Libri: Attraversando l’India – diario di un viaggio nella Grande Madre
L’India è sempre stata una delle mie mete preferite. Ci sono stato spesso, sia per lavoro che per diletto. Una delle caratteristiche più entusiasmanti di quel paese è la sua incommensurabile complessità. Ho appena finito di leggere un bel libro sul magico subcontinente indiano. Si chiama “Attraversando l’India – diario di un viaggio nella Grande Madre”, di Elio Bailo, Ed. Giovanni Tranchida. L’opera è un po’ datata, visto che è stata pubblicata per la prima volta nel 1997, ma io ho apprezzato molto il modo con cui l’autore ha affrontato argomenti che potrebbero talvolta annoiare i lettori: la storia e la filosofia indiane.
Bailo si immerge in argomenti molto complessi e profondi raccontandoli attraverso i suoi occhi di viaggiatore e affascinando il lettore con aneddoti legati alle sue esperienze sul luogo. Pagina dopo pagina si affrontano il panorama storico indiano, i miti e le religioni, il pensiero filosofico e la società indiana, antica e moderna. Il registro linguistico utilizzato è adatto a quasi tutti e la sottile ironia con cui Bailo racconta gli Indiani e le loro “stranezze” rende le oltre 300 pagine del libro piacevoli e veloci da leggere. Queste caratteristiche trasformano il libro in un ottimo strumento per chi desidera un’infarinatura sui più importanti tra i mille aspetti del Subcontinente indiano e del suo popolo.
Dalla prefazione:
Questo libro riporta aneddoti ed esperienze personali dell’autore, inquadrandoli nel panorame generale della storia e del pensiero filosofico-religioso indiano.
Per scriverlo l’autore si è immerso nell’ambiente indiano, ospite di famiglie di casta elevata e a contatto con famiglie di casta inferiore, viaggiando fuori dai circuiti turistici – con l’eccezione di alcune visite guidate a monumenti – visitando piccoli villaggi isolati nelle montagne, numerosi ashram, nonché alcuni luoghi dove furono detenuti Gandhi e Nehru, durante l’epoca coloniale britannica.
Il soggiorno solitario in India, fuori dagli itinerari turisici di gruppo, senza trasporti in pullman con aria condizionata e alloggio in dimore da maharajah trasformate in hotel di lusso, espone maggiormente il viaggiatore alle piccole difficoltà, abusi, racket quotidiani.
Fin dall’arrivo all’aeroporto, bisogna far attenzione all’impiegato cambiavalute allo sportello della Bank of India che cerca di sottrarre al turista una o due banconote, durante il conteggio, con destrezza da prestigiatore. Non parliamo poi delle maggiorazioni dei prezzi, furtarelli, e piccole truffe cui viene fatto oggetto un Occidentale: ad esempio non è consigliabile imbucare una lettera in una cassetta, perché c’è il forte rischio che il francobollo venga sottratto da un impiegato delle poste. Bisogna andare di persona all’ufficio delle poste e verificare che la lettera venga correttamente stampigliata.
Nelle città, gli Occidentali sono assediati da mendicanti o da persone che offrono di procurare un taxi, fare da guida turistica, o per altri servizi. A benares, in prossimità dei ghat, i lebbrosi chiedono l’elemosina sfiorando i passanti con i loro moncherini rosi dal morbo. Per circolare in città o viaggiare nel Paese, è necessario avvalersi di un taxi o di una guida, perché le indicazioni stradali sono insufficienti e fuori città le segnalazioni sono inesistenti. Se si chiedono informazioni ai passanti, quasi sempre si ottengono indicazioni contraddittorie. Forse gli Indiani desiderano mostrarsi cooperativi, oppure non volgiono ammettere la loro ignoranza e inventano le informazioni.
Contrariamente ai Greci, Romani, Cinesi, Arabi, gli Indiani, sino al tardo medioevo, non hanno avuto sorici. La datazione degli eventi è quindi approssimativa e soggetta alle contestazioni incrociate dei vari esperti. Non si sa esattamente in quale secolo sia vissuto Shankara, uno dei maggiori teologi e filosofi indiani. Panini, a cui si deve la prima grammatica di sanscrito, sarebbe vissuto prima di Buddha, secondo alcuni esperti, e tre secoli prima di Cristo secondo altri. Un’autrice inglese ha recentemente messo addirittura in dubbio che Marco Polo sia stato in Cina e in India. Infatti, benché egli affermi di aver espletato funzioni amministrative per conto dell’Imperatore, non si trova alcun riscontro del suo soggiorno in documenti cinesi dell’epoca. Marco Polo, secondo questo autore, avrebbe commerciato con l’oriente senza spingersi oltre la Turchia e avrebbe scritto il Milione documentandosi su scritti asiatici dell’epoca.
La valutazione dell’autenticità delle fonti è sovente poco affidabile: ricordiamo le memorie di Hitler, pubblicate alcuni anni or sono da un autorevole settimanale tedesco e poi rivelatesi false. Le conclusioni degli storici sono spesso basate su documenti e indizi incerti, ma anziché essere esposte come ipotesi sono presentate come certezze. I documenti possono essere alterati e falsificati. Per esempio secondo gli ulema islamici, e come è scritto nel Corano, i Vangeli sarebbero stati manipolati per nascondere la futura venuta dell’ultimo Profeta.
Non bisogna quindi prendere come oro colato tutto ciò che è stampato, compreso ciò che è scritto in questo libro, perché le fonti consultate per scriverlo, talvolta, sono in contraddizione tra di loro. Non ci sono certezze assolute in nessun campo, ma solo diversi gradi di probabilità. Gli eventi di cui l’autore è stato testimone hanno soggettivamente un maggior grado di certezza che non tutti i testi sacri rielaborati con aggiunte e tradotti dai seguaci delle rispettive credenze, talvolta alcuni secoli dopo la morte dei fondatori.
