Archivio marzo, 2011

Haru no Kaze, Festival della cultura giapponese a Vicenza

harunokaze_1103_d Vento di primavera. Questo è il nome che l’associazione Gohan ha voluto dare alla manifestazione dedicata al Giappone, in corso a Vicenza fino al prossimo 27 marzo, organizzata in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura della città Berica. “Haru no kaze” in giapponese vuol dire ‘vento di primavera’, e simboleggia il vento che spazza via l’inverno per far posto alla nuova stagione. In primavera sbocciano i fiori di ciliegio, simbolo del Giappone e a cui è dedicata una festività particolare. Il vento di primavera è simbolo di vita e di rinnovamento. Un simbolo che i Giapponesi sentono ancora più forte in questi giorni terribili.

La manifestazione è stata inaugurata ieri dall’assessore al turismo Massimo Pecori, con la presenza del sindaco di Vicenza Achille Variati e del console giapponese a Milano Shigemi Jomori. Fino al 27 Marzo si susseguiranno numerosi eventi ed esposizioni dedicate alla storia e cultura del Giappone. A Palazzo del Monte di Pietà sarnno in mostra oggetti artistici tradizionali come le bambole giapponesi Ningyo, alcuni Kimono, opere di calligrafia, origami e oggetti rituali per la cerimonia del tè.


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Il pugno di ferro della Cina sulla politica del figlio unico

chinese-babies Tempo fa scrissi un post sull’argomento della pianificazione delle nascite in Cina, dove elencavo alcuni recenti emendamenti che ammorbidivano la situazione. Ora invece leggo un articolo di Enrica su “Il fatto quotidiano” che denuncia i maltrattamenti subiti da Chen Guangcheng, un avvocato cinese che ha avuto il coraggio di denunciare alcune violazioni dei diritti umani perpetrate dal Governo cinese relative alla questione del controllo delle nascite.

L’attivista avrebbe denunciato, attraverso l’associazione americana ChinaAid, la violenza della politica del figlio unico attraverso la quale ancora oggi il governo pratica sterilizzazioni di massa e aborti forzati nelle campagne cinesi. Questa denuncia è costata all’attivista quattro anni di detenzione, al seguito dei quali è stato confinato agli arresti domiciliari senza la possibilità di parlare con alcuno. Nemmeno con i suoi legali.

Ora, se da una parte la difficoltà dei Cinesi di contenere un’esplosione demografica è comprensibile, dall’altra bisogna fare i conti con la scarsa considerazione che hanno dei diritti umani. Nel periodo precendente alle Olimpiadi di Pechino sembrava fossero stati fatti passi da gigante e gli emendamenti al “family planning” ne erano una prova, ma ora che i giochi olimpici sono ormai solo un ricordo il governo sembra aver dimenticato tutte, o quasi, le sue promesse.