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	<title>Commenti a: A proposito dei tappeti tibetani</title>
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	<description>Corporate Blog di Galleria Thais - Arte, cultura e curiosità dai paesi con gli occhi a mandorla</description>
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		<title>Di: Gianmaria</title>
		<link>http://blog.thaisoriente.com/2010/02/a-proposito-dei-tappeti-tibetani/comment-page-1/#comment-9537</link>
		<dc:creator>Gianmaria</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 09:22:59 +0000</pubDate>
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		<description>Grazie del commento Renzo. Continua a seguirci!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie del commento Renzo. Continua a seguirci!</p>
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		<title>Di: Renzo</title>
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		<dc:creator>Renzo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 22:44:18 +0000</pubDate>
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		<description>Davvero interessante, stavo cercando notizie in questi giorni su questo argomento. Post molto utile. Renzo</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Davvero interessante, stavo cercando notizie in questi giorni su questo argomento. Post molto utile. Renzo</p>
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		<title>Di: Gianmaria</title>
		<link>http://blog.thaisoriente.com/2010/02/a-proposito-dei-tappeti-tibetani/comment-page-1/#comment-9521</link>
		<dc:creator>Gianmaria</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 09:58:30 +0000</pubDate>
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		<description>Sono d&#039;accordo con te, del resto la maggior parte delle lingue orientali riflettono molto bene la profondità e la varietà concettuale che sono chiamete ad esprimere. A questo proposito mi viene in mente l&#039;arte della calligrafia orientale (cinese e giapponese in particolare), dove la forza poetica di uno scritto non è trasmessa solo sul piano semantico: il poeta che scrive un componimento può giocare anche sull&#039;omofonia di molte parole (che però si scrivono con due ideogrammi diversi) e con lo stile di scrittura, che trasmette a sua volta stati d&#039;animo, emozioni, fornendo al lettore molteplici chiavi di lettura dello stesso componimento.
Ovviamente tutto ciò risulta ermetico all&#039;osservatore che non si ricorda di quanto la cultura orientale (dal Medio all&#039;Estremo Oriente) sia antica e profonda.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono d&#8217;accordo con te, del resto la maggior parte delle lingue orientali riflettono molto bene la profondità e la varietà concettuale che sono chiamete ad esprimere. A questo proposito mi viene in mente l&#8217;arte della calligrafia orientale (cinese e giapponese in particolare), dove la forza poetica di uno scritto non è trasmessa solo sul piano semantico: il poeta che scrive un componimento può giocare anche sull&#8217;omofonia di molte parole (che però si scrivono con due ideogrammi diversi) e con lo stile di scrittura, che trasmette a sua volta stati d&#8217;animo, emozioni, fornendo al lettore molteplici chiavi di lettura dello stesso componimento.<br />
Ovviamente tutto ciò risulta ermetico all&#8217;osservatore che non si ricorda di quanto la cultura orientale (dal Medio all&#8217;Estremo Oriente) sia antica e profonda.</p>
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		<title>Di: Enrica Garzilli</title>
		<link>http://blog.thaisoriente.com/2010/02/a-proposito-dei-tappeti-tibetani/comment-page-1/#comment-9520</link>
		<dc:creator>Enrica Garzilli</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 17:49:08 +0000</pubDate>
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		<description>Le thangka, come i tappeti, in realtà esprimono una tradizione ben codificata (perlopiù religiosa) sia nelle immagini, sia nell&#039;esecuzione (sia delle thangka sia dei tappeti stessi), come ben sai.

La cosa che mi pare bellissima è che per quello che per noi occidentali è un tappeto, e ha solo questo nome, lì è X, Y o Z. Voglio dire che il linguaggio ha diversi modi di chiamare il tapperto perché esprime tutta e una varietà di funzioni che da noi il tappeto non ha. Un po&#039; come il nero che per noi è nero, in Giappone può essere uno dei vari (mi sembra 3) tipi di nero esistenti.

E&#039; questo che apprezzo sommamente, la precisione e la varietà, e la lingua che gli si adatta. Una finezza linguistica e culturale che invece chi non sa niente della cultura a vedere, magari, i bambini sporchi in giro, non crede neanche che ci sia. Anzi, non sa nemmeno che esiste.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Le thangka, come i tappeti, in realtà esprimono una tradizione ben codificata (perlopiù religiosa) sia nelle immagini, sia nell&#8217;esecuzione (sia delle thangka sia dei tappeti stessi), come ben sai.</p>
<p>La cosa che mi pare bellissima è che per quello che per noi occidentali è un tappeto, e ha solo questo nome, lì è X, Y o Z. Voglio dire che il linguaggio ha diversi modi di chiamare il tapperto perché esprime tutta e una varietà di funzioni che da noi il tappeto non ha. Un po&#8217; come il nero che per noi è nero, in Giappone può essere uno dei vari (mi sembra 3) tipi di nero esistenti.</p>
<p>E&#8217; questo che apprezzo sommamente, la precisione e la varietà, e la lingua che gli si adatta. Una finezza linguistica e culturale che invece chi non sa niente della cultura a vedere, magari, i bambini sporchi in giro, non crede neanche che ci sia. Anzi, non sa nemmeno che esiste.</p>
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