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News — Gianmaria @ 01/04/2009 15:44
Vecchi armadi cinesi, oppure tavoli da the, letti, sgabelli laccati ma anche travi ed elementi architettonici appartenenti alla cultura orientale. Oggetti carichi di un fascino esotico e antico, ma che talvolta trovano difficile collocazione negli negli ambienti più moderni, votati al minimalismo ed all’esaltazione della tecnologia. Ci pensa Elisabetta Zanin, artista e designer vicentina che nel suo atelier di Villa Orna a Brendola (sede della Galleria Antiquaria Thais) scompone mobili cinesi antichi per ricomporli con nuovi materiali, secondo una concezione moderna. La passione per l’antiquariato cinese l’ha ereditata dal marito, collezionista d’arte orientale; farina del suo sacco sono invece la sensibilità estetica e l’interesse per il design moderno. Con questi ingredienti, nel 2007 Elisabetta dà vita alla collezione ZAEL: rivisitazioni di antiquariato orientale in chiave moderna, pensate e realizzate come oggetti di design, ma in grado di regalare emozioni come vere e proprie opere d’arte.
Punto focale del progetto artistico di Elisabetta Zanin è la ricerca della qualità e dell’usabilità attraverso la scelta dei materiali ed un’attenta progettazione, ma il valore aggiunto è il fatto che l’anima di ogni opera è un prezioso pezzo di antiquariato che porta con sè una storia da raccontare, una suggestione da evocare. Arredi di design, duque, ma con qualcosa in più: la sapiente commistione tra la millenaria cultura cinese ed un sapore estetico made in Italy votato alla modernità.
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News — Gianmaria @ 01/04/2009 11:14
Alla faccia della crisi! Quest’anno abbiamo partecipato per la sesta volta a Luxury & Yachts, il Salone Internazionale del Lusso che per la seconda volta si è tenuto alla Fiera di Vicenza (prima era a Verona). Nonostante il periodo di incertezze preoccupazioni abbiamo voluto fare le cose in grande. Abbiamo realizzato quattro stand: uno stand per Galleria Thais con alcuni tra i nostri migliori esemplari di arte ed anriquariato orientali, uno per il Museo d’Arte Orientale Obrietan, dove abbiamo allestito un’esposizione culturale dedicata alla dimora tibetana e dove due monaci buddisti hanno realizzato e poi distrutto un mandala del diametro di un metro. Un altro stand era dedicato agli esemplari della collezione Zael di Elisabetta Zanin ed infine uno stand di un espositore di gioielli è stato arredato con alcuni dei nostri pezzi.
A dire il vero non c’è stato un grande afflusso di visitatori rispetto alle edizioni passate, ma quello che ha fatto la differenza quest’anno è stato l’interesse per l’arte orientale, e per l’arredo in genere. Molti visitatori hanno dimostrato interesse per l’arredo cinese come idea per allestimento d’interni, ma non solo, anche gli esemplari della collezione “I tesori nascosti dello Yangtze” sono stati molto apprezzati. Ed infine, immancabili, le splendide sculture antiche di Buddha hanno donato un tocco di fascino mistico agli allestimenti dei nostri stand.
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Dietro alle bellissime porcellane cinesi ed alle statuine di terracotta (minggi) c’è un mondo di mercanti, collezionisti ed amatori in continuo fermento: compravendite, scambi, qualche volta mostre ed esposizioni hanno luogo in Asia, America ed Europa, ed in misura minore anche in Italia.
Nel nostro paese i veri collezionisti sono pochi, ma il numero di esemplari che nel tempo sono arrivati ad arricchire l’arredamento delle nostre case non è di certo trascurabile.
Spesso ricevo email o telefonate da persone che posseggono delle porcellane o dei manufatti di terracotta orientali e, non conoscendone la provenienza o il valore, chiedono una valutazione per poterle eventualmente vendere. Ora, tutti conoscono l’abilità cinese della contraffazione e della riproduzione. Spesso questi oggetti sono chiaramente dei falsi che si possono acquistare per qualche dollaro nei mercatini delle grandi città asiatiche, e basta qualche foto per poterle identificare. In alcuni casi invece un’ispezione visiva non è sufficiente perché o sono degli originali, oppure sono riproduzioni fatte molto, molto bene.
Per questo i collezionisti non si fidano delle perizie fatte ‘a naso’, nemmeno a firma del più esperto degli esperti. Ci vogliono delle analisi di laboratorio che identifichino l’età del manufatto. Per le terrecotte ed i prodotti ceramici in genere, l’analisi per antonomasia è la datazione con la tecnica della termoluminescenza.
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