Recensione: La mia nuova vita sugli alberi, Di Desai Kiran
Quando uno visita un posto per la prima volta è un po’ come una tela bianca su cui l’artista si appresta a dipingere. Le prime sensazioni, le prime impressioni si fissano nella mente e poi accompagnano il viaggiatore nel rievocare il luogo visitato. Per quante volte il viaggiatore torni sul posto, per quanto questo posto possa poi cambiare nel tempo, queste prime pennellate tracciate nei ricordi restano vive e nette nella sua mente.
Questo è un po’ quello che succede a me con l’India. Nonostante siano passati ormai più di dieci anni dal mio primo viaggio, e in India ci vado almeno una volta l’anno, quella sensazione indefinibile fatta di colori, rumori, odori ed emozioni, si rifà viva ogni volta che rievoco il Paese, anche solo con il pensiero, tanto che, ripensandoci, mi accorgo che la mia idea di India, per quanto io vi abbia reascorso un bel po’ di tempo e per quante cose diverse via abbia visto, è sempre associata a quella ‘primordiale sensazione’.
Recentemente ho letto un libro che mi ha colpito perché l’autrice, nel descrivere scene paesaggi e situazioni, ha costruito un’immagine dell’India che è quanto di più vicino alla mia ‘sensazione primordiale’ di quel Paese che io abbia mai sperimentato.
Il libro si chiama “La mia nuova vita sugli alberi” di Desai Kiran. E’ la storia di un bizzarro personaggio chiamato Sampath, che vive una vita apparentemente dimessa e monotona nelle vesti di un umile impiegato postale. Ma quel lavoro è in realtà un trampolino di lancio per una mente fervida di immaginazione: leggendo furtivamente la corrispondenza che transita per il suo ufficio, egli costruisce un mondo immaginario popolato dagli autori delle lettere che legge. Poi un giorno, forse colpito da una folgorazione esistenziale, forse reso esausto dal difficile rapporto con il padre, fugge dal villaggio e si rifugia tra le fronde di un albero di guava, che diverrà la sua dimora.
Tra i rami dell’albero Sampath inizia una beata vita contemplativa, in un nuovo, fiabesco mondo popolato da rami, foglie, germogli, insetti ed animali. Ma la nuova vita di Sampath non sarà più così ascetica quando il popolo del villaggio comincierà a crederlo un santone, allora egli comincerà a dispensare perle di saggezza e chiaroveggenza, in realtà frutto delle informazioni personali estorte agli abitanti del villaggio grazie alla lettura della loro corrispondenza. E così, tra gli abitanti del villaggio convinti della santità del protagonista e un gruppo di scimmie impertinenti che cercano di rubargli la scena, si snodano le divertenti vicende della vita di Sambath, in un complesso intreccio di eventi e relazioni che portano il lettore a scoprire un’India molto più realistica di quello che ci si potrebbe aspettare.
E’ un bel libro, piacevole e fuori dal tempo, quasi fiabesco, che però mette in luce con un’efficacia disarmante e con l’ironia tipica dell’autrice, un realistico spaccato di vita indiana.
