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Recensioni — Gianmaria @ 06/04/2011 17:49
Marco Restelli è un orientalista specializzato in lingua e letteratura Hindi. Da venticinque anni gira per tutta l’Asia per realizzare reportage, e come giornalista collabora con numeriosi periodici italiani come Elle, Espresso e io Donna, scrivendo di Esteri, viaggi e cultura. Come docente ha organizzato vari semminari presso alcune facoltà dell’Università di Milano.
La sua seconda passione è il Web. Mi ha colpito il tema di studio a cui si dedica da anni: il rapporto tra la Rete a la spiritualità, ovvero il modo in cui le religioni e le sette si autoproclamano attraverso Internet. A questo tema ha dedicato un libro, scritto in collaborazione con la giornalista Cristiana Ceci e pubblicato nel 2001 da Alpha Test.
Ed è attraverso il Web che Marco racconta della sua Asia: nel 2008 ha creato il blog MilleOrienti, una vetrina sull’Asia antica e moderna, dove si parla di cultura, politica e società. Attraverso il blog egli racconta anche dei suoi numerosi viaggi, permettendo al lettore di andare ai clichè e ai luoghi comuni, ma ci parla anche di attualità e cinema, in particolare di “Bollywood”, il cinema popolare in ligua Hindi che sta riscuotendo un certo successo anche in Occidente.
MilleOrienti è un’interessante piattaforma culturale sull’Asia, dedicata ad un pubblico colto e curioso e, a quanto si evince dalle statistiche e dai fan su Facebook, numeroso. Degna di nota è anche “Asian Food Corner”, una rubrica culinaria dedicata alla gastronomia asiatica, con recensioni, storie e ricette. Con mia sorpresa noto che la rubrica è gestita dalla giornalista Cristiana Ceci, che ho conosciuto telefonicamente qualche tempo fa quando scrisse un pezzo sul settimanale “D di Repubblica” relativo alla Cena Tibetana a Domicilio.
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Recensioni — Gianmaria @ 28/01/2011 18:49
Ho appena finito di leggere un bellissimo libro sulla Cina contemporanea scritto da un brillante giornalista britannico. Rob Gifford, che dal 1987 trascorre la maggior parte del suo tempo nella Terra di Mezzo lavorando come reporter e studioso, ha realizzato un’opera acuta e illuminante che analizza nel profondo i mille aspetti della trasformazione della Cina e dei Cinesi negli ultimi trent’anni.
L’autore descrive un viaggio lungo la Route 312 che collega Shanghai al confine con il Kazakistan, costruita sulle tracce dell’antica Via della Seta, durante il quale egli incontra svariati e singolari personaggi che svelano attraverso la loro voce il ricco mosaico della vita moderna cinese e gli sconvolginemti che la modernità produce nei loro comportamenti e nel loro modo di vedere le cose.
Chiacchierando con camionisti, venditori ambulanti, prostitute e monaci tibetani o semplici viaggiatori incontrati nelle piazzole di sosta della lunghissima autostrada, Gifford ripercorre la storia della Cina e ci racconta di come la rivoluzione di Mao abbia profondamente influenzato la mentalità dei Cinesi moderni, del perché quella grande nazione sia vista da alcuni come un modello e da altri come un pericolo. Partendo dagli aneddoti narrati dalla gente comune, l’autore ci regala un’interessante analisi di molti dei fenomeni politici, economici e sociali che caratterizzano la strabiliante evoluzione della Cina.
Il libro, che si intitola “Cina, viaggio nell’impero del futuro” di Rob Gifford edito da Neri Pozza ISBN 978-88-545-0249-9, è istruttivo, avvincente e toccante allo stesso tempo; l’autore ha un’acuta capacità di osservazione e una brillante ironia. Direi che questo potrebbe essere un ottimo testo da leggere per chi si accinge a visitare la Cina per la prima volta.
