google-china Come molti sanno esiste un accordo tra Google e il governo cinese per il filtraggio dei contenuti web ottenibili dalle ricerche. Il sito cinese di Google infatti, fa magicamente sparire alcuni tra i risultati, soprattutto quando le parole chiave inserite sono qualcosa del tipo: “Tibet”, “Human Rights” o simili.

Alcuni giorni fa si è scatenato un vespaio quando l’azienda di Mountain View ha minacciato di disattivare i filtri dopo alcuni attacchi informatici praticati da crackers cinesi ai danni dei server di posta di Google. Secondo gli investigatori gli attacchi erano diretti verso acluni account Gmail di proprietà di attivisti politici e dissidenti cinesi.

Nonostante gli intrusori non siano riusciti a violare le caselle di posta elettronica, Google ha deciso di prendere posizione, aumentando ulteriormente le misure di sicurezza dei suoi server e chiedendo urgentemente un incontro con le autorità cinesi per discutere la rimozione dei filtri. Se la Cina non dovesse accettare, Google minaccia di chiudere definitivamente la sua sede a Pechino, tagliando completamente fuori gli utenti cinesi dalla rete del motore di ricerca più famoso del mondo.

La questione ha fatto decisamente scalpore, tanto che anche l’amministrazione Obama e in particolare Hillary Clinton si è apertamente schierata al fianco del colosso informatico americano, chiedendo spiegazioni al governo cinese ed inneggiando alla libertà d’informazione.

Ecco quindi un’altra crociata del buono contro il cattivo. Ma se Google dovesse veramente chiudere i battenti dovrebbe anche rinunciare ad una grossa fetta del suo busines. Secondo le stime i 334 milioni d cyber-utenti dagli occhi a mandorla garantiranno alll’azienda di Mountain View circa 600 milioni di dollari nel 2010.

Davvero Google è dipsosta a perdere tali profitti? O, come scrive Enrica Garzilli un un suo recente post, dietro alla vicenda si nascondono ragioni molto meno nobili?