cina_pannello Il mondo dell’antiquariato affascina, e non solo i collezionisti o gli appassionati. Nessuno con un po’ di buon gusto è immune alla suggestione derivante dall’ammirare un oggetto realizzato decine, centinaia di anni orsono. Come per l’arte in generale, qualcuno può preferire l’arte moderna, quella contemporanea, ma il contatto con un oggetto carico di storia non può lascare indifferenti, se ci si pensa bene. I mobili orientali sono a mio avviso degli ottimi ambasciatori di queste suggestioni, anche grazie al fatto che per la nostra Cultura l’Oriente è un luogo lontano e misterioso, e il fascino dell’esotico si somma a quello dell’antico.

Molto spesso i miei clienti chiedono informazioni dettagliate sull’epoca di un mobile, e spesso sembrano essere tanto più contenti ed affascinati, quanto maggiore è l’età scritta sul certificato. L’originalità di un mobile è una caratteristica fondamentale, anche per il prezzo, e di conseguenza in molti ci chiedono come funziona la datazione dell’antiquariato orientale, rispetto a quella del più famoso antiquariato europeo.

La questione merita un approfondimento, dato che noi Europei siamo abituati a sentire classificazioni  piuttosto rigide del nostro antiquariato, sia in termini cronologici ce geografici e stilistici. In Oriente invece il discorso è un po’ più complicato.

 

Iniziamo con il dire che tutte le datazioni effettuate sui mobili antichi, come del resto sulla maggior parte delle opere d’arte , sono stime. Non esiste un metodo scientifico affidabile al 100% per datare i mobili, soprattutto a causa del fatto che spesso i questi cambiano proprietari e collocazione più volte nel corso della loro vita utile.

Tuttavia, quando guardiamo un qualsiasi reperto storico o oggetto antico la prima domanda che ci facciamo è appunto: “quanti anni ha?”. È proprio mongoloper questo motivo che a molti di noi piacciono le cose vecchie, che nascono sempre nuovi collezionisti ed appassionati: guardare, apprezzare o maneggiare un oggetto antico è uno dei metodi più diretti per ‘entrare in contatto’ con i tempi passati.

Il tempo, però, non è mai clemente con oggetti di uso quotidiano come gli arredi: la loro stessa natura li sottopone ad un’usura continua che ne limita la vita utile e di conseguenza la disponibilità da parte dei posteri. Questo è il motivo per cui è più facile trovare un vaso funerario cinese vecchio di cinquemila anni piuttosto che un mobile che ne abbia solo cinquecento. È vero, il vaso di terracotta ne ha cinquemila, e sono tanti ma di questi almeno quattromilanovecentocinquanta li ha passati comodamente sottoterra, al buio e al riparo. Certo, una ceramica tombale della protostoria cinese è un pezzo affascinante, che ci può riportare indietro di migliaia di anni e insegnarci un sacco di cose sulla civiltà dell’epoca. Ma provate a pensare al fascino consunto che può emanare un mobile antico: immaginiamoci le mani che lo hanno costruito, quelle che lo hanno utilizzato, giorno per giorno. Pensiamo a quante piccole, grandi vicende di vita quotidiana quell’immobile pezzo di legno ha assistito nel corso dei secoli. Se quell’oggetto fosse in grado di ricordare e parlare, con i suoi racconti si potrebbe forse scrivere il più bel romanzo di tutti i tempi . A mio avviso sono gli oggetti d’uso quotidiano che, ancor più che i libri o le opere d’arte, sono in grado di proiettare i posteri indietro nei tempi passati.

tibet_fiori Nonostante ciò, proprio a causa della loro natura, i mobili antichi passano di generazione in generazione, rendendo piuttosto ardua una loro datazione precisa.

I soli metodi scientifici utilizzabili per datare un manufatto ligneo sono l’esame al radiocarbonio e la dendrocronologia.

Il primo consiste in un’analisi radiometrica attraverso la quale si misura la quantità di dell’isotopo c14 del carbonio in un qualsiasi materiale organico. Quando un organismo è in vita la concentrazione di C14 nei suoi tessuti si mantiene costante. Ma quando l’organismo muore la concentrazione dell’isotopo diminuisce, e questa diminuzione è costante nel tempo. Misurando la concentrazione di radiocarbonio in un reperto organico è possibile stabilire da quanti anni questo non sia più in vita.

Il secondo metodo si basa invece sullo studio degli anelli di accrescimento tipici dei tronchi d’albero. Perché l’analisi sia efficace è necessario conoscere la regione di provenienza del materiale ligneo in esame: confrontando gli anelli del campione con quelli di piante vive della stessa specie e cresciute nella stessa area è possibile stabilire, con una certa approssimazione, l’epoca di abbattimento della pianta.

Entrambi i metodi sono in grado di stabilire quando il legno usato per assemblare un mobile sia stato tagliato, ma non quando il mobile sia stato effettivamente costruito. Sia i Cinesi che i Tibetani erano soliti costruire arredi usando legno già vecchio, in quanto irrobustito dal tempo, oppure di sostituire le parti danneggiate usando legno nuovo di zecca. Queste pratiche rendono i sistemi scientifici di datazione poco attendibili e l’unico metodo di valutazione resta l’occhio esperto dell’intenditore.

11 Se l’esatta collocazione cronologica di un pezzo presuppone un’approfondita conoscenza della materia e un’adeguata preparazione storica, per distinguere gli originali dalle riproduzioni, ovvero per attribuire un’epoca di massima o uno stile, è sufficiente un po’ di esperienza unita al buon senso ed allo spirito di osservazione.

Prima ancora di chiedersi quanto antico sia un pezzo, è necessario assicurarsi che non sia un falso: oggi le tecniche di riproduzione sono così sviluppate che spesso è impossibile riconoscere un’originale da una copia senza un esame accurato e senza avere a disposizione una generosa quantità di esperienza.

Le condizioni generali di conservazione non rappresentano una prova attendibile dell’originalità di un pezzo, dato che i segni del tempo (sporcizia, piccoli danneggiamenti della superficie, corrosioni, ossidazione o bruciature) sono facilmente falsificabili.

Un elemento utile per valutare l’originalità di un mobile antico è la tecnica di costruzione e la complessità delle finiture. In antichità i mobili di qualità erano realizzati quasi esclusivamente come pezzi unici ed i falegnami, carpentieri e pittori coinvolti nella loro costruzione operavano con maestria, pazienza e cura. È proprio grazie all’alta qualità della lavorazione, alla scelta dei materiali e delle finiture che molti di quei pezzi si sono conservati fino ad oggi. Al contrario, le riproduzioni moderne sono il frutto di produzione in serie, dove la maestria artistica e la cura lasciano il posto alla necessità di produrre velocemente una grande quantità di pezzi da immettere nel mercato. Inevitabilmente si noteranno semplificazioni delle tecniche di assemblaggio, uso di materiali meno ricercati e soprattutto molta meno attenzione ai dettagli. In questo mio post di 0712_0084 qualche tempo fa avevo pubblicato un video che espone in maniera eloquente queste considerazioni.

I mobili che recano dipinti sono, da questo punto di vista, molto facili da identificare: anche senza una grande esperienza in materia si potrà riconoscere la mano di un artista da quella di un artigiano che disegna lo stesso identico motivo su decine e decine di esemplari ogni giorno.

Se discriminare il falso dal vero richiede perlomeno un esame molto accurato del pezzo, identificarne l’esatto periodo di realizzazione è tutt’alto che semplice.

Se è vero che nel corso dei secoli le mode, le correnti artistiche e le abitudini cambiavano costantemente, e di conseguenza anche i dettami stilistici degli arredi sono facilmente associabili ad un determinato periodo, è anche vero che gli Orientali (specialmente i Cinesi) da sempre hanno ‘riprodotto’ stili appartenenti ad epoche precedenti, adattandoli alle mode attuali. Inoltre i mobili, a differenza – ad esempio – dei dipinti o delle porcellane, dovevano rispondere a precisi requisiti funzionali, per cui il ‘look’ veniva talvolta sacrificato o adattato alle esigenze del caso.

Anche qui vengono in aiuto i dipinti: la datazione di un mobile è sicuramente più semplice quando è dipinto, in quanto gli stili pittorici sono classificabili con maggior precisione. Non solo, i dipinti ci aiutano anche in un altro modo: i mobili rappresentati nelle opere pittoriche antiche (di cui sia il Tibet che la Cina sono fortunatamente ben provvisti) costituiscono un’ottima fonte per studiarne le caratteristiche ed associarle al periodo in cui l’opera fu realizzata.

Detto questo è d’obbligo farsi un’altra domanda: quali sono i requisiti per cui un mobile possa essere considerato antico? Qui bisognerebbe approfondire molto il discorso, ma a grandi linee possiamo affermare che:

  • In Cina viene considerato antico qualsiasi manufatto realizzato prima del 1912 (inizio dell’era della Repubblica)
  • In Tibet ed in Indocina il periodo di demarcazione può essere collocato agli inizi del Novecento
  • In India il periodo di demarcazione è il 1946, ma viene fatta una certa distinzione anche tra i manufatti realizzati prima e durante il periodo coloniale.

Il Colonialismo ha in effetti contribuito alla produzione in serie dell’artigianato locale, per cui la linea di demarcazione appare abbastanza semplice d identificare, ma anche qui bisogna stare attenti: la Cina, ad esempio, già durante da dinastia Yuan (1279 – 1368) produceva ingenti quantitativi di manufatti artigianali destinati all’esportazione.

Alla fine dei conti, l’unica vera arma che consente di datare un antico arredo cinese, giapponese o tibetano è l’esperienza che deriva dall’osservazione critica e, perché no, dallo studio della materia a cui ogni collezionista o amatore si dedica con passione.

Per un’infarinatura generale consiglio, per i mobili tibetani: “Tibetan Furniture” di Chris Buckley

, Ed. Thames & Hudson, ISBN-13: 978-0-50051277-7.

Per gli arredi classici cinesi: “Connoisseurship of Chinese furniture” di Wang Shixiang. Ed. Joint Publishing (H.K.) Co. Ltd. ISBN: 962-04-0819-5