“Un viaggio di mille miglia, inizia sotto la pianta dei tuoi piedi”

 

laoziQuesto simpatico aforisma, ancora oggi molto attuale, è contenuto in uno degli 81 capitoli di un libro cinese che risponde al nome di Tao Te Ching, che tradotto suona come “La Via della Verità e della Virtù”.

Questo “libro” è oggi considerato il testo fondamentale del Taoismo, una delle più antiche ed importanti filosofie religiose della Cina Antica.

Quasi nulla si sa, se non che forse è stato scritto da un certo Lao Tze (o Lao Tzu, o ancora Laozi), il quale forse è vissuto circa cinque secoli prima di Cristo, nello stesso periodo di Buddha e di Confucio. I forse sono d’obbligo, perché non vi sono fonti storiche attendibili che confermino l’esistenza dell’autore, ma il libro esiste, e qualcuno lo deve pur aver scritto!

Una delle questioni che più affascinano i lettori del Tao Te Ching, oltre alla bellezza dei versi in esso contenuti e alla loro terribile attualità, è l’alone di leggenda creatosi nel corso dei secoli attorno al suo autore.

Infatti costui, del quale non si sa esattamente se sia un personaggio storico o leggendario, è considerato il padre del Taoismo e i cinesi, come d’uso nella loro cultura, hanno costruito decine e decine di leggende legate alla storia della sua vita, e da qui le scarse fonti storiche subiscono interferenze e si mescolano con il mito.

Laozi significa letteralmente il vecchio maestro o anche il vecchio bambino ed è il nome con cui è conosciuto e venerato dai suoi fedeli, ma secondo lo storico Sima Qian il suo vero nome sarebbe Li Er. Che sia esistito o meno, il personaggio è vivo grazie al suo libro e alle innumerevoli generazioni di Cinesi seguaci delle sue dottrine.

Già dai tempi della dinastia Han egli era rappresentato da pittori e scultori, che hanno modellato la sua figura nell’immaginario collettivo cinese.

Egli è spesso rappresentato come un simpatico vecchietto sistemato sul dorso di un bufalo, in procinto di partire verso Occidente, dove si dice che si recò per insegnare ai barbari la sua dottrina.

La sua rappresentazione più comune, però, è conosciuta come Shoulao, il Dio della longevità, una delle sue emanazioni. È facilmente riconoscibile per il cranio smisurato e calvo, a forma di proiettile e per la fronte prominente, la lunga barba bianca, il bastone di legno, spesso portato da un ragazzino, il suo assistente. Talvolta l’asta termina con una testa di drago e reca appesa una zucca che si crede contenga polvere di cinabro, indispensabile per la preparazione della droga immortale, l’elisir di lunga vita. Oltre all’immenso cranio, deformato dall’intensità delle sue meditazioni e pieno di “essenza di vita”, fonte di longevità, ha i lobi delle orecchie che gli scendono verso il basso, segno di grande saggezza, da cui deriva un altro dei suoi soprannomi, il “Venerabile dalle lunghe orecchie”. La ricerca dell’elisir di lunga vita divenne il fine ultimo delle pratiche magiche in cui era destinata a degenerare la religione taoista.

Secondo alcune fonti storiche lo Stesso Confucio, che come ho detto è un suo contemporaneo, avrebbe fatto visita a Laozi Questa visita ha avuto luogo veramente? Dove? Quando? Che cosa si sono detti, esattamente? Mistero.

Lo storico Sima Qian ci illumina al riguardo. Ma non dimentichiamo che essendo egli funzionario alla corte della dinastia Han, era probabilmente confuciano, e resta il fatto che i due sistemi non erano per nulla compatibili.

Confucio si sarebbe recato a interrogarlo a proposito dei Riti, e Laozi lo avrebbe tacciato. “Abbandona la tua arroganza e la tua aria di sufficienza” gli avrebbe detto, prima di esporgli i propri dubbi sul valore dell’intelligenza, della pietà filiale e della dedizione, ovvero i principi essenziali esaltati da Confucio. “In quanto ai riti”, aggiunse, “rappresentano soltanto un sottilissimo strato di dedizione e di fede, e sono l’inizio dell’anarchia. II razionalismo, scienza discorsiva, e il rispetto dei valori sociali illusori, sono soltanto atteggiamenti artefatti, pericolosi, nocivi. Rifiutiamo la giustizia, e il popolo ritroverà le autentiche virtù familiari”.

In breve, erano discordi su tutto, e da questa gara oratoria Confucio sarebbe uscito sconfitto. Si trattava già del dibattito sull’uomo che vive “secondo natura”, e sull’uomo “civilizzato”. Ma tutto ciò è indubbiamente apocrifo. Laozi è “come il drago” avrebbe detto Confucio, “non sono in grado di capirlo”. Durante la dinastia Han, quest’incontro divenne una vera e propria leggenda popolare, e i pittori fecero a gara per riprodurla sulle pareti delle camere funerarie (nello Shandong, nel II secolo a.C.).

Un altro dibattito relativo al personaggio di Laozi lo vede al centro di una diatriba sulla genesi delle tre grandi religioni orientali. Infatti durante il periodo Han (più o meno l’epoca di Cristo), in Cina cominciò a prendere piede il buddismo, importato dall’India.

