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eventi — Gianmaria @ 09/09/2011 9:36

Non posso non segnalare uno tra i più importanti eventi italiani dedicati alla storia della Cina. Il prossimo 29 ottobre parte la quarta edizione della rassegna “la via della Seta e la civiltà cinese”, organizzata dalla Fondazione 4seohunt.com/www/ Cassamarca di Treviso con l’alto patronato del Presidente della Repubblica la collaborazione della Regione Veneto e della Provincia di Treviso. Un appuntamento immancabile che chiude una tra le più importanti rassegne espositive dedicate all’antica cultura cinese.
La nuova mostra si intitola “Manciù, l’ultimo imperatore”e si terrà presso la Casa dei Carraresi a Treviso dal 29 ottobre 2011 al 13 maggio 2012. L’evento concluderà “l’Anno della Cina in Italia” e celebra il quarantennale delle relazioni diplomatiche tra Italia e Cina.
Quella dei Manciù è stata l’ultima dinastia del Celeste Impero, che ha regnato dal 1644 al 1911. I Manciù erano un popolo seminomade non appartenente all’etnia Han, il gruppo etnico maggioritario in Cina. Approfittando di una serie di tumulti interni, i Manciù detronizzarono i precedenti regnanti della dinastia Ming, formando il nuovo stato manciù e proclamando una nuova dinastia cinese, chiamata Dinastia Qing. Questa fu l’ultima dinastia imperiale cinese e governò la Terra di Mezzo fino al 1912, anno della proclamazione della Repubblica di Cina.
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Altro — Gianmaria @ 05/09/2011 17:47

Ecco un’altra imperdibile iniziativa che, oltre a promuovere la cultura dell’Oriente, si pone un nobile obiettivo umanitario: a sei mesi dal devastante terremoto che ha colpito il Giappone, una scuola di karate e aikido di Casale Monferrato organizza una manifestazione con annessa raccolta fondi che verranno devoluti, attraverso il Consolato Generale del Giappone di Milano, alle popolazioni colpite. L’evento, che prende il nome di “Nippon Jou” (letteralmente: castello giapponese), è dedicata alla cultura tradizionale del Paese del Sol Levante.
La rassegna avrà luogo sabato 10 e domenica 11 settembre al Castello di Casale Monferrato e sarà ad ingresso gratuito. Il programma è fitto e interessante: prevede incontri dedicati alle arti tradizionali giapponesi, come la cerimonia del tè, la calligrafia e la danza, ma anche e soprattutto dimostrazioni e stage di arti marziali, quali il karate, lo iaido, il kendo e l’aikido, con la presenza di maestri italiani e giapponesi.
La manifestazione vedrà anche allestite alcune mostre collaterali, come l’esposizione di armi antiche dei samurai dell’antiquario milanese Luca piatti, un laboratorio di origami e una mostra fotografica intitolata “Il gesto creativo nelle arti tradizionali giapponesi” a cura del fotografo Flavio Gallozzi.
Per pranzo e cena, entrambi i giorni sarà attivo un servizio di ristorazione a base di specialità giapponesi.
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Altro — Gianmaria @ 02/09/2011 11:54

Quando andai in Tibet per la prima volta nel 2001, per un singolare concatenarsi di eventi, dovetti interrompere bruscamente il mio soggiorno e fuggire in auto verso il confine con il Nepal a bordo di un furgoncino scassato lungo quella che molti chiamano “Friendship Highway”, ma che in realtà è una minuscola stradina che si inerpica tra i monti dell’Himalaya raggiungendo quote che superano i 5000 metri. Il viaggio era reso difficile dalle condizioni della strada e dai numerosi posti di controllo dell’esercito cinese, che costringevano ad attese lunghissime, talvolta anche di parecchie ore.
Fu in questo clima mentale di grande eccitazione che feci il mio primo incontro con il tè tibetano.
Complici il freddo e la stanchezza, accettai sempre di buon grado questa bevanda salata e brodosa che mi veniva spesso offerta dalla gente del posto, ma quando – rientrato a casa e a mente fredda – provai ad assaggiarne una tazza preparata dai miei amici monaci, mi resi conto di quanto singolare e disgustosa fosse.
Nonostante io sia un grande appassionato del Tibet e delle sue tradizioni, non posso esimermi dall’annoverare il tè tibetano tra le esperienze meno entusiasmanti vissute in quello splendido Paese. E a quanto pare non sono l’unico a pensarla così. Eppure in Tibet è bevanda nazionale e i nomadi sono in grado di berne anche 40 tazze al giorno!
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