Logo Museo Obrietan L’oggetto che sto per descirvervi appartiene alla collezione “Il Celeste Impero” del Museo d’Arte Orientale Obrietan e, oltre ad essere un’esemplare rarissimo e prezioso in sè, riveste una particolare importanza per il Museo stesso dato che è proprio grazie a “lui” che cinque anni fa decidemmo di dar vita alla struttura espositiva permanente.
Il contenitore ci fu donato da un amico di mio padre, un importante collezionista d’arte di Taiwan che ce lo regalò con la preghiera di non venderlo. L’oggetto andò a finire tra i pezzi della collezione personale di mio padre, ma era troppo bello per non mostrarlo. Ecco allora che ci venne l’idea di metter su un museo….

Rarissimo contenitore per le offerte in lacca a foggia di “Stupa”
Pagan, Birmania, stile Shan, Circa 1790. Presumibilmente offerto in dono all’imperatore cinese Jiaqing.

Questo magnifico esemplare di contenitore in lacca per le offerte rappresenta una tra le più significative testimonianze dell’arte antica birmana, e in particolare della tradizione della lacca birmana di Pagan, che vanta una storia quasi millenaria.

 

Descrizione

Contenitore cerimoniale per la raccolta delle offerte (Hsun-ok), utilizzato dai monaci birmani durante le celebrazioni e posizionato su appositi altari nei monasteri. Le offerte dei fedeli, solitamente cibo, venivano conservate al suo interno come dono simbolico alle divinità. La scatola, suddivisa esternamente in tre parti separabili, ricorda la forma di uno “stupa” (monumento buddista molto diffuso in Birmania). Questo esemplare è realizzato in lacca a strati con anima in bambù e presenta alcuni motivi decorativi ad intaglio.

La caratteristica che rende questo manufatto unico nel suo genere è la superba realizzazione pittorica che ne caratterizza il manto. Il dipinto è costituito da una serie di sottilissimi tratti di lacca rossa su base nera. I registri superiore ed inferiore sono caratterizzati da un motivo decorativo a treccia, mentre i due registri maggiori presentano un complesso schema pittorico caratterizzato da una sequenza di figure di uomini ed animali in rapida successione che sembrano “fondersi” gli uni con gli altri. Osservando due figure adiacenti si ha l’impressione che queste siano identiche, ma in realtà ogni figura è rivolta verso destra e costituisce una specie di fotogramma. Facendo ruotare il contenitore in senso orario si nota che il soggetto muta in alcuni particolari ad ogni successione. Così, come in un film, si vedrà una capra trasformarsi in cervo, poi in bue ed infine in elefante, e un cavaliere mutare in un danzatore, poi in un uccello e così via, in una metamorfosi che non può essere colta osservando il dipinto senza farlo ruotare ad una determinata velocità.

Il contenitore è composto da tre parti principali separabili: la base, il corpo ed il coperchio. Sollevando il coperchio si accede ad un ampio vano nel quale è alloggiato un vassoio di forma circolare, anch’esso estraibile. Separando la base da corpo si scopre un altro piccolo alloggiamento. Questa configurazione fa pensare che il manufatto, sebbene destinato ad un uso rituale, riprenda le caratteristiche di uno scaldavivande: dei tre comparti interni i due superiori contenevano il cibo, mentre quello inferiore ospitava un contenitore pieno di acqua bollente, con lo scopo di mantenere calde le pietanze. Il piano del vassoio interno reca un dipinto raffigurante sei pesci nell’atto di nuotare in cerchio. Le pareti interne sono laccate di rosso, mentre il fondo è in lacca nera. Sia il contenitore che il vassoio presentano danneggiamenti minori che in alcuni punti lasciano apprezzare la marezzatura originale del bambù. In alcune aree del manto sono visibili dei restauri non recenti, ma lo stato di conservazione del manufatto in generale è buono.

 

Inquadramento storico-culturale e tecnologia

Un’altra caratteristica che rende raro e prezioso questo esemplare è il fatto che il suo ritrovamento è avvenuto in Cina settentrionale, il che fa pensare che fu portato in dono da ambasciatori birmani in viaggio alla corte imperiale. Secondo fonti coloniali, il contenitore fu ricevuto in dono dalla corte dell’imperatore Jiaqing, che regnò in Cina tra il 1796 ed il 1820. A dar valore a questa ipotesi sono pesci dipinti sul vassoio: il pesce era spesso usato in Cina come simbolo di buon auspicio per ricchezza e prosperità. La mirabile qualità artistica e la sua singolare storia fanno di questo oggetto una rara e significativa testimonianza della tradizione artistica birmana, ancora poco conosciuta in Occidente.

L’arte della lacca birmana vanta una storia di quasi mille anni, tant’è vero che i pezzi più antichi rinvenuti a nella regione di Pagan risalgono al 1274. è probabile che la tecnica di lavorazione della lacca sia giunta in Birmania dalla Cina attorno al 1050. Originariamente i recipienti in lacca avevano un’anima in bambù intessuta con crine di cavallo che garantiva grande flessibilità; oggi si usano soltanto bambù e legno.

La realizzazione di un oggetto in lacca richiedeva mesi di lavoro ed un’abilità fuori dal comune. La materia prima era estratta da una pianta (rhus vernicifera) localmente chiamata thitsi. A causa della sensibilità della resina alla luce, l’estrazione poteva avvenire solo di notte e la lavorazione del manufatto doveva essere condotta in un ambiente semibuio con una forte umidità relativa. Solitamente gli artigiani lavoravano all’interno di apposite stanze con le pareti foderate di canne di bambù imbevute d’acqua.

Dopo aver realizzato l’anima si procedeva alla stesura degli strati. Ad ogni applicazione era necessario attendere parecchie ore, talvolta giorni affinché la lacca si asciugasse prima di passare allo strato successivo. L’umidità faceva sì che la resina asciugasse lentamente mantenendo la caratteristica lucentezza. Nonostante la lacca annerisca naturalmente a contatto con l’aria, per ottenere il nero lucido si mescolava la vernice con ossido di ferro, così come per ottenere il rosso si aggiungeva cinabro. Per ottenere l’oggetto finito erano necessari parecchi strati, l’ultimo dei quali veniva applicato con un pennellino per realizzare le decorazioni pittoriche. Una volta finito, l’oggetto veniva lucidato con olio di semi di sesamo.