Cina Anni ’80, una generazione di figli unici
Qualche giorno fa, mentre mi sfondavo di wan-ton e pesce al vino di riso in un ristorante cinese di Mestre, ho avuto una discussione con un mio amico professore di una certa università a proposito della politica cinese del figlio unico.
Come molti di voi sanno, in Cina vige una legge secondo la quale le coppie non possono avere più di un figlio. Del resto i nostri amici con gli occhi a mandorla sono più di un miliardo e trecento milioni che, considerando la politica comunista adottata dal governo cinese negli ultimi sessant’anni, significa un miliardo e trecento milioni di bocche da sfamare. Quindi, ad occhio e croce, due miliardi e seicento milioni di ciotole di riso ben colme ogni giorno. Se fossi io il governo mi rotolerei nel letto ogni notte dalla preoccupazione, e quindi non li posso biasimare.
La cosa che mi lascia perplesso è la semplicità quasi disarmante con cui hanno condotto questa politica dal dopoguerra ad oggi, senza pensare alle conseguenze sociali che hanno dovuto subire (e stanno ancora subendo) le nuove generazioni.
Ma andiamo per ordine.
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Nel 1949 Mao Zedong promuove una politica orientata all’incremento della natalità per creare forza lavoro: elargisce sussidi per i nuovi nati, proibisce fermamente i metodi contraccettivi e la sterilizzazione, per non parlare dell’aborto. I nostri amici non se lo fanno dire due volte e cominciano a procreare, nel nome della Grande Cina Comunista.
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Poi la Cina ci ripensa: verso la fine degli Anni ’50 il governo, preoccupato dall’incontrollabile aumento demografico, legalizza l’aborto e promuove la contraccezione, ma al popolo non sembra interessare molto, del resto la maggior parte dei Cinesi sono contadini e si sa, nei campi c’è bisogno di gente che lavori.
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Nel 1962 il governo è costretto a programmare una pianificazione delle nascite: fa in modo che le coppie si sposino tardi, per concepire un figlio è necessario chiedere il permesso e tra il primo ed il secondo figlio devono passare almeno cinque anni.
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Non basta a frenare lo sviluppo demografico. Nel ’79 Deng Xiao Ping promulga la politica del figlio unico, prima nelle grandi città e poi anche nelle campagne. Solo un figlio per coppia. Se lei rimane incinta una seconda volta è costretta all’aborto farmacologico e poi sterilizzata. Se riesce a tenere nascosta la gravidanza ed il secondo figlio nasce, è prevista la soppressione. No, non avete capito male, ho detto soppressione (sostituita poi con l’internamento in orfanotrofio).
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A metà degli anni ’80 la politica si ammorbidisce leggermente e in caso di seconda gravidanza, la coppia può decidere se abortire o pagare una sanzione (a detta del mio commensale di cui sopra, dai 10 ai 15 mila dollari).
Ora, lasciando perdere la questione dei diritti umani che, sebbene di primaria importanza, quando si parla di Cina è una causa persa, c’è comunque una serie di considerazioni da fare.
Se da una parte il governo ha scongiurato il collasso demografico “prevenendo” circa quattrocento milioni di nascite in quindici anni, dall’altra ha innescato una catena di conseguenze sociali piuttosto allarmanti.
Innanzitutto si è registrato un vertiginoso aumento degli infanticidi di figlie femmine. Eh sì, perché la
tradizione cinese vuole che siano solo i figli maschi ad assicurare la discendenza famigliare, ereditando il cognome ed i beni, per cui se un figlio solo dev’essere… facciamo che sia maschio. La conseguenza di tutto questo è una generazione di figli unici, con una netta predominanza di maschi rispetto alle femmine. Poverini…
In secondo luogo, nelle grandi città cinesi si è registrato negli ultimi anni un preoccupante incremento dei suicidi giovanili. Secondo alcuni psicologi ciò sarebbe dovuto al senso di solitudine del figlio unico, amplificato esponenzialmente da quando i bambini cinesi guardano i film ed i programmi TV occidentali, giocano ai videogames e imitano il modello comportamentale d’Occidente (dove di fratelli e sorelle ce ne sono da vendere). Secondo gli stessi psicologi, i figli unici degli Anni ’80 avrebbero anche serie difficoltà a rapportarsi con gli altri, a causa sia della pianificazione delle nascite che di una rigida educazione famigliare ereditata dalla tradizione. Una generazione di pazzi suicidi, dunque? Speriamo proprio di no, visto che i giovani di oggi sono quelli che “colonizzeranno” l’Europa nel prossimo decennio. Secondo un’indagine del sito sina.com, più del 70% di un campione di ragazzi nati tra l’80 e l’89 hanno dichiarato di sentirsi terribilmente soli e di volere due figli una volta sposati.
E poi c’è la questione della corruzione. Una coppia che vuole avere un secondo figlio, anzichè pagare una multa salatissima al governo, elargisce una bustarella al funzionario compiacente che sistema tutto. E così nasce il business con tutte le conseguenze del caso.
Recentemente il governo cinese ha emendato la legge sulla pianificazione famigliare allentando un po’ la presa. Udite udite: il governo permetterà di avere un secondo figlio ai cittadini che presentano le seguenti condizioni:
1. La diagnosi di un pediatra, effettuata a livello di prefettura o superiore, dichiarante che il primo figlio è portatore di handicap e che ciò gli impedirà di svolgere un lavoro cosiddetto “normale”.
2. Nel caso di coppie nelle quali solo uno dei coniugi ha un figlio da un precedente matrimonio.
3. Quando entrambi i coniugi hanno un figlio da un precedente matrimonio e la cui custodia è stata data agli ex coniugi.
4. La diagnosi medica effettuata da un organo preposto a livello di distretto o superiore ha dichiarato l’infertilità di uno o entrambi i coniugi e dopo l’adozione legale di un figlio la donna rimanga incinta.
5. Matrimonio tra due figli unici.
6. Uno dei due coniugi lavora da almeno 5 anni ininterrotti come minatore o palombaro di grande profondità.
7. Entrambi i coniugi sono registrati all’anagrafe come contadini e hanno un figlio di sesso femminile.
Ora capisco tante cose. Un mio dipendente cinese nato nell’82, sposato e con un figlio in Cina, ha recentemente divorziato. A detta sua, l’ex moglie ha lasciato il figlioletto nelle mani della suocera e se n’è semplicemente andata. Ero rimasto stupito dalla cosa, visto che in Italia una madre si ammazzerebbe per l’affidamento, ed ero rimasto altrettanto stupito dall’ingenuità contadina con cui il mio dipendente mi raccontava la cosa. Ora mi è più chiara la questione: l’ex moglie può risposarsi ed avere un altro figlio, per cui ha avuto la brillante idea di andarsi a cercare un marito che non lavori così distante. Per fare ciò ha dovuto lasciare il pargolo ai suoceri. Capito la furbetta?
E il governo cinese, incurante dei risvolti sociali di questa politica, si appresta a prorogare il piano di controllo delle nascite per altri dieci anni almeno….
chiara said,
aprile 30, 2009 @ 19:29
.. e poi c’è un altrofattore nn menzionato (almeno mi pare..)
durante il Master abbiamo affrontato questo problema con la mediatrice cinese.
a parte il fatto che molte famiglie escono dalla Cina proprio per fare una famiglia numerosa e poi, quando rientrano, per loro questa legge nn vale più…
e che per le famiglie Cinesi che vogliono fare,invece, in Cina, un secondo figlio,sono obbligati a pagare una tassa che nessuno si può praticamente permettere…
dicevo, c’è anche il problema che molte famiglie le quali decidono di tenere ugualmente il primo figlio nato femmina,spesso non la dichiarano e quindi la bambina diventa non registrata da nessuna parte.. in poche parole non esite.
questo significa che in Cina non esiste e all’estero non ci puotrà mai andare in modo “pulito”. ciò incrementa la vendita di tali bambine e il lavoro in nero (nessuno di fatto sà che esistono…)
Gianmaria said,
maggio 2, 2009 @ 9:13
Chiara, è vero, i risvolti sociali di questa politica sono innumerrevoli. In effetti la questione dei bambini non dichiarati è piuttosto preoccupante, e credo cheil divario tra la popolazione censita e la popolazione effettiva sia all’origine degli emendamenti alla politica della pianificazione famigliare appena approvati dal governo cinese. Ora i contadini potranno avere un secondo figlio, nel caso il primo nato sia femmina, e forse questo limiterà la tendenza a tenere nascoste le nuove nate. Speriamo…