A milano la mostra: "Shunga. L’arte dell’amore nelle stampe dell’epoca dei Tokugawa (1603-1867)"
Eccovi segnalato un interessante evento milanese dedicato all’arte giapponese. da Savethedate:
a Milano, presso il Palazzo Reale, la mostra “Shunga. L’arte dell’amore nelle stampe dell’epoca dei Tokugawa (1603-1867)”. Le opere in esposizione appartengono tutte al Museo delle Culture (volumi e stampe) e a collezionisti privati svizzeri, tedeschi e italiani (stampe). L’esposizione temporanea si compone di 150 stampe originali di formato variabile (ma in maggioranza 40 cm di base per 30 cm d’altezza ca.), incorniciate in quadri, tutti del medesimo formato, che presenta l’evoluzione delle shunga, dalle origini a Goyo (1880- 1921) l’ultimo grande artista del genere, e comprende tutti gli artisti più noti, come Harunobu, Koryusai, Kiyonaga, Utamaro e Hokusai.
Il percorso espositivo intende guidare il visitatore alla scoperta di un genere artistico inusuale, ma che esprime uno stretto legame con la vita e la cultura giapponese del suo tempo e, più in generale, con le filosofie e la visione del mondo delle civiltà dell’Oriente. L’esposizione temporanea si articola in quattro sezioni di carattere tematico e cronologico. Nella prima parte sono presentate le opere del periodo che va dalla prima metà del Seicento al 1760, ben raffigurato dalla cosiddetta «poetica del guanciale» che descrive una fresca curiosità narrativa e la presenza del principio onirico e archetipico dell’Azione, della fanciulla-cigno a lungo cercata, per la quale vale la pena intraprendere un percorso tortuoso.
La seconda sezione, che riguarda il trentennio compreso fra il 1760 e il 1790, si sofferma su alcuni artisti, come Harunobu e Koryusai, che furono capaci di declinare un vero e proprio ideale femminile del tempo. Si tratta di opere delicate, dai colori impalpabili e dai tratti finissimi, nelle quali, le cortigiane appaiono trascendere del tutto i loro ruoli, per elevarsi a icone muliebri simili a damigelle da sogno che, per l’ovale dei loro volti, ricordano le bambole di porcellana. È questa, da un punto di vista archetipico, la parte della Parola, della donna-fata.
La terza sezione intende presentare i risultati formali del sotteso studio psicologico dell’amore, nelle opere di Utamaro e dei suoi contemporanei che operarono nell’arco temporale che va dal 1790 al 1820. Sono opere di grande intelligenza formale, di ricerca del doppio senso.
Nella sua ultima parte, l’esposizione temporanea affronta il tema dell’amore che diventa furore, del serpente femminile che parla con voce umana e si comporta in modo affettuoso e provocante, della Forza, che nelle opere di artisti come Hokusai, Kunisada e Kuniyoshi, produce linee nervose e concitate, eccitando i colori e la rappresentazione pittorica e disegnando, in definitiva, un erotismo di marca sadica e aggressiva che ricalca, in senso estetico, i tratti decadenti della cultura giapponese dell’età dei Meiji.