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Recensioni — Gianmaria @ 23/10/2009 13:17
L’India è sempre stata una delle mie mete preferite. Ci sono stato spesso, sia per lavoro che per diletto. Una delle caratteristiche più entusiasmanti di quel paese è la sua incommensurabile complessità. Ho appena finito di leggere un bel libro sul magico subcontinente indiano. Si chiama “Attraversando l’India – diario di un viaggio nella Grande Madre”, di Elio Bailo, Ed. Giovanni Tranchida. L’opera è un po’ datata, visto che è stata pubblicata per la prima volta nel 1997, ma io ho apprezzato molto il modo con cui l’autore ha affrontato argomenti che potrebbero talvolta annoiare i lettori: la storia e la filosofia indiane.
Bailo si immerge in argomenti molto complessi e profondi raccontandoli attraverso i suoi occhi di viaggiatore e affascinando il lettore con aneddoti legati alle sue esperienze sul luogo. Pagina dopo pagina si affrontano il panorama storico indiano, i miti e le religioni, il pensiero filosofico e la società indiana, antica e moderna. Il registro linguistico utilizzato è adatto a quasi tutti e la sottile ironia con cui Bailo racconta gli Indiani e le loro “stranezze” rende le oltre 300 pagine del libro piacevoli e veloci da leggere. Queste caratteristiche trasformano il libro in un ottimo strumento per chi desidera un’infarinatura sui più importanti tra i mille aspetti del Subcontinente indiano e del suo popolo.
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Recensioni — Gianmaria @ 04/09/2009 16:44
Qualche tempo fa, durante una delle poche (per me) ma caldissime notti di agosto passate quasi insonne davanti alla tv, mi sono imbattuto in un video trasmesso sul canale dell’ex vicepresidente degli Stati Uniti, dal curioso titolo: “Miss Little China”.
I registi Riccardo Cremona e Vincenzo De Cecco raccontano in un documentario di un’ora circa l’Italia vista con gli occhi dei migranti cinesi. Il tema centrale del film è un concorso di bellezza organizzato al casinò di Venezia in cui le miss sono tutte con gli occhi a mandorla. Cinque aspiranti reginette della China Town di Mestre si raccontano e raccontano la loro Italia ed i rapporti con gli Italiani. Attorno a questo tema, le storie di altri Cinesi, giovani o meno giovani che, qui nel Bel Paese hanno trovato la loro America.
L’altro giorno ho scoperto che il documentario viene venduto assieme ad un libro, scritto da Raffaele Oriani e Riccardo Staglianò. Ora, siccome il film mi era piaciuto ed aveva suscitato la mia curiosità, sono corso in libreria a comperare il libro, che ho scoperto essere il seguito di un’altra pubblicazione dell’anno scorso: “I Cinesi non muoiono mai“, degli stessi due autori. E’ andata a finire che li ho presi tutti e due.
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l’arte antica della Birmania (attuale Myanmar) è famosa per tre cose: Le maestose pagode, gli innumerevoli stupa e le splendide statue del Buddha. Non potendo portare in Italia nè le prime nè i secondi, ci siamo concentrati appunto sulle sculture sacre, collezionandone un discreto numero di esemplari soprattutto negli ultimi anni. A parere mio e di molti collezionisti occidentali i Buddha indocinesi rappresentano il fiore all’occhiello della produzione statuaria buddhista dell’intera Asia.
Le statue del Buddha in puro stile birmano si riconoscono per il collo piuttosto corto, il busto possente e le dita di pari lunghezza. I capelli sono raccolti in una chioma, talvolta sormontata da un pennacchio a forma di zucca e i lobi delle orecchie sono grandi fino a toccare le spalle. La veste è morbida e leggermente stilizzata.
In antichità, e soprattutto nel corso delgli ultimi tre secoli, lo stile birmano si è evoluto acquisendo caratteristiche apprese dagli abilissimi artigiani thailandesi e laotiani. In particolare durante l’epoca Konbaung (1752-1885), la Birmania ha sfornato alcune tra le migliori statue di Buddha della sua storia.
Recentemente abbiamo acquisito un esemplare tanto raro quanto prezioso: una statua di Buddha bimano in stile Shan, ralizzata in legno laccato e dorato e risalente alla seconda metà del VXIII Secolo. Essendo questo uno dei pezzi più importanti della nostra collezione commerciale di Buddha, abbiamo realizzato un breve video descrittivo: