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Altro — Gianmaria @ 22/01/2009 12:09
Si dà il caso che qualche giorno fa io abbia festeggiato i miei trentun anni. Per l’occasione ho pensato di mettere assieme la mia grande passione per l’Oriente alla mia grande passione per la cucina e ho organizzato una cena a base di piatti orientali.
Il menù prevedeva: Ravioli a vapore con ripieno di carne e altri con ripieno di pesce, Riso saltato con gamberi e verdure, Coniglio al vino di riso con taccole e una tempura di carne e verdure. Siccome non ho servito nulla di precotto o preconfezionato e mi sono preparato tutto (anche la pasta per i ravioli) in casa, ho passato un paio di sere a documentarmi per evitare di avvelenare i miei amici. Tra le varie ricerche in google ho scoperto un sito molto interessante, in lingua inglese, che contiene ricette, notizie, consigli ed approfondimenti sulla cucina cinese.
Ho perso un’intera serata a leggere tra le pagine del sito, dove ho trovatoalcuni interessanti articoli sulla storia della cucina cinese e taiwanese e sulla cultura del cibo. Il sito, che contiene anche un blog, è gestito da un critico gastronomico inglese che vive a Taiwan. Consiglio un’occhiata, soprattutto a coloro che credono che la cucina cinese sia quella che si trova nei ristoranti qui in Italia.
Per la cronaca, tutti gli invitati sono acora vivi e fino ad oggi in buon salute…
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Altro — Gianmaria @ 19/12/2008 19:18
Cari amici, clienti, lettori, desidero ringraziarvi tutti per aver avuto l’occasione di conoscervi, sul web o di persona, e di aver speso anche solo un po’ di tempo con Voi.
Anche grazie a Voi, da quasi quindici anni facciamo questo lavoro che ci piace così tanto, ed ancora oggi possiamo girare l’Oriente alla ricerca del Bello e dell’Insolito, e portare un pezzo di millenaria saggezza nelle nostre case.
Il Natale è la festa della famiglia, ed io vorrei riunirvi tutti in un abbraccio virtuale, augurandoVi di passare un Natale sereno con i Vostri cari!
A presto,
Gianmaria Obrietan
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Altro,
News — Gianmaria @ 05/12/2008 18:55
Qualche tempo fa avevo consigliato un libro che racconta, attraverso un’analisi poitica e sociale “dall’interno”, la storia del Nepal. Il saggio, però, è stato scritto nel 2005 ed è ormai obsoleto, se consideriamo gli avvenimenti occorsi tra il 2006 ed oggi: i Nepalesi hanno abbandonato definitvamente la monarchia e hanno costituito una nuova repubblica federale democratica.
Le terribili vicende che hanno sconvolto il paese negli ultimi anni sono passate in sordina, se non fosse per l’eclatante uccisione del re Birendra e della sua famiglia nel 2001. Del resto il Nepal è conosciuto in Occidente quasi solo come meta turistica (e il turismo locale ha subito una flessione del70% negli ultimi anni) e poco si sa della guerra civile e della lenta rivoluzione che hanno portato il paese a stravolgere il suo assetto politico in pochi anni.
L’orientalista Enrica Garzilli ha pubblicato e messo a disposizione un documento che esamina in modo chiaro e sintetico l’attuale situazione politica del Nepal alla luce delle ultime, recenti evoluzioni. Il documento è stato scritto come “policy brief”, ovvero una guida alle scelte di policy nell’ambito di una ricerca dell’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale) , ma costituisce per chiunque un interessante spaccato sulla situazione politica, economica e sociale del Nepal di oggi.
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Altro — Gianmaria @ 05/12/2008 12:12
Tutti pronti. Ormai non possiamo non essere preparati (almeno psicologicamente) alla tremenda recessione che si abbatterà sul pianeta e che ci farà morire tutti di fame. I telegiornali ne parlano ogni giorno. Raccontano con dovizia di particolari della catastrofica crisi in corso e dicono che è solo l’inizio. I canali di finanza, i siti web dedicati come Trend Online, addirittura blog creati ad hoc analizzano l’inevitabile.
La crisi c’è, questo è sicuro, e molti non passeranno un bel 2009. Ma se la situazione economica in cui versiamo è preoccupante, ancor di più mi preoccupa l’atteggiamento comune con cui gli Italiani stanno reagendo. Si parla solo di crisi, di recessione, di licenziamenti e cassa integrazione (o almeno così sento io). Nella foga di raccontare quanto staremo male l’anno prossimo, ci si dimentica che c’è una fetta di piccole e medie imprese che continuano imperterrite a produrre e a collezionare successi. Il problema è che questo atteggiamento di nero pessimismo danneggerà alla lunga anche quelli che in qualche modo riescono ad andare avanti. Si chiama “Teorema di Thomas” e rischia di far sprofondare tutti nel baratro. Certo l’Italiano medio può poco o nulla contro l’altalena dei prezzi e le speculazioni finanziarie presenti e passate, ma fasciarsi la testa ancor prima di farsi male è l’atteggiamento più sbagliato con cui affrontare questo periodo di difficoltà.
Stamattina leggevo questo post di Giovanna Hugues e pensavo al fatto che non sarà tanto la crisi in sè, ma il modo in cui si cercherà di farvi fronte a cambiare le abitudini di vita di tutti noi. Credo che la reazione collettiva della gente innescherà il tipico meccanismo della “profezia che si autoavvera”: se sono convinto che le cose andranno male, attiverò inconsapevolmente dei comportamenti che le farano adìndar male sul serio, le cose.
In effetti mi sono chiesto quali siano i segnali tangibili dell’imminente crollo. La risposta è: nessuno, almeno nel mio settore. Ho dato un’occhiata alle recenti aste sia in Europa che in Asia e ho visto dati confortanti: più dell’85% di venduto. Vuol dire che qualcuno i soldi li tira fuori e li fa girare. Io stesso sto chiudendo bene l’anno e dovrei preparare spumante e bicchieri, ma questo clima di sfiducia generale mi uccide il sorriso in bocca.
Ogni tanto qualche soddisfazione. Oggi mi arriva un e-mail di un mio cliente statunitense, con allegata la foto di una splendida casacca in seta che aveva comprato da noi qualche tempo fa. Si tratta di una casacca tradizionale cinese in broccato di seta con dei motivi a dragone risalente al tardo periodo Qing, presumibilmente epoca Guangxu (seconda metà dell’800). L’esemplare è piuttosto raro e il mio cliente, già collezionista di arte orientale non se lo è lasciato scappare. La casacca era in discrete condizioni di conservazione e praticamente non vi erano restauri. Una volta venduto e spedito l’esemplare me ne ero quasi dimenticato, fino ad oggi, quando ricevo appunto l’immagine allegata al messaggio in cui il cliente, con toni entusiastici, voleva condividere con me l’emozione di vedere l’esemplare incorniciato ed esposto a casa sua.
Qui da noi il mercato delle sete antiche cinesi è stato quasi abbandonato dai collezionisti. Fuori dall’Italia, invece, è molto più comune trovare arazzi, casacche o vesti in seta incorniciate ad abbellire qualche parete di qualche casa.
Tutti sanno che la seta cinese è una delle più pregiate al mondo e che l’eredità delle tecniche di ricamo della Terra del Dragone si sono poi trasmesse in tutto il Sud Est Asiatico, in Giappone ed in India, ma la storia di questo preziosissimo tessuto si perde nella notte dei tempi.
L’allevamento del pregiatissimo baco fu un segreto custodito a lungo dai cinesi e non è possibile determinare il periodo in cui iniziarono a tessere tele così meravigliose con
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