800px-Taktshang Una decina di anni fa, nel corso di uno dei miei più bei viaggi in Oriente, misi piede per la prima volta in Bhutan. Questo piccolo staterello himalayano incastrato tra India e Cina è considerato dai viaggiatori occidentali come una “Svizzera d’Oriente”. Splendide montange verdi, ricoperte di fitta vegetazione, fanno da cornice a strette valli dove, in un’atmosfera quasi fiabesca, trovano posto minuscoli ma coloratissimi villaggi e splendidi monasteri buddisti. Ricordo lo stupore provato quando, atterrato sull’unico aeroporto del Paese a bordo di uno degli unici (allora) due velivoli BAe146 dell’unica Compagnia Aerea, vidi camminare sul piazzale un manipolo di tecnici di volo… in gonna. Infatti l’abbigliamento tradizionale, che i Bhutanesi indossano tutti i giorni, prevede per gli uomini una casacca stretta in vita che arriva fino alle ginocchia lasciando scoperti i polpacci e, per le donne, una stretta gonna a tubo che scende fino alle caviglie.

La popolazione (poco più di 650.000 abitanti) parla lo dzongkha, una specie di dialetto tibetano. La religione di stato è il buddismo, e tutto il Paese ne è permeato, tanto che il visitatore occidentale rimane affascinato dall’atmosfera spirituale che si respira in quei luoghi. Moltissimi sono i monasteri che si incontrano percorrendo le poche strade asfaltate che collegano la capitale Thimphu con gli altri centri abitati. Una discreta parte della popolazione buddhista è costituita da monaci, e molti sono anche i monasteri femminili: sembra quasi che in Bhutan fare il monaco sia considerato una professione tra le più ambite.

il re del Bhutan ha ben compreso che la sua terra esercita un fascino potente sugli Occidentali, ma ciò nonostante ha sempre attuato una rigida politica di controllo sul turismo. Il numero di stranieri ammessi è limitato, ed il permesso di ingresso al Paese è molto costoso (circa 800 dollari americani nel 2001). I viaggiatori stranieri possono viaggiare nel Paese solo se sono accompagnati da una guida solo alcuni percorsi sono permessi.

Mi ricordo che rimasi affascinato dalla gente. Sembrava non esistere la povertà, tutti apparivano dignitosamente curiosi di vedere i pochi stranieri ammessi, ma niente elemosina, nessun venditore accanito, nessun bambino petulante. Restai colpito quando mi dissero che il re (di allora, il padre di quello attuale), aveva quattro mogli. Sembrava un piccolo paradiso, una specie di Svizzera himalayana.

Ma non è tutto oro quello che luccica. Come spesso mi accade di fare, iniziai a fare domande a raffica al mio accompagnatore (un giovane molto “occidenale”), e scoprii che dietro a quel bel quadretto colorato si nascondeva una realtà non proprio paradisiaca.
La politica messa in piedi dal re è infatti molto rigida. I Bhutanesi sono costretti a vivere secondo il canone sociale del buddismo mahayana. Il costume nazionale deve essere indossato obbligatoriamente tutti i giorni e lo stile di vita da seguire è rigorosamente regolato dal precetto buddista. Perfino le case devono essere tutte costruite secondo la tradizione, e quelle che non la rispettano vengono demolite.
Questa politica religiosa fondamentalista ha creato non pochi problemi nel Sudest del Paese dove vive, imprigionata in una specie di riserva, la minoranza di etnia nepalese. Questi poveracci sono stati oggetto di una violenta discriminazione da parte del Bhutan che, semplicemente, non li vuole tra i piedi. Il problema è che nemmeno India e Nepal li vogliono ospitare, e loro vivono da rifugiati, senza alcun diritto. La situazione mi ricorda un po’ quella dei Curdi.  Per fortuna ngli ultimi anni il governo americano, in collaborazione con altri Paesi e con l’ONU ha avviato un programma di accoglienza nei loro confronti. Una bella gatta da pelare, visto che questi profughi sono più di centomila… Ma i turisti VIP intanto continuano a visitare il paese, alloggiando in splendidi resort di lusso. C’è addirittura una comunità di Svizzeri che si è stabilita nell’Ovest del Paese e produce il formaggio!

Stamattina poi, leggendo un post di Enrica, scopro che il Bhutan ha stretto relazioni diplomatiche con l’Afghanistan. Speriamo che i Bhutanesi non vadano a lezione di civiltà dai Talebani…