corea_nord Nonostante io non mi occupi nello specifico di arte orientale contemporanea, non posso fare a meno di segnalare questo evento, che nella sua unicità mi sembra assolutamente significativo. La mostra “Il pennello, la mia anima – opere dalla Corea del Nord” è una delle rare occasioni per noi Occidentali di ammirare la produzione artistica Nord Coreana che, sconosciuta in Europa, è in realtà una delle più ferventi del panorama artistico contemporaneo dell’Asia Orientale.

L’esposizione, che è stata inaugurata l’altro ieri e durerà fino al prossimo 13 settembre presso la galleria “Il Frantoio” di Capalbio (GR), celebra il 50° anniversario della fondazione del Mansudae Art Studio di Pyongyang, che con i suoi 1000 artisti e 3000 addetti, è oggi il più grande centro di produzione artistica in Asia. Il Mansudae Art Studio raccoglie i migliori artisti del panorama nord-coreano, che, suddivisi in 13 diversi gruppi creativi, lavorano disponendo delle strutture e delle risorse fornite dal governo, oltre che di uno stipendio. Il centro artistico è un’enorme struttura dislocata su un’area di 120.000 metri quadrati: un opificio dove si realizzano dipinti, ricami, sculture, bronzi, ceramiche ed altro.
Ma non bisogna ingannarsi e pensare che il centro sia una struttura per la produzione in massa di prodotti artigianali di qualità mediocre da vendere agli sprovveduti turisti come accade un po’ ovunque in Asia. La quasi totalità degli artisti che lavorano al Mansudaee provengono dalla rigorosa e selettiva Università di Belle Arti di Pyongyang. Dopo la laurea solo i migliori verranno presi al Centro, e lavoreranno integrandosi nei vari gruppi di lavoro e condividendo spazi e materiali o, se si saranno distinti per bravura e abilità, potranno disporre di uno studio privato all’interno della struttura. La produzione del Mansudaee Art Studio rappresenta il cuore dell’arte contemporanea nord-coreana: una ‘vetrina’ affacciata sul resto del mondo.

L’arte della Corea del Nord si sta affacciando al mondo, dunque, ma è ancora sconosciuta ai più, soprattutto in Occidente. Come mai una mostra proprio in Italia? Perché dal 2006 il Mansudaee Art Studio ha una rappresentanza nel Bel Paese, in esclusiva per l’Europa. Due anni fa ci fu la prima mostra di questo genere, inaugurata a Genova dall’allora Ministro degli Esteri Lamberto Dini.

Luogo della mostra: Galleria IL FRANTOIO – Piazza della Provvidenza, 10 – Capalbio (GR)
Orari: dalle 19 ale 23 e su appuntamento
Per informazioni: Maria Concetta Monaci 335 750 4436 – cancelloarte@gmail.com

L’arte nord-coreana (tratto da www.beniculturalionline.it)

Dopo l’arte cinese, quella sudcoreana, quella del sud-est asiatico e quella indiana, anche l’arte della Repubblica Popolare Democratica di Corea (Corea del Nord) si sta affacciando sulla scena dell’arte globale. E’ questa ancora una delle prime volte che opere di questa nazione sono visibili in Occidente.
L’aspetto immediatamente evidente dell’arte nordcoreana è il suo essere rigorosamente realistica: per diverse ragioni l’esigenza di un’espressione astratta o concettuale non viene avvertita nel paese. Per quanto riguarda i soggetti si possono distinguere, a grandi linee, due filoni: uno politico e uno tradizionale senza espliciti richiami propagandistici. Da un punto di vista dei singoli artisti si possono rilevare anche qui due componenti: una sociale e una individuale.

