28 Oggi mi è venuta l’idea di approfondire un argomento tra i più importanti e più trattati da chi, come me, ha a che fare con gli arredi cinesi. La questione della lacca. Sì, perché ho notato che la maggior parte di coloro che possiedono un mobile cinese laccato non hanno la minima idea dell’opera d’arte che si ritrovano.

È evidente che una delle caratteristiche che rendono un mobile cinese così esotico ed affascinante è proprio la sua laccatura. Lo strato ceruleo che riveste le superfici del legno dona al mobile un aspetto elegante e austero, una bellezza consunta e un sapore antico, ma allo stesso tempo la sua lucidità e la sensazione vellutata al tocco donano all’oggetto la delicatezza e l’eleganza che solo gli artisti cinesi, con la loro esperienza millenaria, hanno saputo regalare alla Storia.

 

La realizzazione di una laccatura era un processo molto delicato e lungo, talvolta durava mesi, e i Cinesi hanno inventato questa pratica più di 7000 anni fa. Per millenni la lacca fu usata per proteggere i materiali dagli agenti atmosferici e dal tempo, ma presto gli artigiani scoprirono le immense qualità estetiche di questo nobile materiale, e la produzione di oggetti laccati divenne una vera e propria forma d’arte. Gli arredi laccati, talvolta laccati e dipinti, che sono arrivati fino a noi risalgono prevalentemente alle dinastie Ming e Qing, epoche d’oro per l’artigianato, dove la tradizione della laccatura disponeva già di qualche migliaio di anni di esperienza.

Ma cos’è la lacca? Ecco, qui bisogna subito puntualizzare che il termine è spesso generalizzato: gli 25 Occidentali intendono lacca qualsiasi vernice a base resinosa, anche sintetica, che può essere lucidata. Sempre noi Occidentali spesso confondiamo la lacca con la gommalacca, due materiali apparentemente simili ma di natura completamente diversa.

La lacca naturale infatti altro non è che la resina di una particolare pianta, la rhus vernicifera, che cresce in Cina, Giappone e parte del Sud Est Asiatico. Questa si raccoglieva incidendo il tronco della pianta, e appariva subito di un colore bianco lattiginoso. Il materiale è però molto sensibile alla luce e doveva quindi essere raccolta di notte e trasportata in particolari contenitori sigillati, per evitare l’imbrunimento. I Cinesi scoprirono che poteva essere utilizzata come una specie di vernice protettiva, in quanto una volta asciutta, questa diventa durissima, duratura nel tempo e perfettamente impermeabile; inoltre non viene aggredita dai batteri, non ossida e resiste alla corrosione da parte di acidi e basi. Arredi ed oggetti d’uso quotidiano venivano laccati per proteggerli e aumentare la loro resa nel tempo.

Il processo di laccatura era però lungo ed estremamente laborioso: richiedeva settimane, o talvolta mesi di lavoro e doveva essere affidato ad artigiani specializzati.

C03 A causa dell’estrema sensibilità alla luce del materiale era necessario lavorare al buio ed in un ambiente umido: le stanze per la laccatura erano rivestite internamente con canne di bambù imbevute d’acqua per mantenere alto il livello di umidità.

Gli artigiani, dopo aver preparato le superfici base, applicavano numerosi strati di lacca uno dopo l’altro, attendendo per giorni il completo indurimento di ogni strato prima di procedere alla stesura del successivo. L’asciugatura non avveniva per evaporazione ma attraverso un lento processo di polimerizzazione della resina che però doveva avvenite in ambiente umido per mantenere inalterate le proprietà estetiche (se polimerizza troppo velocemente assume un aspetto opaco).

Anche se i Cinesi laccavano una grande varietà di materiali, arrivando a realizzare anche oggetti in lacca pura, ci concentreremo del processo di laccatura delle superfici in legno, che avveniva in più fasi.

