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Antichità orientali a Pordenone Antiquaria

Memoria Oblio

Per questo nuovo anno 2012 Galleria Thais ha già in programma una serie di eventi sia culturali che commerciali, legati all’arte orientale, che saranno organizzati sia in sede qui da noi che in altri contesti in giro per l’Italia.

Il primo appuntamento non si fa attendere: Galleria Thais porterà alcuni tra i suoi esemplari più preziosi al pubblico friulano, partecipando all’edizione 2012 della fiera Pordenone Antiquaria, che avrà luogo presso il quartiere fieristico di Pordenone dal 14 al 22 gennaio.

In particolare sarà esposto uno splendido speziale da farmacia cinese con ottanta cassetti e un’antichissima scultura in pietra raffigurante un Boddhisattwa, proveniente da Wuhan, in Cina e risalente alla dinastia dei Song settentrionali (960 – 1127 A.D.), assieme ad altri arredi ed oggetti antichi provenienti da Cina e Tibet.

Dal comunicato stampa:
Per 9 giorni i 4.500 mq dei padiglioni 8 e 9 diventeranno il palcoscenico di una manifestazione che già nella prima edizione del 2010 ha dimostrato di essere accreditata come la più importante e ricca mostra mercato di antiquariato del Friuli Venezia Giulia e una delle più quotate in tutto il Nord-Est.

Tra gli espositori, circa 80, vi saranno antiquari, mercanti d’arte e galleristi provenienti da tutta Italia e selezionatissimi per l’alto livello professionale e pregio delle collezioni. I protagonisti della fiera saranno soprattutto i mobili d’epoca, ma non mancheranno argenterie, marmi, statue lignee, dipinti, arte sacra, arredi e tappeti orientali, maioliche, diamanti, gioielli e tanto altro ancora.
Pordenone Antiquaria, giunta alla sua terza edizione, si propone come occasione per collezionisti, amatori ed appassionati che cercano un acquisto sicuro e che rappresenti un investimento per il proprio patrimonio.


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Antiquariato orientale all’asta alla fiera Luxury & Yachts 2011

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Anche quest’anno si terrà la prestigiosa fiera “Luxury & Yachts”, il più grande Salone Internazionale del Lusso. L’edizione 2011 del Salone si terrà presso l’Ente Fiera di Verona dal 24 al 27 novembre. Come sempre Galleria Thais sarà presente con alcuni tra i suoi migliori esemplari di antiquariato orientale, ma quest’anno anche il Museo d’Arte orientale Obrietan parteciperà come ospite speciale con una selezione di preziosi oggetti d’arte antica e arredi di antiquariato provenienti dall’Estremo Oriente.

Presso lo stand 403 all’interno del padiglione 4 del complesso di Verona Fiere, il museo esporrà una collezione di circa 50 esemplari di raro pregio e  bellezza, tra i quali un’antica insegna templare in legno di canfora , una maestosa campana in ferro  del 1592 e un antico busto di buddha thailandese ricavato da un tronco e ricoperto d’oro. Alcuni tra gli esemplari esposti saranno messi all’asta domenica 27 novembre, alle ore 16. La vendita all’incanto si terrà presso lo stand del Museo d’Arte Orientale Obrietan (stand 403 – Pad. 4) e il ricavato sarà parzialmente devoluto in favore del progetto umanitario “Himalayan Aid” che si occupa di portare assistenza e aiuto ai bambini esuli dal Tibet che intraprendono il noviziato nei monasteri buddisti. I lotti all’asta, di proprietà della Galleria Thais – Antichità d’Oriente, saranno in esposizione per tutta la durata della fiera. L’asta benefica è organizzata dal Museo d’Arte orientale Obrietan in collaborazione con Veneto Exhibitions.


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“Nippon Jou” una manifestazione sulla cultura tradizionale del Giappone

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Ecco un’altra imperdibile iniziativa che, oltre a promuovere la cultura dell’Oriente, si pone un nobile obiettivo umanitario: a sei mesi dal devastante terremoto che ha colpito il Giappone, una scuola di karate e aikido di Casale Monferrato organizza una manifestazione con annessa raccolta fondi che verranno devoluti, attraverso il Consolato Generale del Giappone di Milano, alle popolazioni colpite. L’evento, che prende il nome di “Nippon Jou” (letteralmente: castello giapponese), è dedicata alla cultura tradizionale del Paese del Sol Levante.

