Riconoscere i falsi nell’arte orientale

Leggo stamattina la notizia relativa ad una truffa ai danni di un imprenditore pesarese che, in vista di un potenziale affare, ha acquistato “opere d’arte” di provenienza asiatica per un valore di circa un milione e duecentomila euro. Gli oggetti, spacciati per preziosissimi esemplari in avorio e giada, sono poi risultati dei falsi. L’incauto imprenditore si è fidato dell’esperto “collezionista” francese conosciuto ad un mercatino dell’antiquariato e ha sborsato un capitale per ricevere in cambio una paccottiglia acquistabile per poche decine di euro in qualsiasi negozio di souvenir di qualche grande città asiatica.
Il malcapitato avrebbe dovuto insospettirsi quando si è accorto che le “opere d’arte antica”, nonostante il valore esorbitante, non erano accompagnate da alcuna documentazione valida e avrebbe dovuto rivolgersi a qualche perito. Cosa che in realtà ha fatto, ma troppo tardi.
Quello appena citato è un caso abbastanza estremo, almeno qui in Italia, ma il mercato delle “croste”, cioè dei falsi, è piuttosto fiorente e considerando che la cultura artistica di provenienza non ci appartiene, in questo mondo sono molti gli appassionati, ma pochi gli intenditori.
Gli amatori ed i collezionisti che intendano incrementare le loro collezioni con oggetti d’arte asiatica sono in costante aumento in Italia, e sarebbe necessario tutelarsi. I metodi per proteggersi dal falso sono moltissimi e non sempre richiedono un’esperienza sul campo a livello di storico dell’arte; talvolta basta solo un po’ di buon senso.
Innanzitutto chi acquista manufatti artistici dovrebbe seguire tutte quelle consuetudini che adotta per comprare altri prodotti, ponendo come condizione dell’acquisto il diritto di recesso e una garanzia di autenticità. Questa pratica consente all’acquirente di sottoporre l’oggetto all’attenzione di esperti o eventualmente ad esami scientifici di laboratorio. Il diritto di recesso è previsto dalla legge e dovrebbe essere garantito, in particolar modo quando la disamina dello storico dell’arte o il test di laboratorio mostrassero risultati diversi rispetto a quanto scritto in garanzia.
Prima di scomodare un esperto o spendere denaro per un test sarà opportuno valutare l’oggetto personalmente. In molti casi questo basterà per individuare un falso. Non sempre sarà possibile poiché gli Asiatici – e in particolare i Cinesi – sono degli ottimi falsari, ma produrre un falso fatto bene è molto costoso e richiede tempo e pazienza, per cui la maggior parte dei falsi saranno facilmente riconoscibili a occhio nudo.
Ho già scritto alcuni consigli su come riconoscere la vera giada. Ora vediamo brevemente come ci possiamo comportare di fronte alle più importanti tipologie di oggetti d’arte orientale:
Avorio
L’avorio è un materiale biancastro ricavato dalle zanne di elefante o dai denti di ippopotamo o, nel caso dell’avorio fossile, dalle zanne di mammuth. Questo prezioso materiale viene intagliato o scolpito sin dall’antichità per ricavarne gioielli, suppellettili o monili. Al giorno d’oggi è considerato preziosissimo e difficile da trovare, soprattutto in seguito ad accordi internazionali che vietano l’uccisione indiscriminata degli elefanti. Per legge non è possibile il commercio di avorio recente e gli esemplari in circolazione sono (o dovrebbero essere) necessariamente vecchi o antichi. Per questo motivo molti commercianti senza scrupoli che riescono ad entrare in possesso di avorio nuovo, lo vendono sotto false spoglie per non incorrere nelle sanzioni stabilite dal C.I.T.E.S.
Non è sempre facile capire se l’avorio che abbiamo davanti è recente o antico, ma è più semplice riconoscere gli oggetti realizzati utilizzando materiali surrogati, che sono la stra-grande maggioranza. La maggior parte delle riproduzioni sono realizzate in osso, avorio vegetale o avoriolina. Per riconoscere l’avorio vegetale è sufficiente esaminare l’oggetto alla luce: questo materiale, ricavato dal duro seme di un tipo di palma, è più giallo e più lucido dell’avorio; basterà fare un confronto con il materiale originale e l differenza salterà subito all’occhio.
Gli oggetti in osso sono più difficili da riconoscere perché il colore e la consistenza sono molto simili. Spesso, però, noteremo che gli oggetti realizzati in osso saranno costituiti da più parti assemblate, mentre gli oggetti in avorio, ad eccezione di quelli molto grandi, solitamente sono ricavati da un unico pezzo di materiale.
L’avoriolina è un materiale realizzato mescolando della polvere d’avorio con delle resine plastiche. Un oggetto di avoriolina risulterà più chiaro e più liscio dell’avorio. Per riconoscerla al dilà di ogni dubbio sarà sufficiente pungere l’oggetto con un ago arroventato. Il calore fonderà la plastica e permetterà all’ago di penetrare il materiale. Si formerà un foro ben visibile circondato da uno spesso bordo nero e si avvertirà uno sgradevole odore di bruciato.
Per stabilire con sicurezza l’età di un manufatto in avorio è necessario prelevarne un campione e sottoporlo ad un esame di laboratorio chiamato “spettrofotogrammetria IR”.

(Netsuke in avorio fossile)
Le ceramiche da scavo
Il mercato delle terrecotte funerarie cinesi è fiorente in tutto il mondo occidentale e riconoscere un falso fatto bene è veramente difficile. Molti dei falsi in circolazione sono però fatti piuttosto male e risulterà facile riconoscerli anche ai meno preparati. Le terrecotte non erano realizzate per l’uso quotidiano, ma per far parte di un corredo funebre e sono rimaste intatte proprio perché protette all’interno della tomba per secoli. Se questo “trattamento di favore” ha conservato intatto l’oggetto in sé, l’umidità e i gas prodotti dalla decomposizione ne hanno modificato la struttura chimica, macchiando la superficie e creando una patina particolare, facilmente riconoscibile e difficilmente falsificabile.
Ciò permetterà di riconoscere le copie fatte in serie e destinate al mercato del falso. Per le copie fatte a regola d’arte invece il discorso cambia. I prezzi di questi manufatti antichi sono molto alti e questo ha alimentato un mercato parallelo di falsi realizzati con sapiente maestria. In questo caso non è possibile stabilire l’autenticità dell’oggetto con una semplice ispezione visiva e sarà necessario prelevare un campione e sottoporlo ad un esame di datazione archeologica con la tecnica della termoluminescenza.

(terracotta funeraria cinese della dinastia Tang)
L’arte buddista

L’arte buddista segue un’iconografia molto rigida. Ogni gesto e ogni forma possiedono un significato simbolico ben preciso che lascia poco spazio alla creatività dello scultore. Per questi motivi non è facile classificare cronologicamente gli oggetti d’arte buddista basandosi sullo stile. Un giudizio può essere basato sull’espressione dei volti, cui solo un artista credente può conferire una connotazione mistica, nonché sull’esecuzione paziente ed amorosa dei particolari, come ad esempio le mani e i capelli. I falsari, lontano dalla fede, producono figure poco vitali con lineamenti insignificanti e sguardi vuoti. Per quanto riguarda gli accertamenti scientifici eseguiti sulle opere asiatiche in bronzo, legno e pietra, valgono le stesse regole e tecniche applicate agli oggetti dell’arte Europea, fatti con gli stessi materiali. Bisogna però considerare il fatto che gli asiatici, e per primi i cinesi, hanno un’attitudine diversa per la copia. Per loro copiare i maestri del passato è una virtù e superarli un onore. La copia onesta viene quasi equiparata all’originale e sul mercato ha un prezzo elevato, soprattutto se ha sostituito un oggetto sacro in un tempio o in un monastero.
