Archivio Categoria 'Racconti di viaggio'

Una lettera di Buon Natale dall’Himalaya

Himalayan_monastery Sono rimasto piacevolmete sorpreso stamattina, quando la postina mi ha consegnato una lettera arrivata da lontano. Si tratta di una “cartolina” di buon Natale un po’ speciale, infatti giunge dalla valle di Nubra, una remota località himalayana nello stato del Kashmir, in India. 

Laggiù c’è un monastero buddista che ospita decine di bambini monaci che vivono e studiano accuditi dai monaci adulti. Nel 2007 abbiamo raggiunto quel monastero con il progetto umanitario Himalayan Aid e abbiamo consegnato numerose adozioni a distanza, oltre ad aiuti umanitari ed assistenza medica. Il maestro del monastero buddista Galden Tashi Chosling mi ha spedito gli auguri, raccontandomi anche che i piccoli novizi stanno bene. Ecco il testo della lettera (cito testualmente, erori inclusi):


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Pezzi di libro: "Adozioni ad alta quota" – terza puntata

Eccoci al terzo appuntamento con la serie “Pezzi di libro” dedicata al volume fotografico “Adozioni ad alta quota”. Dopo la prima e la seconda puntata, la storia continua con un altro stralcio del racconto di viaggio ed altre immagini.

Il fiume si fa sentire incessantemente sotto la coltre di ghiaccio. A volte lo si nota spostarsi lentamente là11 dove non è coperto dal suo freddo sudario, e l’acqua nera trasporta sottili placche gelate, come piccole zattere galleggianti. Dove la furia delle rapide impedisce alla superficie gelida di solidificarsi lo si scorge turbinoso, con il suo ruggito penetrante.

Lo si avverte anche nel silenzio tombale in quei punti dove il letto è completamente ghiacciato, e lo si immagina scivolare invisibile sotto ai propri piedi o lo si intravede scorrere dove la lastra è trasparente e sottile. In questa gola silenziosa e gelida, pur se intrappolato sotto il manto nevoso, il fiume è fonte di vita, una protesta contro la rigidità invernale di questo luogo disabitato.

In alcuni punti l’acqua è profonda soltanto alcune decine di centimetri e, dove il ghiaccio è più fragile, si può rompere facilmente con i piedi e le racchette: possiamo così improvvisare un guado, con l’appoggio dei ciottoli del greto. Utilizzando le funi e le imbracature di sicurezza possiamo raggiungere l’altra sponda.

Qualche altra volta, invece, il fiume non ci è amico e ci impedisce di passare. Dove le rocce costringono le acque all’interno della gola, il fiume raggiunge i sette metri di profondità e la corrente è più furiosa che mai: siamo così costretti a lunghe deviazioni tra le pareti rocciose per aggirarne i tratti impraticabili.


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Pezzi di libro: "Adozioni ad alta quota" – seconda puntata

Arriva il secondo appuntamento con la serie “Pezzi di libro” dedicata al volume fotografico “Adozioni ad alta quota”. Dopo il primo appuntamento, qui uno stralcio del primo capitolo ed altre immagini.03

“Non ci sono strade, né sentieri, né valichi. Le montagne sono coperte da una spessa coltre di neve. L’unica via di comunicazione tra la remota valle dello Zanzkhar, incuneata nella catena dell’Himalaya e il resto del mondo, è una stretta gola dove scorre l’omonimo fiume dal letto spesso ghiacciato.


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Spedizione umanitaria Himalayan Aid 2007: ecco l’anteprima del film

La penultima spedizione del progetto umanitario Himalayan Aid, alla quale ho partecipato, è stata seguita dal regista milanese Andrea Beretta che sta realizzando un filmato documentario di circa un’ora. Presumibilmente il filmato sarà pronto pre la fine dell’anno, intanto ecco a voi un’anteprima… una specie di trailer di quindici minuti, tanto per dare l’idea di quello che abbiamo fatto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Pezzi di libro": Adozioni ad Alta quota – Introduzione

Come promesso, ecco la "prima puntata" della serie di post in cui pubblicherò alcune immagini e alcuni stralci del libro "Adozioni ad Alta quota", che ho scritto due anni fa.

In questa puntata l’introduzione:

"Un pugno di uomini percorre a piedi il corso di un fiume ghiacciato tra le valli dell’Himalaya per centosettanta chilometri. Camminando su scivolose lastre di ghiaccio per nove ore al giorno e dormendo in tende o grotte naturali, il gruppo raggiunge la valle dello Zanzkhar, nell’India del Nord, una delle regioni più inospitali del mondo, per portare il proprio aiuto ai piccoli monaci che vivono nei monasteri arroccati sulle pendici di quelle impervie montagne, ad un’altitudine di circa quattromila metri".

100 Questa è l’immagine che si delineò nella mia mente quando mio padre, Kino Obrietan, accennò per la prima volta all’idea di organizzare una spedizione invernale nello Zanzkhar.

L’ottobre 2005 un violento terremoto aveva devastato il territorio a cavallo tra il Pakistan orientale e il Kashmir indiano. Quella terra, già martoriata da più di quindici anni di guerra ininterrotta, era stata colpita da una nuova calamità.

I giornali parlavano di ottantamila morti. Le notizie che ci arrivavano erano frammentarie e confuse, nonostante avessi inviato continui messaggi via posta elettronica chiedendo ai miei amici indiani come stessero realmente le cose laggiù, non riuscivo ad ottenere informazioni aggiornate, e la preoccupazione


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