Lucidatura e manutenzione del mobile cinese antico
Ormai la domanda è così frequente che potrei sovrapporre la mia voce a quella del cliente quando me lo chiede: “Come devo fare per pulire il mobile che ho appena acquistato?”
Il solo fatto di aver comprato un pezzo che viene da lontano può far pensare a chissà quale pratica esoterica sia necessaria per mantenerlo in buone condizioni. No, nessun mantra da salmodiare tra i fumi dei bastoncini d’incenso. Basta la stessa cura che la Signora Adelina e quasi tutte le massaie che si rispettino mettono nel fare le pulizie settimanali: uno straccio o una scopetta di piume per eliminare la polvere e un po’ di olio di gomito. Magari cantando l’ultimo successo di Gigi d’Alessio o Biagio Antonacci, che non hanno nessun effetto specifico sul mobile cinese ma piacciono tanto alle nostre massaie. Questa mia lapidaria sicurezza che basta spolverarlo si basa sul fatto che un pezzo antico, sia esso un tavolo da calligrafo di epoca Ming o uno scrittoio francese in stile Luigi XIV, è resistito per secoli quando non c’erano né i prodotti antitarlo né i climatizzatori. Se ha resistito finora, non si sgretolerà tra le nostre mani da un momento all’altro, e basteranno alcuni accorgimenti per assicurargli ancora lunga vita e splendore. Oltre all’ordinaria manutenzione, ossia alla buona abitudine di tenerlo pulito,l’unico intervento che un mobile cinese antico richiede è la lucidatura periodica, che andrebbe fatta una o due volte l’anno, utilizzando esclusivamente cera per mobili. Questo è, a mio avviso, l’unico intervento necessario per mantenere il legno vitale e lucido, e per proteggerlo dal tempo, dalla polvere e dagli agenti atmosferici. La cera per mobili si trova ormai anche al supermercato, ne esistono di vari tipi, utili a seconda di come si vuol trattare il legno. Per la lucidatura periodica va bene quella neutra, che può essere applicata sia sul legno vivo che su superfici laccate, dipinte o foderate di pelle.
Esistono in commercio vari tipi di cera per la lucidatura dei mobili, suddivisi in tre famiglie:
• Cere animali: la più comune è la cera d’api, che però è spesso mescolata con altri composti sintetici per aumentarne la temperatura di fusione ed evitare il fastidioso fenomeno delle impronte digitali ben visibili sulla superficie del legno e facilitare la tiratura. Ne esistono di vari tipi, ma la migliore per il nostro scopo è appunto quella neutra. Oltre alla cera d’api, talvolta i restauratori usano anche cere a base di gommalacca o lanolina.
• Cere vegetali: la cera di carnauba è una cera giallastra, piuttosto consistente, ricavata da una palma che cresce in Brasile. Sebbene sia più che altro utilizzata nell’industria alimentare, talvolta si trova nei prodotti per la lucidatura dei mobili, mescolata alla cera d’api. Può essere applicata sia sul legno nudo che su rivestimenti in lacca, e data la sua maggiore consistenza, garantisce maggior protezione e durata rispetto alla cera d’api, anche se è più difficile da applicare e lucida meno.
• Cere minerali: le più diffuse sono quelle a base di carbone, o le cere alla paraffina. Sono utilizzate come ingredienti di prodotti per la lucidatura, sono meno consistenti delle cere vegetali, rendono le superfici dei mobili molto lucide, quasi oleose, e non garantiscono una buona protezione. 
