Archivio gennaio, 2009

Recensione: La mia nuova vita sugli alberi, Di Desai Kiran

kiran_desaiQuando uno visita un posto per la prima volta è un po’ come una tela bianca su cui l’artista si appresta a dipingere. Le prime sensazioni, le prime impressioni si fissano nella mente e poi accompagnano il viaggiatore nel rievocare il luogo visitato. Per quante volte il viaggiatore torni sul posto, per quanto questo posto possa poi cambiare nel tempo, queste prime pennellate tracciate nei ricordi restano vive e nette nella sua mente.

Questo è un po’ quello che succede a me con l’India. Nonostante siano passati ormai più di dieci anni dal mio primo viaggio, e in India ci vado almeno una volta l’anno, quella sensazione indefinibile fatta di colori, rumori, odori ed emozioni, si rifà viva ogni volta che rievoco il Paese, anche solo con il pensiero, tanto che, ripensandoci, mi accorgo che la mia idea di India, per quanto io vi abbia reascorso un bel po’ di tempo e per quante cose diverse via abbia visto, è sempre associata a quella ‘primordiale sensazione’.

Recentemente ho letto un libro che mi ha colpito perché l’autrice, nel descrivere scene paesaggi e situazioni, ha costruito un’immagine dell’India che è quanto di più vicino alla mia ‘sensazione primordiale’ di quel Paese che io abbia mai sperimentato.


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Pezzi di libro: "Adozioni ad alta quota" – terza puntata

Eccoci al terzo appuntamento con la serie “Pezzi di libro” dedicata al volume fotografico “Adozioni ad alta quota”. Dopo la prima e la seconda puntata, la storia continua con un altro stralcio del racconto di viaggio ed altre immagini.

Il fiume si fa sentire incessantemente sotto la coltre di ghiaccio. A volte lo si nota spostarsi lentamente là11 dove non è coperto dal suo freddo sudario, e l’acqua nera trasporta sottili placche gelate, come piccole zattere galleggianti. Dove la furia delle rapide impedisce alla superficie gelida di solidificarsi lo si scorge turbinoso, con il suo ruggito penetrante.

Lo si avverte anche nel silenzio tombale in quei punti dove il letto è completamente ghiacciato, e lo si immagina scivolare invisibile sotto ai propri piedi o lo si intravede scorrere dove la lastra è trasparente e sottile. In questa gola silenziosa e gelida, pur se intrappolato sotto il manto nevoso, il fiume è fonte di vita, una protesta contro la rigidità invernale di questo luogo disabitato.

In alcuni punti l’acqua è profonda soltanto alcune decine di centimetri e, dove il ghiaccio è più fragile, si può rompere facilmente con i piedi e le racchette: possiamo così improvvisare un guado, con l’appoggio dei ciottoli del greto. Utilizzando le funi e le imbracature di sicurezza possiamo raggiungere l’altra sponda.

Qualche altra volta, invece, il fiume non ci è amico e ci impedisce di passare. Dove le rocce costringono le acque all’interno della gola, il fiume raggiunge i sette metri di profondità e la corrente è più furiosa che mai: siamo così costretti a lunghe deviazioni tra le pareti rocciose per aggirarne i tratti impraticabili.


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Lao Tze, il fondatore del Taoismo

“Un viaggio di mille miglia, inizia sotto la pianta dei tuoi piedi”

 

laoziQuesto simpatico aforisma, ancora oggi molto attuale, è contenuto in uno degli 81 capitoli di un libro cinese che risponde al nome di Tao Te Ching, che tradotto suona come “La Via della Verità e della Virtù”.

Questo “libro” è oggi considerato il testo fondamentale del Taoismo, una delle più antiche ed importanti filosofie religiose della Cina Antica.

Quasi nulla si sa, se non che forse è stato scritto da un certo Lao Tze (o Lao Tzu, o ancora Laozi), il quale forse è vissuto circa cinque secoli prima di Cristo, nello stesso periodo di Buddha e di Confucio. I forse sono d’obbligo, perché non vi sono fonti storiche attendibili che confermino l’esistenza dell’autore, ma il libro esiste, e qualcuno lo deve pur aver scritto!

Una delle questioni che più affascinano i lettori del Tao Te Ching, oltre alla bellezza dei versi in esso contenuti e alla loro terribile attualità, è l’alone di leggenda creatosi nel corso dei secoli attorno al suo autore.

Infatti costui, del quale non si sa esattamente se sia un personaggio storico o leggendario, è considerato il padre del Taoismo e i cinesi, come d’uso nella loro cultura, hanno costruito decine e decine di leggende legate alla storia della sua vita, e da qui le scarse fonti storiche subiscono interferenze e si mescolano con il mito.

Laozi significa letteralmente il vecchio maestro o anche il vecchio bambino ed è il nome con cui è conosciuto e venerato dai suoi fedeli, ma secondo lo storico Sima Qian il suo vero nome sarebbe Li Er. Che sia esistito o meno, il personaggio è vivo grazie al suo libro e alle innumerevoli generazioni di Cinesi seguaci delle sue dottrine.


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