Ormai è più di un anno che, per aiutare due miei amici monaci buddisti che vivono in Italia, ho messo in piedi un servizio di catering tibetano a cui ho dato il nome di Cena Tibetana a Domicilio. L’idea è piaciuta e ha goduto anche di una certa risonanza grazie alla stampa ed all’aiuto di alcuni amici. In molti chiamano incuriositi dalla novità, e i monaci girano un po’ in tutta Italia armati delle loro speciali pentole deliziando i fortunati commensali con squisite prelibatezze dal gusto himalayano. Io mi limito a rispondere alle telefonate ed alle e-mail, a spiegare come funziona e a rispondere alle cosiddette “frequently asked questions” del caso. Il resto lo fanno i monaci.
Una delle domande che sovente mi vengono rivolte riguarda la questione della carne. Sì perchè nel menù sono presenti alcuni piatti di carne e molti dei miei interlocutori (in particolar modo i membri delle comunità buddiste italiane) restano allibiti perchè sono convinti che “i veri monaci buddisti” siano vegetariani. Ebbene, non me ne vogliano i vegetariani, per cui nutro il massimo rispetto, ma purtroppo le cose stanno in modo diverso.
Il buddismo è una filosofia interessante, ma molto complessa e soprattutto “esotica”, cioè appartenente ad un contesto culturale diverso dal nostro. Come tutte le culture esotiche esercita un particolare fascino su noi Occidentali razionalisti e consumisti, ma buttandocisi a capofitto senza un approccio adeguato, si rischia di farsene un’idea troppo superficiale candendo nella banalità o, ancor peggio, nel fanatismo. E il fanatismo porta addirittura all’inappellabile negazione dell’evidenza e della ragione: per alcuni i monaci buddisti sono vegetariani e basta.
Capisco che ci si possa far trasportare dal carisma spirituale del buddismo, esaltandone gli aspetti più affascinanti, ma purtroppo spesso accade che la realtà sia molto meno romantica di come la dipingiamo. No, i monaci buddisti non sono necessariamente vegetariani. Ora, senza spingermi troppo in noiose questioni filosofiche, cercherò di fare un po’ di chiarezza in merito.
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News — Gianmaria @ 23/09/2010 16:55
Se per caso bazzicate per Venezia sabato pomeriggio 25 settembre 2010, vi consiglio di prendere un paio d’ore del vostro tempo e fare un salto a Ca’ Pesaro, sede del Museo d’Arte Orientale di Venezia, verso le 17. Questo perché proprio a quell’ora sarà possibile ammirare le collezioni del museo con una speciale visita guidata, ma soprattutto perché alle ore 18 si terrà un incontro intitolato “Ikebana, la via dei Fiori”. Nel corso dell’evento il maestro internazionale di Ikebana Marcel Vrignaud della scuola Ohara di Parigi presenterà quest’affascinante arte attraverso la realizzazione di 10 opere.
L’ikebana, l’arte giapponese di disporre i fiori, vanta oltre un millennio di storia ed è riconosciuta come una delle più significative ed attuali forme di Arte Zen. In contrasto con le composizioni floreali occidentali dove viene data importanza alla quantità ed alla vivacità dei colori, nell’Ikebana la bellezza è espressa attraverso l’asimmetria, la linearità e una semplicità minimalista quasi disarmante. Non aspettatevi dunque di trovare una massaia dai capelli cotonati che imbastisce composizioni grandi come siepi, tipo balcone tirolese (non me ne vogliano le simpatiche massaie tirolesi!), qui si parla di arte pura..
Io non ci capisco molto di fiori, ma conosco un po’ l’Arte Zen (di cui ho parlato in questo mio post) e so quali emozioni è in grado di suscitare. Quindi anche se non vi piacciono i fiori, fate una salto a conoscere quest’arte, ne vale la pena.
Chi viene me lo faccia sapere, che dopo l’incontro magari andiamo tutti a farci un paio di spriz…
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Il Kashmir è una terra magica e bellissima, incastrata tra le valli himalayane. Ci sono stato più di qualche volta e lo ritengo uno dei luoghi più affascinanti del subcontinente indiano. Srinagar, la capitale, è un gioiello dell’India, con il suo splendido lago Dal e le case galleggianti.
Il turismo, laggiù, cresecrebbe prosperoso se non ci fosse quel piccolo “problemino” con il Pakistan. La regione è considerata a rischio e non ci sono molti stranieri, ma tutto sommato il luogo è da considerarsi sicuro: più di 500.000 soldati dell’esercito indiano presidiano capillarmente tutto il territorio kashmiro. E quando dico ‘capillarmente’ lo intendo alla lettera: le città, i villaggi e le strade sono controllati da pattuglie di militari posizionati così vicino gli uni agli altri da non perdere mai il contatto visivo. In ogni viuzza c’è un soldato armato ogni 50 metri, e ogni 500 un blindato o una jeep. Questo dappertutto, anche nei villaggi più remoti.
Ora, con un tale dispiegamento di forze verrebbe da pensare che qualsiasi forma di assembramento, o altra attività sospetta, verrebbe immediatamente individuata ed eventualmente soppressa. E invece… l’altra notte, dopo che la televisione iraniana ha trasmesso il video di un tale che bruciava il corano davanti alla Casa Bianca ( non quell’ebete coi baffi che poi si è rimangiato tutto, un’altra persona), un drappello di ben 20000 persone si è radunato tra le strade di Tangmarg, una cittadina non lontana da Sirinagar, per poi assalire la scuola locale, dandola alle fiamme.
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News — Gianmaria @ 09/09/2010 14:47
Per quanto io sia un appassionato di tecnologia, e per quanto io ammiri Steve Jobs (soprattutto dopo aver visto questo), non riesco a trattenermi dal dire la mia, dato che mi sento toccato sul vivo.
Dell’inutilità dell’ I-Pad non voglio parlare, che questo non è il luogo adatto, ma stamattina ho letto un articolo su un blog dedicato ad un famoso telefonino della Apple che mi ha fatto, per usare un eufemismo, sorridere.
L’articolo parla di un’applicazione che permette ai possessori di I-pad e I-phone di esprimere il loro recondito estro artistico trasformandosi in calligrafi Zen! Costoro potranno tracciare bellissimi ideogrammi o disegni sul loro touch screen, grazie ad una traccia che imita il tocco di un vero pennello da calligrafia. Il colore disponibile, ovviamente, è soltanto il nero, ma si può scegliere su che tipo di carta scrivere e si possono applicare dei sensazionali effetti grafici a lavoro finito.
Tutto questo è assolutamente inutile, come l’80% delle applicazioni per I-phone. Non c’è da stupirsi che i cervelloni di Cupertino continuino a sfornare applicazioni stupide ma ben confezionate, del resto devono riempire “con il vuoto” qualcosa che è già vuota di per sè (e tutto questo, se ci pensate, è molto Zen), per continuare a vendere il loro prodotto e riempire in qualche modo il tempo dei fannulloni che giocano con il telefonino.
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