A mio avviso la migliore in assoluto è la cera d’api, che utilizzata con cadenza di una o due volte l’anno restituisce corpo e lucentezza al legno e protegge a lungo. E poi diffonde un gradevole profumo. Del resto la cera d’api è utilizzata da più di due secoli come prodotto per la conservazione dei manufatti in legno. I primi ad usarla furono gli egiziani, attorno alla metà del XVIII Secolo. È un prodotto atossico, naturale e può essere utilizzato su qualsiasi superficie senza rovinarla. La cera applicata sui mobili assolve a due funzioni principali: in primo luogo arricchisce e nutre il legno mantenendolo umido, e rende visibile la patina e la venatura; in secondo luogo rende lucida la superficie creando uno strato protettivo idrorepellente che previene i danni da acqua, calore, polvere e agenti chimici. Shen, il nostro restauratore, spesso prepara un encaustico di cera d’api grezza sciolta nella trementina, e realizza un prodotto di densità adatta per l’esemplare che deve lucidare. Questa tecnica però lasciamola a Shen e agli altri restauratori: per la lucidatura casalinga di un mobile va benissimo la cera che si trova in commercio già pronta all’uso.
Alcuni accorgimenti sui prodotti da utilizzare per la lucidatura:
- Se possibile evitate l’utilizzo di olio per mobili. Il più conosciuto e pubblicizzato è l’olio al limone. Questo prodotto assicura una lucidatura superficiale e non duratura nel tempo, che non dona alcun beneficio al legno. Inoltre, il 99.9% degli oli al limone in commercio non contengono affatto limone, ma sono prodotti sintetici a base di cherosene, che non fa certo bene al legno.
- Evitate qualsiasi prodotto spray. Contengono sostanze chimiche che possono danneggiare il legno. La maggior parte di questi lucidanti sono pensati per l’arredamento moderno, rivestito di vernici e lacche sintetiche, e non vanno bene per i mobili antichi.
- Usate la cera d’api (o la cera vegetale) con moderazione. Non superate le due lucidature all’anno. Se il legno è molto secco, dopo la prima applicazione è possibile farne una seconda a distanza di ventiquattro ore, per poi procedere alla lucidatura. Sempre due volte l’anno, non di più. La cera infatti rimane impregnata nelle fibre del legno per parecchi mesi, e la durata dipende dalla porosità della superficie.
Tecnica della lucidatura con la cera per mobili:
Come detto sopra, la cera per mobili si può applicare sia su legno nudo che su superfici laccate o rivestite di pelle. Si procede nel modo seguente:
1) Eliminate accuratamente la polvere eventualmente accumulatasi sulla superficie da trattare
2) Stendete uno strato sottile e uniforme sulla superficie usando un pennello. Non serve una montagna di prodotto, ne basta poco. La cera d’api è piuttosto dura soprattutto alle basse temperature, ed è necessario parecchio olio di gomito per ottenere uno strato uniforme, per cui pazienza e non scoraggiatevi. Se il legno è molto secco, aspettate circa 24 ore e poi stendete un altro strato di cera.
3) Attendete che la cera si sia assorbita, poi procedete alla lucidatura. Passate un panno morbido sulla superficie con energici movimenti rotatori. Quelli della mia generazione ricorderanno la frase “Dai la cera, togli la cera!” Di Myaghi nel film Karate Kid. Ecco, esattamente in quel modo. Man mano che procedete al tiraggio vedrete la patina della superficie acquistare colore e brillantezza.
Ecco terminato il lavoro. Se siete sati abbastanza energici e pazienti, ammirerete l’opera d’arte che avete in casa sotto una nuova luce e con un nuovo, gradevole profumo. 
Ancora alcuni accorgimenti:
- Prima di stendere lo strato di cera è importante verificare che la superficie da trattare sia il più possibile pulita; passare la cera su un mobile imbrattato di polvere creerebbe più danni che altro
- La cera non serve solo a migliorare l’estetica dal vostro mobile, ma ance a nutrire il legno e a proteggerlo, per cui non applicatela solo sulle parti visibili, ma anche all’interno se possibile
- Per la lucidatura usate un panno morbido: cotone e flanella vanno bene, ma state attenti a non usare quelli che lasciano i pelucchi, che poi sarebbero difficili da eliminare
- Prima di lucidare, assicuratevi che la cera sia ben assorbita, altrimenti non fareste altro che impastare quella ancora in superficie piuttosto che lucidare.