Tutta l’arte nordcoreana è sociale nel senso che gli artisti considerano la loro attività al servizio ed espressione della società e operano nell’ambito della filosofia nazionale la Juche, una concezione autarchica e positivistica, innestata in un contesto marxista, riferita sia alla società nel suo insieme e nei suoi vari aspetti sia all’individuo.
L’artista, quindi, a seconda della situazione e delle sue inclinazioni, produrrà opere che si inseriranno in un punto della gamma che va dal sostegno esplicito e agiografico del sistema, dei suoi leader e dei suoi eroi a un’interpretazione quasi lirica della natura o del soggetto apolitico. Sempre, di nuovo, nell’ambito della filosofia nazionale, per cui non ci saranno opere che mostrino aspetti negativi della società, se non sofferenze causate da agenti esterni – tipicamente gli americani e i giapponesi. Tutte le opere vogliono comunque essere ispiratrici, o nel soggetto esplicito o nella bellezza, in senso lato, di quello che viene raffigurato.
L’artista non è il pedante esecutore di un tema imposto dall’alto ma un interprete nell’ambito di un canone o di una tendenza. Un paragone potrebbe essere fatto con l’arte italiana di periodi in cui la committenza principale e la cultura dominante erano religiose: la maggior parte delle opere erano di soggetto assolutamente religioso e poi c’erano paesaggi, ritratti, nature morte e simili.
Nell’arte nordcoreana va inoltre considerato l’aspetto orientale che non condanna la copia: per un artista orientale in genere non è disdicevole, ma anzi può essere un onore, raffigurare un soggetto già eseguito da un artista importante o quello di un’opera particolarmente felice, per cui si avranno numerose opere che dagli occhi occidentali vengono percepite come copie ma che per un orientale non hanno uno stigma negativo, anche perché spesso ne colgono sottili variazioni. Comunque, detto questo, anche per un nordcoreano una cosa è ripetere un soggetto, per esempio il monte Paektu, una sorta di montagna sacra coreana, un’altra è rifare pedissequamente un’opera.
Il filone politico ha naturalmente chiari legami con il realismo socialista, per motivi sia ideologici sia storici. Moltissime opere, soprattutto quelle esposte in ambienti pubblici come scuole, fabbriche, alberghi o nelle vie, raffigurano uno o entrambi i leader, Kim Il Sung e Kim Jong Il, nei più disparati contesti. Tali opere non circolano all’estero, proprio per la loro funzione essenzialmente agiografica e didattica che andrebbe perduta o potrebbe essere fuorviata al di fuori del contesto nordcoreano. All’estremo opposto della gamma cui accennavamo ci sono i ritratti dei figli, i paesaggi del Gumgang, la montagna che non si dimentica nemmeno in sogno, i ricami dei fiori, i jewel painting delle gru, le moltissime raffigurazioni di tigri. Questa brevissima analisi si può concludere con le parole di Pier Luigi Tazzi, il celebre critico che ha curato la prima mostra in Occidente di opere dal Mansudae Art Studio: “Oggi questa arte è quella della Corea del Nord e come tale è oggi unica al mondo. … è una modalità del fare artistico, e della sua relativa concezione, compresente all’arte planetaria del tempo in cui viviamo e quindi, per quanto possa sembrare inopportuno, sua ineliminabile componente”.

Korean Painting

Il termine Korean Painting – fuori della Corea in inglese – indica la pittura a china su carta, quella tradizionale e tuttora la più popolare. Fino a metà anni Sessanta era praticamente la sola tecnica utilizzata e gli artisti del Mansudae Art Studio che la praticano sono tuttora molti di più di quelli che utilizzano le altre. I più importanti lavori sociali e politici vengono realizzati con questa tecnica. L’artista dipinge sul foglio steso su un piano orizzontale rivestito da uno spesso panno morbido e ha al suo fianco le vaschette con i colori, variamente diluiti con acqua, con una gamma non molto ampia. E’ richiesta grande capacità nel valutare l’assorbimento del colore da parte della carta e una notevole destrezza e controllo della mano per ottenere i diversi effetti. Le correzioni e le cancellature sono quasi impossibili per cui è una pittura che va eseguita alla prima.

Pittura a olio

La pittura a olio è arrivata in Oriente solo nel XIX secolo. Al Mansudae Art Studio viene praticata dagli anni Sessanta e ha quasi raggiunto lo status del Korean Painting. Molti artisti, soprattutto fra i più giovani, utilizzano entrambe le tecniche. La pittura a olio viene eseguita con gli stessi materiali utilizzati in Occidente: si vedono tubi di colori di buona qualità, di produzione prevalentemente cinese ma anche inglese e francese. Le tavolozze, i solventi e i medium sono quelli a noi consueti: essenza di trementina e olio. Il supporto è immancabilmente la tela. Rispetto a quella occidentale, è spesso più materica: il colore viene utilizzato in abbondanza, senza particolari velature. Nel dicembre 2008, l’ambasciata italiana a Seul, responsabile anche per la Corea del Nord, ha finanziato, su richiesta del ministero della Cultura nordcoreano, un corso sulla pittura a olio a Pyongyang per una trentina di pittori fra i 25 e i 50 anni. Il corso, il primo di genere artistico mai offerto da uno straniero, ha ricevuto un enorme apprezzamento ed è stato tenuto da Eugenio Cecioni, il curatore di questa mostra.