I falsi commerciali sono invece prodotti in serie come merce da esportazione e sarà facile riconoscere la mano frettolosa dell’artigiano che, dovendo produrre decine o centinaia di esemplari identici ogni giorno, sarà molto meno attenta a dettagli e particolari.
I mobili orientali antichi
Qui entriamo in un campo molto complesso. Non potendo in questa sede scrivere un manuale dedicato e non avendo comunque la preparazione necessaria per farlo, mi limiterò a dare alcuni consigli.
Prima di tutto è necessario fare una distinzione. Il mobile “non originale” si divide in tre tipologie: 1) il mobile antico con parti restaurate più o meno recentemente; 2) il mobile prodotto recentemente e antichizzato artificialmente per sembrare antico; 3) il mobile prodotto recentemente in stile, ma senza l’intento fraudolento di spacciarlo per antico.
Quasi tutti i mobili veramente antichi appartengono comunque alla prima delle tre categorie elencate: un mobile è un oggetto d’uso quotidiano e quindi sottoposto a costante usura. Per questo motivo era cosa comune restaurarli periodicamente sostituendo le parti danneggiate, o addirittura applicando alcune modifiche per adattarlo a nuove necessità. Convenzionalmente si considera “originale” un oggetto con un massimo del 35% di parti restaurate e si può procedere tranquillamente all’acquisto, purché il venditore sia onesto nell’indicare quali parti sono state restaurate e, possibilmente, quando. Inutile dire che la presenza dei restauri diminuisce il valore complessivo del mobile e che questa diminuzione è legata in proporzione inversa all’età degli stessi: un restauro ben camuffato fatto recentemente comporterà una svalutazione maggiore rispetto ad uno, più visibile, realizzato tempo fa.
I mobili appartenenti alla terza categoria sono facilmente riconoscibili: hanno le sembianze di un esemplare antico ma sono realizzati con materiali moderni e tecniche costruttive di tipo industriale. Insomma: “puzzano di nuovo” e saranno venduti ad un prezzo commisurato alla loro natura.
Gli esemplari della seconda categoria sono i più difficili da individuare e comunque i più pericolosi, perché sono realizzati per “ingannare” il compratore che li paga per antichi. Le tecniche per antichizarli sono tantissime, ma anche qui il buon senso e un’attenta ispezione visiva possono correre in aiuto. La ricerca dell’autenticità di un mobile antico si basa:
- sulla disamina dello stile: spesso i falsari non conoscono i dettami stilistici delle varie epoche e tendono a fare confusione, creando degli “ibridi stilistici”. Queste valutazioni hanno come base una certa preparazione, ma ci si può comunque affidare ai numerosi manuali disponibili (per la verità quasi tutti in lingua inglese o francese);
- sulla documentazione accompagnatoria dell’oggetto: In particolare le varie expertise, i certificati, le fatture e ricevute di vendita o qualsiasi documento che aiuti a ricostruire la storia dell’oggetto e di chi lo ha posseduto nel tempo;
- sulle tecniche di fabbricazione: Fino all’inizio del diciannovesimo secolo non esistevano tecnologie per la produzione industriale; tutto era realizzato a mano. Poi, con il progredire della meccanizzazione e dell’automazione, la questione della manodopera acquistò importanza, fino a diventare uno dei criteri di giudizio principali per la valutazione dell’autenticità. Al giorno d’oggi la manodopera ha un costo tale che sarebbe antieconomico realizzare un qualsiasi manufatto complesso affidandosi alle tecniche di fabbricazione antiche, per cui chi produce i falsi tenderà ad utilizzare sistemi meccanizzati o comunque utilizzerà tecniche di costruzione e assemblaggio più semplici e veloci. Il risultato sarà forse altrettanto bello, ma non altrettanto robusto e duraturo. Nella maggior parte dei casi basta saper distinguere una produzione manuale da una meccanica per stabilire con grande attendibilità se un’opera è antica o recente.