- Se volete potete utilizzare cere con il colorante per schiarire o rendere più scura la superficie, ma in questo caso agite con precauzione: magari provate la cera su una sezione di qualche centimetro in un punto nascosto (ad esempio l’interno dell’anta di un armadio) e verificate il risultato prima di procedere su tutto il mobile.
In rete si trovano molte risorse sul restauro e la conservazione dei mobili antichi; potete consultare uno dei numerosi siti o blog che trattano l’argomento ed imparare tutti i trucchi, ma fate attenzione: i mobili orientali sono diversi dall’antiquariato europeo sotto molti aspetti: materiali di costruzione, tecniche di assemblaggio e soprattutto lacche e pigmenti decorativi. Non spingetevi troppo oltre con le sperimentazioni, o almeno prima di farlo rivolgetevi ad un restauratore esperto!

LANFRANCO FOCARDI said,
gennaio 16, 2009 @ 16:48
HO LETTO CON INTERESSE IL SUO ARTICOLO.
POSSIEDO UN TAVOLINO CINESE ANTICO A DUE RIPIANI CON GAMBETTE (ANCHE TRA I DUE RIPIANI)SOTTILI.
IL RIPIATO SUPERIORE PRESENTA INTARSI DI PADREPERLA ( AVORIO?) E FOGLIA D’ORO.
POSSO STENDERE LA CERA ANCHE SUL QUESTO OGGETTO E SUL RIPIANO DECORATO?
RINGRAZIANDOLA LE INVIO GENTILI SALUTI
LANFRANCO FOCARDI
TRIESTE
348.8516062
Gianmaria said,
gennaio 16, 2009 @ 18:30
Per gli intarsi non c’è alcun problema: la cera si può applicare tranquillamente sia su avorio, che su madreperla o osso. Per la foglia d’oro dipende. Se il tavolino è laccato e la foglia d’oro è applicata sulla lacca non ci sono problemi, se invece la foglia d’oro è applicata al vivo (come la doratura dei mobili che fanno qui dalle nostre parti) bisogna stare più attenti. In questo secondo caso è consigliabie applicare la cera con un pennello ed evitare di toccare la foglia d’oro durante la successiva lucidatura, sempre che sia possibile. Se vuole mandarmi una foto della superficie dorata la sottoporrò ai miei restauratori specializzati per un consiglio.Saluti
claudia said,
settembre 25, 2009 @ 15:26
Buongiorno, volevo chiederle un consiglio… Recentemente ho ritrovato i pezzi du una miniatura di un armadio di inizio secolo, i pezzi ci sono tutti, tranne qualche gancetto in metallo, è in legno laccato nero con le cerniere delle ante e decorazioni in rame. In questi anni di abbandono ha accumulato sporco e la laccatura è oramai opaca, prima di commettere irrimediabili errori nel riportarla all’antico splendore speravo di poter ricevere qualche consiglio… Con gratitudine, Claudia
Gianmaria said,
settembre 25, 2009 @ 17:44
Salve Claudia, per poterla aiutare avrei bisongo di un’immagine della miniatura, che mi può spedire a gianmaria (at) thaisoriente.com. In linea generale, se la lacca è opaca ma ancora intatta e consistente, bastano una o due applicazioni di cera ed il gioco è fatto. Se invece, oltre ad essere opaca, la superfice è ricoperta da un alone chiaro, quasi satinato, o se vi sono crepe o rotture recenti, è il caso di affidarsi ad un restauratore. Mi faccia sapere!
Thais Blog » Un nuovo carico di mobili è giunto dal Tibet said,
novembre 24, 2010 @ 10:13
[...] L’ultima tappa è l’ispezione doganale e poi la breve tratta su gomma per arrivare fino in Galleria. Il contenitore viene aperto e tutti i 174 esemplari, uno per uno, vengono scaricati e delicatamente sballati. Ispezioniamo pezzo per pezzo verificando l’eventuale presenza di danni e poi procediamo con la pulizia e l’applicazione della cera. [...]