La rassegna avrà luogo sabato 10 e domenica 11 settembre al Castello di Casale Monferrato e sarà ad ingresso gratuito. Il programma è fitto e interessante: prevede incontri dedicati alle arti tradizionali giapponesi, come la cerimonia del tè, la calligrafia e la danza, ma anche e soprattutto dimostrazioni e stage di arti marziali, quali il karate, lo iaido, il kendo e l’aikido, con la presenza di maestri italiani e giapponesi.

La manifestazione vedrà anche allestite alcune mostre collaterali, come l’esposizione di armi antiche dei samurai dell’antiquario milanese Luca piatti, un laboratorio di origami e una mostra fotografica intitolata “Il gesto creativo nelle arti tradizionali giapponesi” a cura del fotografo Flavio Gallozzi.

Per pranzo e cena, entrambi i giorni sarà attivo un servizio di ristorazione a base di specialità giapponesi.
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Cultura culinaria del Tibet: il Tè al burro di Yak

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Quando andai in Tibet per la prima volta nel 2001, per un singolare concatenarsi di eventi, dovetti interrompere bruscamente il mio soggiorno e fuggire in auto verso il confine con il Nepal a bordo di un furgoncino scassato lungo quella che molti chiamano “Friendship Highway”, ma che in realtà è una minuscola stradina che si inerpica tra i monti dell’Himalaya raggiungendo quote che superano i 5000 metri. Il viaggio era reso difficile dalle condizioni della strada e dai numerosi posti di controllo dell’esercito cinese, che costringevano ad attese lunghissime, talvolta anche di parecchie ore.

Fu in questo clima mentale di grande eccitazione che feci il mio primo incontro con il tè tibetano.

Complici il freddo e la stanchezza, accettai sempre di buon grado questa bevanda salata e brodosa che mi veniva spesso offerta dalla gente del posto, ma quando – rientrato a casa e a mente fredda – provai ad assaggiarne una tazza preparata dai miei amici monaci, mi resi conto di quanto singolare e disgustosa fosse.

Nonostante io sia un grande appassionato del Tibet e delle sue tradizioni, non posso esimermi dall’annoverare il tè tibetano tra le esperienze meno entusiasmanti vissute in quello splendido Paese. E a quanto pare non sono l’unico a pensarla così. Eppure in Tibet è bevanda nazionale e i nomadi sono in grado di berne anche 40 tazze al giorno!
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Il 7 luglio ricorre il San Valentino cinese

Secondo il calendario lunare cinese, il 7 luglio è il giorno dell’incontro tra le costellazioni Altair e Vega. Un’antica leggenda, risalente alla dinastia Han, narra dell’amore tra Zhinu, una delle sette figlie del Re del Cielo e Niulang, un povero contadino. Grazie al consiglio di un bue parlante, il contadino riesce ad incontrare la bella Zhinu e chiederla in sposa. Lei accetta e i due si sposano, ma in seguito la cattiva madre Wangmu non contenta che una delle sue figlie sia la moglie di un contadino, invia sulla Terra un Generale Celeste che la rapisce per riportarla in Cielo, ma la figlia si ribella con tutte le sue forze per tornare dal suo amato. Allora il Re del Cielo punisce i due amanti trasformandoli in stelle e collocandoli molto lontani l’uno dall’altra nella volta celeste, di modo che possano incontrarsi una sola volta all’anno, il sette luglio.

Da più di due millenni i Cinesi festeggiano il 7 luglio come giornata dell’amore sincero organizzando coloratissime cerimonie. La festa non era solo appannaggio della corte reale, ma era tenuta in gran considerazione anche dal popolo. Ad esempio, nel palazzo reale, si organizzava il cosiddetto “Banchetto di Qinqiao”, durante il quale si tenevano molti piccoli giochi divertenti. A livello popolare, la sera del sette luglio, datisi appuntamento, gli innamorati bruciavano gli incensi per portare sacrificio alla Via Lattea e alle due stelle, pregando per la realizzazione dei propri desideri.
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