Una volta assemblato il mobile, si procedeva al carteggio delle superfici da laccare. Non con la moderna carta vetrata, ma con un processo simile alla sabbiatura;

Sulle superfici veniva poi steso uno strato di mussola, una specie di garza in lino o cotone che veniva fatta aderire al legno spalmando una colla proteica a base di sangue di maiale (o di bue). L’uso di questo tessuto era importantissimo: il legno infatti tende ad espandere e contrarsi con il variare della temperatura, e questa elasticità è mal sopportata dalla lacca; in questo modo la mussola tende a fare da cuscinetto ed evita la rottura della lacca (entro un certo margine) in caso di dilatazione del legno. In realtà la particolare patina “craquelé” di molti mobili laccati, caratteristica molto apprezzata, è frutto di una forte dilatazione del legno, attorno al quale la lacca si è screpolata e raggrinzita, restando però perfettamente adesa alla superficie;

Quindi la mussola veniva ricoperta con una polvere simile al gesso chiamata Nizi. Questo materiale costituiva la base sulla quale stendere il primo strato di lacca e la sua composizione era uno dei segreti più gelosamente custoditi dai maestri laccatori;

La lacca era preparata per l’applicazione. Il suo colore naturale è il bianco avorio, ma spesso veniva mescolata a dei coloranti di origine minerale per ottenere le tonalità tipiche: nero, rosso Cina o arancio. Gli esemplari in lacca bianca sono solitamente i più antichi, ed i più rari.

Dopo aver applicato in nizi si procedeva ad una levigatura per rendere la superficie perfettamente omogenea e quindi si applicava un primo strato di lacca diluita con dei solventi vegetali e resa molto liquida. Con questo prodotto si imbeveva il nizi e prima che asciugasse si procedeva alla stesura della lacca vera e propria.

Eccoci ora alla stesura della lacca: ogni strato veniva applicato con delle spatole e tirato sapientemente per rendere la superficie perfettamente uniforme. Poi si lasciava riposare il mobile al buio per giorni, fino a quando l’asciugatura non fosse completata, dopo di che si procedeva alla stesura di un nuovo strato. L’effettiva resistenza dell’oggetto finito dipendeva dal numero di strati: per gli oggetti più pregiati si applicavano fino a quaranta strati.

Una volta terminato il processo di applicazione la lacca veniva tirata a lucido, lavorando dapprima con panni di lino, poi con una polvere abrasiva simile al talco ed infine con la seta. Anche il processo di lucidatura poteva durare settimane.

Spesso le superfici laccate erano poi essere dipinte, dorate (come ad esempio le facciate degli armadi o i asta_301107_34_a pannelli) o lavorate ad intaglio. In questo caso alcuni artigiani preparavano la base di lacca per la pittura, applicando un collante trasparente ottenuto attraverso la bollitura delle interiora del bue.

Come già detto, la laccatura richiedeva mesi di lavoro per ogni singolo oggetto e artigiani altamente specializzati. Grazie alle mirabili qualità estetiche, le corti imperiali cinesi iniziarono a fare gran richiesta di oggetti laccati già dall’epoca dei Song settentrionali, e i maestri laccatori svilupparono una vera forma d’arte, custodendone gelosamente i segreti.

La maestria orientale ha prodotto veri e propri capolavori: gli oggetti laccati potevano essere dipinti, dorati, incastonati con avorio e pietre preziose oppure lavorati ad intaglio. Talvolta venivano applicate lacche di diverso colore e poi lo strato superficiale veniva pazientemente abraso per far intravedere il colore della lacca sottostante, creando tonalità cromatiche non ottenibili altrimenti.

Inevitabilmente, a partire dal XVII Secolo gli oggetti laccati divennero popolari in Europa. Molti artigiani C07 e mobilieri europei (tre i primi i Veneziani) cercarono di riprodurre la laccatura cinese, al punto che inventarono una tecnica chiamata japanning o lacca contraffatta per decorare oggetti ed arredi, ma che non raggiunse nemmeno lontanamente la qualità orientale.

Oggi, sia in Cina che altrove, si realizzano riproduzioni di mobili e suppellettili laccati, utilizzando però vernici sintetiche che poco hanno a che vedere con la nobile lacca tradizionale cinese.

Oggi sarebbe impossibile, anche volendo, realizzare laccature con il metodo tradizionale. Sia in quanto antieconomico, sia per l’impossibilità di reperire le materie prime in qualità apprezzabile, ed anche perché forse nessuno conosce più i segreti che gli artisti di un tempo si tramandavano oralmente di generazione in generazione.

Didascalie:
1 – Scatola cinese laccata e dipinta oro, periodo Guangxu
2 – Tavolo quadrato in legno laccato rosso, Dinastia Qing
3 – Forziere cinese laccato a doppio strato con facciata dipinta – Dinastia Qing
4 – Paravento cinese laccato con decorazioni realizzate in foglia d’oro – Periodo Guangxu
5 – Consolle laccata con sfumatura arancio – Periodo Qianlong