I Cinesi fanno le cose in grande, questo si sa, ma qualche volta capita anche ai grandi di fare la pipì fuori dal vaso…