Xilografia e Disegno

La Corea ha una grande tradizione nel riprodurre immagini o segni attraverso un processo di stampa. Nell’ignoranza eurocentrica della quasi totalità degli Occidentali, in Corea la stampa a caratteri mobili metallici venne inventata verso il 1230, più di 200 anni prima di Gutenberg. Per quanto riguarda la xilografia, la prima stampa del canone completo buddista, tramite 80.000 blocchi di legno, la Tripitaka Koreana, è del 1021. Le xilografie nordcoreane sono spesso impresse con colori lucidi, quasi smalti, su carta patinata anch’essa lucida, con una smagliantezza caratteristica. Meno comuni le xilografie monocrome, spesso su carta molto leggera. Un aspetto fondamentale per i collezionisti, antitetico con questa tecnica che dovrebbe essere utilizzata per numerose riproduzioni, è che le tirature sono estremamente basse, normalmente vengono stampate solo cinque copie, spesso anche meno, così che secondo le convenzioni contemporanee le opere sono considerate pezzi unici. I nord coreani sono eccellenti disegnatori di ispirazione classico-realistica. Il mezzo più utilizzato è la grafite, ma è frequente anche l’uso del carboncino e della penna. I soggetti preferiti sono i ritratti, spesso a sfondo sociale o militare. Vengono raffigurati lavoratori, militari, coppie. Molti disegni hanno una suggestiva efficacia espressiva derivante talvolta dalle altre attività artistiche del disegnatore, dalla scultura alla produzione di manifesti.

Jewel Painting e Ricamo

Quella del Jewel Painting (pittura con gioielli) è una tecnica tipicamente coreana che consiste nell’incollare su una tavola pietre preziose e semipreziose ridotte in polvere. Non ci sono colorazioni aggiunte: dove l’opera è azzurra è perché è stata utilizzata una pietra azzurra, dove è verde la pietra è verde e così via. E’ richiesta una grande maestria e si ottengono effetti al tempo stesso spettacolari e delicati. La tecnica si chiamava Powder Painting (pittura con polveri): fu Kim Il Sung a cambiarle nome in Korean Jewel Painting a sottolineare che venivano utilizzate pietre semipreziose e preziose indigene. I ricami nordcoreani sono stupefacenti: il pubblico ha spesso una reazione di incredulità nei confronti di queste opere, tale è la loro ricchezza coloristica e la finezza dei passaggi tonali. Le ricamatrici – questa tecnica è tipicamente femminile – sono considerate al pari dei pittori e degli scultori e anche loro possono ricevere i riconoscimenti di Merit Artist e People’s Artist. Le opere vengono spesso realizzate a più mani: a quelle di dimensioni normali lavorano fino a tre ricamatrici, a opere molto grandi possono lavorare contemporaneamente anche più di dieci artiste e in ogni caso colpisce la loro sintonia operativa.

Calligrafia

Le opere calligrafiche, le scritte, sono fra le più tipiche espressioni artistiche orientali. Quelle coreane hanno una differenza sostanziale rispetto alle più note cinesi e giapponesi: il coreano non utilizza ideogrammi ma un alfabeto fonetico, lo hangul, letteralmente inventato nel 1443-44 su ispirazione del re Sejong il Grande e forse addirittura da lui. Le vocali e le consonanti vengono raggruppate in sillabe che costituiscono il modulo base della scrittura. Il contenuto delle scritte è tipicamente un aforisma o anche una singola parola densa di significati. Frequenti sono scritte di ispirazione patriottica, mentre rare sono quelle politiche. Gli autori delle scritte sono artisti che praticano anche altre forme artistiche, per lo più Korean Painting, tecnica che anch’essa richiede la maestria di un’esecuzione che non consente correzioni.

Manifesti

Una delle produzioni più caratteristiche della Corea del Nord è quella dei manifesti. Tipica espressione del cosiddetto realismo socialista, ormai vengono realizzati quasi esclusivamente in quel paese. Sono tutti dipinti a mano, per lo più a tempera o ad acrilico. Possono essere opere uniche, oppure i soggetti più popolari possono essere riprodotti da vari artisti, mostrando differenze, anche sostanziali, di esecuzione. Sono in genere firmati. I soggetti sono tutti patriottici: o esaltano aspetti positivi della patria o si scagliano contro i nemici, quasi esclusivamente gli americani e i giapponesi – gli aggressori – in modo spesso truculento. Oltre a un’immagine tutti i manifesti contengono anche una scritta, talvolta violentissima. Alcuni soggetti vengono riprodotti in grandissime dimensioni, di molti metri, e sono esposti in luoghi pubblici, soprattutto in occasione di manifestazioni.