I Taoisti, per far fronte alla conversione di molti cinesi alla nuova religione, pensarono di “recuperare” il fenomeno e di fare del nuovo culto venuto dall’India un derivato del proprio. Secondo le fonti Laozi si era recato in Occidente e lì aveva convertito i “barbari”. Detto fatto: per i Taoisti tra i barbari occidentali che Laozi aveva convertito cinque secoli prima vi erano anche gli indiani, quindi il buddismo non poteva essere altro che una versione indiana della dottrina taoista! Questa tesi poggiava su un libro apocrifo spuntato dal nulla al momento opportuno. Questo argomento sarà il pomo della discordia tra taoisti e buddisti per secoli…

Il taoismo

YinYangLa scuola taoista si opponeva in modo radicale al confucianesimo, estremamente ragionevole e moralista, ed  esprimeva non solo una corrente di pensiero, ma anche un modo di essere e di sentire al di fuori delle barriere morali idealizzate. Qualcosa di anarchico e di libertario traspira da questo insegnamento, apparentemente caotico, a cominciare dalla esposizione, che raccomanda l’indipendenza, l’individualismo sfrenato, la contestazione permanente, ma anche il rispetto per la vita.

D’altronde questo pensiero, come se risorgesse dai tempi preistorici, flirta con culti esoterici, agrari e dionisiaci, con superstizioni e pratiche magiche che si ritiene rendano immortali i suoi beati adepti. Ma indubbiamente in questo c’è stato un fraintendimento; se questa ricerca dell’elisir di lunga vita fa parte del Dao, Laozi non sembra aver creduto esattamente all’immortalità fisica, né alla sopravvivenza definitiva. Scrive che colui che è provvisto di una pienezza di de (Virtù) è paragonabile al neonato. Si richiama alla purezza originate: “Sono andato a trastullarmi all’origine di ogni cosa”. La tecnica taoista faceva appello all’estasi, una tecnica sciamanica che consente di entrare in rapporto con i misteri divini, di “viaggiare nelle regioni cosmiche”. Questo viaggio estatico, liberando l’anima dal tempo e dallo spazio, consente tale ritorno “al principio di ogni cosa”, l’unità, la semplicità e la vacuità dell’essere.

Il taoismo di Laozi è l’opposto della disperazione e dell’infelicità dell’essere. Al contrario esalta la gioia di lasciarsi trasportare dalla corrente della vita e dal ritmo cosmico creatore, complesso e apparentemente contraddittorio nella sua natura. Ovunque si osserva il gioco alternato e complementare di binomi al tempo stesso antitetici e inseparabili: femminile-maschile, notte-giorno, sole-ombra. Nell’armonia dei contrari (Yin e Yang) risiede tutto il segreto e l’accettazione della vita Per i taoisti, quest’armonia dei contrari è la Realtà Prima; e bisogna adattarvisi. D’altronde, l’atteggiamento dei taoisti si opponeva radicalmente all’ideologia dominante nella Cina feudale per quel che riguardava la donna (e il suo ruolo nella società). A quel tempo era degradata a occupare posizioni subalterne. L’adepto taoista, invece, ravvivava e rafforzava la femminilità e le sue possibilità, e in primo luogo la “debolezza”, la non resistenza, così vicina al non-agire taoista. “Conosci la mascolinità, dice Laozi, ma preferisci la femminilità… E potrai ritornare alto stato d’infanzia”. Insomma, predicava quello che Mircea Eliade chiama “l’ideale arcaico androgino di perfezione umana”. Indiscutibilmente Laozi affermava il primato di ciò che è femminile.

Infine, non potremmo fare a meno di riportare la famosa e pertinente osservazione di Laozi, che richiama l’attenzione sul vuoto e sulla sua importanza, quando evocava la ruota e la giara. Che cos’è determinante nella ruota, e che cos’è la sua ragione d’essere? È il mozzo, cioè la parte centrale, cava, “vuota” (!). Lo stesso vale per la giara, ciò che giustifica la sua ragione d’essere è il punto in cui è vuota e priva di materia; la sua capacità di contenere un volume di materia diverso da quella che la costituisce! Per Laozi lo stesso vale per l’uomo, quando è privo di desideri e di passioni, di illusioni; è quando l’uomo crea il vuoto nel proprio essere che raggiunge la pienezza e che è completamente abitato dal Dao, il “Principio supremo”.

Cosi, per i taoisti, l’Ordine universale è una realtà, è il “Principio supremo”, il Dao (tao). Ma questa realtà suprema non è altro che un’armonia dei contrari, la conciliazione di ciò che è contraddittorio… degli antagonismi che ciascuno porta in sé. Per di più, ognuno possiede una sezione del continuo cosmico. E poiché tutti i valori umani sono fallaci, artificiosi e artificiali… a che cosa serve ragionare! Ed è questo monismo naturalistico – l’insieme delle cose è riducibile all’unità: “Noi tutti possediamo una piccola sezione del divenire umano” diceva Bachelard – che è il fondamento stesso del taoismo. Questo principio è stato la causa della fortuna del taoismo in Cina. Del resto questa corrente di pensiero non ha mai saputo crearsi una regolare organizzazione, strutturarsi in clero, diventare una religione ufficiale. In breve, è ovunque e in nessun luogo, ma fornisce alle anime mistiche delle prassi d’illuminazione, e al volgo il soccorso di una certa saggezza, e il conforto di alcune pratiche magiche.