- sul certificato di autenticità rilasciato dal venditore e soprattutto sulla sua riconosciuta credibilità e attendibilità. Questo vale in particolar modo quando si acquistano esemplari di alto valore.
- Eventualmente, sull’esame di laboratorio: nel campo dei mobili possono essere utilizzate varie tecniche, quali la datazione al radiocarbonio, l’esame dendrocronologico o la spettrografia molecolare. Questi sistemi, a dire il vero piuttosto costosi, sono in grado di stabilire l’autenticità del campione e non dell’oggetto nel suo complesso.

(coppia di antichi armadi cinesi)
I tappeti
La cultura del tappeto esula dal nostro campo di conoscenza, ma essendo un mercato sempre fiorente, mi permetto di dare qualche consiglio di base.
Per un conoscitore è relativamente facile capire se un tappeto è nuovo, vecchio o antico. Per oggetti veramente antichi le datazioni si basano tuttavia su opinioni e sensazioni più che su fondamenti tecnici o storici, poiché la materia prima, i colori, la tecnica di annodatura e persino i disegni non hanno subito variazioni significative per molti secoli. Per molte antiche culture orientali i tappeti costituivano l’unico elemento di arredo e il centro del tappeto rappresentava anche il centro della vita e dunque il punto soggetto a maggior usura. Qualsiasi uso specifico lascia uno specifico segno d’usura, come nel caso dei tappeti-preghiera dove è ben visibile il punto dove appoggiano le ginocchia.
I principali punti di partenza per la valutazioni dell’età di un tappeto sono i seguenti:
- confronto stilistico e tecnico con tappeti antichi di datazione certa;
- distinzione tra esemplari unici annodati a mano e prodotti industriali tessuti a macchina;
- esame dei colori e del loro deterioramento;
- osservazione dei segni d’usura e del loro significato;
A margine di quanto scritto occorre ribadire alcuni concetti importanti per capire il mercato del falso nell’arte orientale. Nel mondo dell’antiquariato si definiscono “non autentici” sia i falsi veri e propri, prodoti con l’intento di ingannare per ottenere un guadagno indebito, sia opere nate come copie oneste che, in seguito a vari passaggi di proprietà, vengono vendute come autentiche anche a causa di scarsa preparazione delle parti. Queste ultime costituiscono la maggioranza, anche in considerazione del fatto che molte opere furono importate in Occidente, più o meno legalmente, durante l’epoca delle grandi colonie, talvolta grazie ad espropri e confische praticati dalle potenze coloniali, preziosi oggetti d’arte venivano strappati dalle mani dei proprietari per arricchire le collezioni degli Europei, senza una conoscenza approfondita della natura degli oggetti e della cornice artistica e culturale di riferimento.
Così in Europa si vede circolare, da quasi due secoli, un’infinità di esemplari di arte orientale più o meno belli e preziosi, ma inevitabilmente sprovvisti di documentazione. Inoltre, l’atteggiamento degli orientali verso la copia dell’opera d’arte sopra accennata, unita ad una sensibilità all’antico diversa dalla nostra, contribuisce a spiegare una così alta percentuale di oggetti non autentici sul mercato dell’antiquariato.
Gli esemplari autentici dei secoli passati non aumentano di numero, ma diventano sempre più rari e preziosi. Cresce invece il numero dei possibili acquirenti, sia per l’espandersi della ricchezza della popolazione mondiale, sia per l’aumento della superficie abitabile pro-capite, sia per gli effetti della “globalizzazione”. Il desiderio di abbellire la propria abitazione con oggetti d’arte è molto comprensibile e la copia diventa una necessità sociale. Questo fenomeno ha effetti deleteri a lungo termine, perché contribuisce ad un impoverimento del patrimonio artistico mondiale.
