Miss_Little_China_copertina2143_img Qualche tempo fa, durante una delle poche (per me) ma caldissime notti di agosto passate quasi insonne davanti alla tv, mi sono imbattuto in un video trasmesso sul canale dell’ex vicepresidente degli Stati Uniti, dal curioso titolo: “Miss Little China”.
I registi Riccardo Cremona e Vincenzo De Cecco raccontano in un documentario di un’ora circa l’Italia vista con gli occhi dei migranti cinesi. Il tema centrale del film è un concorso di bellezza organizzato al casinò di Venezia in cui le miss sono tutte con gli occhi a mandorla. Cinque aspiranti reginette della China Town di Mestre si raccontano e raccontano la loro Italia ed i rapporti con gli Italiani. Attorno a questo tema, le storie di altri Cinesi, giovani o meno giovani che, qui nel Bel Paese hanno trovato la loro America.

L’altro giorno ho scoperto che il documentario viene venduto assieme ad un libro, scritto da Raffaele Oriani  e  Riccardo Staglianò. Ora, siccome il film mi era piaciuto ed aveva suscitato la mia curiosità, sono corso in libreria a comperare il libro, che ho scoperto essere il seguito di un’altra pubblicazione dell’anno scorso: I Cinesi non muoiono mai“, degli stessi due autori. E’ andata a finire che li ho presi tutti e due.

 

Ho quasi finito di leggere il primo e devo dire che l’ho trovato molto diverso da come me lo aspettavocopj13 all’inizio. Il libro si articola in una disamina, ripartita geograficamente, dei luoghi comuni riguardanti i Cinesi in Italia, tipo ” non muoiono mai”, “servono carne di cane al ristorante”, ecc. Disamina che tende a ridimensionare questi luoghi comuni rivelando l’altra faccia della comunità cinese, più dinamica, occidentalizzata ed integrata soprattutto per quanto riguarda le nuove generazioni. Forse l’analisi “sociologica” è un po’ superficale, in quanto gli autori non prendono molto in considerazione il problema di fondo, cioè la cultura cinese nelle sue origini, e l’influenza che questa ancora esercita sulla numerosissima comunità di migranti; tutto sommato un bel libro, a tratti divertene, e sicuramente una fonte di ottimi spunti di riflessione.

Per il secondo, invece, dovrò aspettare un po’ e fare qualche profondo respiro. Per chi non avesse visto nemmeno il bel documentario, ecco il trailer.