Il mondo dell’antiquariato affascina, e non solo i collezionisti o gli appassionati. Nessuno con un po’ di buon gusto è immune alla suggestione derivante dall’ammirare un oggetto realizzato decine, centinaia di anni orsono. Come per l’arte in generale, qualcuno può preferire l’arte moderna, quella contemporanea, ma il contatto con un oggetto carico di storia non può lascare indifferenti, se ci si pensa bene. I mobili orientali sono a mio avviso degli ottimi ambasciatori di queste suggestioni, anche grazie al fatto che per la nostra Cultura l’Oriente è un luogo lontano e misterioso, e il fascino dell’esotico si somma a quello dell’antico.
Molto spesso i miei clienti chiedono informazioni dettagliate sull’epoca di un mobile, e spesso sembrano essere tanto più contenti ed affascinati, quanto maggiore è l’età scritta sul certificato. L’originalità di un mobile è una caratteristica fondamentale, anche per il prezzo, e di conseguenza in molti ci chiedono come funziona la datazione dell’antiquariato orientale, rispetto a quella del più famoso antiquariato europeo.
La questione merita un approfondimento, dato che noi Europei siamo abituati a sentire classificazioni piuttosto rigide del nostro antiquariato, sia in termini cronologici ce geografici e stilistici. In Oriente invece il discorso è un po’ più complicato.
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Venerdì prossimo 21 novembre, all’ex palazzo del ghiaccio di Milano parte BEspoke, il nuovo appuntamento milanese dedicato al lusso su misura: una manifestazione fieristica che coinvolge le più importanti realtà produttive del lusso “made in Italy”.
Su richiesta degli organizzatori, porteremo alcuni rarissimi reperti lignei venuti recentemente alla luce durante il lavori di costruzione della Diga delle Tre Gole , in Cina. La mostra collaterale l’ho chiamata “I tesori nascosti del fiume Yangtze”. Tutti gli esemplari in mostra appartengono alle collezioni di Galleria Thais. Ecco il comunicato stampa preparato per l’occasione:
“I tesori nascosti del fiume Yangtze”
Mostra collaterale alla fiera BEspoke – Lusso su Misura
Milano, ex Palazzo del Ghiaccio – dal 21 al 23 novembre 2008
Il fiume Yangtze è il più lungo del continente asiatico, e percorre la Cina dall’Altopiano del Tibet fino al Mar Cinese Meridionale. Per più di seimila anni ha costituito, e ancora costituisce, la maggiore [...]
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Ormai la domanda è così frequente che potrei sovrapporre la mia voce a quella del cliente quando me lo chiede: “Come devo fare per pulire il mobile che ho appena acquistato?”
Il solo fatto di aver comprato un pezzo che viene da lontano può far pensare a chissà quale pratica esoterica sia necessaria per mantenerlo in buone condizioni. No, nessun mantra da salmodiare tra i fumi dei bastoncini d’incenso. Basta la stessa cura che la Signora Adelina e quasi tutte le massaie che si rispettino mettono nel fare le pulizie settimanali: uno straccio o una scopetta di piume per eliminare la polvere e un po’ di olio di gomito. Magari cantando l’ultimo successo di Gigi d’Alessio o Biagio Antonacci, che non hanno nessun effetto specifico sul mobile cinese ma piacciono tanto alle nostre massaie. Questa mia lapidaria sicurezza che basta spolverarlo si basa sul fatto che un pezzo antico, sia esso un tavolo da calligrafo di epoca Ming o uno scrittoio francese in stile Luigi XIV, è resistito per secoli quando non c’erano né i prodotti antitarlo né i climatizzatori. Se ha resistito finora, non si sgretolerà tra le nostre mani da un momento all’altro, e basteranno alcuni accorgimenti per assicurargli ancora lunga vita e splendore. Oltre all’ordinaria manutenzione, ossia alla buona abitudine di tenerlo pulito,l’unico intervento che un mobile cinese antico richiede è la lucidatura periodica, che andrebbe fatta una o due volte l’anno, utilizzando esclusivamente cera per mobili.
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