Archivio ottobre, 2009

La simbologia cinese: gli animali mitologici

dragon Spesso i suppellettili e i mobili cinesi sono arricchiti da decorazioni pittoriche che raffigurano i più svariati tipi di animali, sia verosimili che fantastici. Il regno animale gioca un ruolo importantissimo nella cultura cinese (e non solo in qualità di cibo sul tavolo).

La tradizione cinese classifica tutti gli animali in quattro categorie, ciascuna delle quali rappresentata da una “bestia” mitologica. Gli animali con le scaglie, come i pesci e i serpenti sono simboleggiati dal drago. Quelli con le piume sono simboleggiati dalla fenice. Gli animali con pelliccia dall’unicorno e le creature coriacee hanno come capostipite la tartaruga. Nei tempi antichi il drago, la fenice, la tartaruga e l’unicorno erano considerati esseri sopranaturali, il primo in testa al gruppo.

Come ho già spiegato in un precedente articolo, il drago è da sempre stato considerato una creatura benevola e la sua figura è da sempre utilizzata come emblema del potere imperiale. Il drago rappresenta anche la forza maschile, la saggezza e la magnanimità. Se il drago rappresenta l’imperatore, la fenice è spesso associata al femminile e rappresenta l’imperatrice. Questo strano volatile è considerato una tra le creature più sacre del mito cinese. La tradizione vuole che la fenice abbia la testa di un cigno, la coda di un unicorno, il becco di un gallo, la gola di una rondine e le striature di un drago. Chissà che crisi di identità deve avere avuto, poverina. In realtà nelle raffigurazioni pittoriche, gli artisti cinesi si sono sempre preoccupati di dare al loro volatile prediletto una forma aggraziata.


Leggi tutto …

Libri: Attraversando l’India – diario di un viaggio nella Grande Madre

attraversando_india L’India è sempre stata una delle mie mete preferite. Ci sono stato spesso, sia per lavoro che per diletto. Una delle caratteristiche più entusiasmanti di quel paese è la sua incommensurabile complessità. Ho appena finito di leggere un bel libro sul magico subcontinente indiano. Si chiama “Attraversando l’India – diario di un viaggio nella Grande Madre”, di Elio Bailo, Ed. Giovanni Tranchida. L’opera è un po’ datata, visto che è stata pubblicata per la prima volta nel 1997, ma io ho apprezzato molto il modo con cui l’autore ha affrontato argomenti che potrebbero talvolta annoiare i lettori: la storia e la filosofia indiane.

Bailo si immerge in argomenti molto complessi e profondi raccontandoli attraverso i suoi occhi di viaggiatore e affascinando il lettore con aneddoti legati alle sue esperienze sul luogo. Pagina dopo pagina si affrontano il panorama storico indiano, i miti e le religioni, il pensiero filosofico e la società indiana, antica e moderna. Il registro linguistico utilizzato è adatto a quasi tutti e la sottile ironia con cui Bailo racconta gli Indiani e le loro “stranezze” rende le oltre 300 pagine del libro piacevoli e veloci da leggere. Queste caratteristiche trasformano il libro in un ottimo strumento per chi desidera un’infarinatura sui più importanti tra i mille aspetti del Subcontinente indiano e del suo popolo.


Leggi tutto …

Il design illumina l’arte antica: online il nuovo sito di Zàel

sitozael Avevo già parlato di Elisabetta Zanin e della sua collezione Zàel. Ora, grazie ad una collaborazione con l’agenzia di comunicazione Apocalisse, l’artista vicentina si affaccia al mercato internazionale dell’interior design di lusso con una serie di mostre e partecipazioni ad eventi fieristici in programma per la stagione 2009/2010.

Primo appuntamento lo scorso settembre alla manifestazione fieristica Abitare il Tempo a Verona, dove Zàel era presente con uno stand curato dall’architetto Giovanni Rizzo. Il prossimo appuntamento porterà Elisabetta e le sue creazioni a Monaco per l’evento esclusivo Top Marques, dedicato alle vetture di lusso, agli orologi da collezione ed agli articoli di design.

Lo stile unico ed innovativo dei pezzi d’arredamento Zàel si sta facendo strada nel mondo dell’arredamento di interni, e possiamo stare sicuri che sentiremo presto parlare di lei. Nel frattempo date un’occhiata al suo nuovissimo e bellissimo sito web

La vita di Buddha

buddha Spesso ho a che fare con appassionati di culture orientali, e in particolar modo conoscitori o seguaci della filosofia buddista. Molti di loro sono estremamente competenti in materia, ma talvolta qualcuno ha la tendenza a “divinizzare” il Buddha considerandolo alla stregua di un dio. Anche se è vero che il buddhismo, in senso stretto, può essere considerato una religione, in realtà questa affermazione è piuttosto riduttiva. Più che altro, la figura del Buddha, ovvero “Il Risvegliato” dovrebbe essere intesa come “uno che ce l’ha fatta” il cui esempio è da seguire.

Molti testi sacri buddisti raccontano la vita e le imprese del Buddha storico (il cosiddetto Shakyamuni), con lo scopo di fornire insegnamenti che aiutino i seguaci della dottrina a raggiungere lo stato della Consapevolezza Assoluta: il Nirvana.

Come è ovvio pensare, nelle Scritture la vita del Buddha è abbondantemente romanzata e permeata da leggende, tanto che molti, ancora oggi, mettono in discussione luoghi, date e fatti legati alla vita del fondatore di una delle quattro maggiori religioni del mondo. L’unica cosa che si sa è che il personaggio storico è realmente esistito, e nulla fa pensare che egli ritenesse sé stesso un dio. Il processo di divinizzazione è avvenuto molto, molto dopo.

Si usa generalmente ammettere che il fondatore della dottrina buddista sia nato 560 anni prima di Cristo ai confini tra India e Nepal, nella zona di Lumbini, non lontano dalla città di Kapilavasu.

Si chiamava Siddharta Gautama ed apparteneva al clan dei Shakya, il che gli valse in seguito il soprannome di “Shakyamuni”, il saggio dei Shakya. Suo padre era un reggente locale, il re di Shuddodana e sua madre si chiamava Maya. La nascita di Siddharta fu circondata da prodigi. In seguito ad una profezia, il pargolo crebbe fra i più svariati piaceri. Suo padre faceva di tutto per nascondergli la miseria di questo mondo, perciò egli visse fra bellissime donne, si sposò ed ebbe un figlio. Un’opera buddista ce lo mostra “fra le sue donne simili a dee, interamente puro, gradevole a vedersi ed adorno delle sue buone azioni”.


Leggi tutto …

A milano la mostra: "Shunga. L’arte dell’amore nelle stampe dell’epoca dei Tokugawa (1603-1867)"

shunga Eccovi segnalato un interessante evento milanese dedicato all’arte giapponese. da Savethedate:

a Milano, presso il Palazzo Reale, la mostra “Shunga. L’arte dell’amore nelle stampe dell’epoca dei Tokugawa (1603-1867)”. Le opere in esposizione appartengono tutte al Museo delle Culture (volumi e stampe) e a collezionisti privati svizzeri, tedeschi e italiani (stampe). L’esposizione temporanea si compone di 150 stampe originali di formato variabile (ma in maggioranza 40 cm di base per 30 cm d’altezza ca.), incorniciate in quadri, tutti del medesimo formato, che presenta l’evoluzione delle shunga, dalle origini a Goyo (1880- 1921) l’ultimo grande artista del genere, e comprende tutti gli artisti più noti, come Harunobu, Koryusai, Kiyonaga, Utamaro e Hokusai.

Il percorso espositivo intende guidare il visitatore alla scoperta di un genere artistico inusuale, ma che esprime uno stretto legame con la vita e la cultura giapponese del suo tempo e, più in generale, con le filosofie e la visione del mondo delle civiltà dell’Oriente. L’esposizione temporanea si articola in quattro sezioni di carattere tematico e cronologico. Nella prima parte sono presentate le opere del periodo che va dalla prima metà del Seicento al 1760, ben raffigurato dalla cosiddetta «poetica del guanciale» che descrive una fresca curiosità narrativa e la presenza del principio onirico e archetipico dell’Azione, della fanciulla-cigno a lungo cercata, per la quale vale la pena intraprendere un percorso tortuoso.


Leggi tutto …