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Forget Kathmandu: una splendida, breve storia del Nepal

Forget KathmanduQuando sono a Kathmandu alloggio in un piccolo monastero buddista nel quartiere di Swayambhunath, non distante dall’ingresso del Tempio delle Scimmie. Anche se di notte fa piuttosto freddo lascio sempre la finestra aperta prima di andare a dormire, perché la mattina alle sei, immancabilmente, sento delle litanie in sanscrito recitate da qualcuno con un vecchio megafono, alle quali risponde un coro di voci femminili. La musichetta va avanti per circa mezzora, e io adoro ascoltarla nel dormiveglia. Mi mette in cuore uno stato d’animo strano ma piacevole, quasi di allegria, e mi fa venir voglia di alzarmi e cominciare subito la giornata. Non ho mai capito esattamente chi sia il cantore, né da dove venga il canto, ma immagino sia un monaco e qualche decina di fedeli che intonano delle preghiere cantate ai piedi di qualche stupa.
Se scendo abbastanza presto dalla mia stanza al mattino, faccio un salto nella sala del monastero dove i monaci stanno finendo le orazioni del mattino, tanto per farmi vedere, poi esco e faccio un giro nel quartiere. Dopo la passeggiata faccio colazione nel mio bar preferito, una specie di baracchino proprio davanti all’ingresso del Tempio delle Scimmie. Mi siedo a mangiare qualcosa e intanto ammiro l’animosità dei fedeli che si fermano davanti agli scalini d’ingresso per le prostrazioni e qualche preghiera. Fedeli induisti e buddisti, tutti assieme. Gente comune che si dedica al proprio dio prima di una normale giornata di lavoro.
Quando ho un po’ di tempo mi piace girare per il quartiere centrale, tra orde di gente, carretti, mercanti che schiamazzano, donne in sari che lasciano offerte nei tempietti indù sparsi lungo le strade. Ogni tanto mi piace andare nell’androne del palazzo della dea vivente kumari e, mescolandomi ai fedeli e ai turisti, aspettare di vederla affacciarsi dal balcone.
Per spostarmi nella valle noleggio una moto, di solito una vecchia Royal Enfield prodotta in India, o qualche catorcio giapponese degli anni Ottanta. Laggiù si guida a destra, evitando tombini a cielo aperto e vacche ruminanti in mazzo alla strada.

Adoro Kathmandu e adoro il Nepal, ma nonostante il bel quadretto che vi ho dipinto poco sopra, questo piccolo paese incastrato tra le montagne himalayane sta vivendo uno dei periodi difficili della sua storia. Proprio in questi anni, in questi mesi, il mondo assiste a cambiamenti radicali nella struttura politica e sociale del paese, spesso conditi, purtroppo, con il sangue versato da inermi cittadini.
Ma finalmente il brutale monarca Gyanendra, salito al trono nel 2001in circostanze poco chiare, dopo la morte di tutti gli altri membri della famiglia reale a causa di un attentato, è stato esautorato e la monarchia nepalese abolita.
Le vicende storiche che hanno portato a queste ultime evoluzioni sono piuttosto complesse e non possono essere contestualizzate senza un’infarinatura della storia nepalese degli ultimi duecento anni.

A questo proposito vi segnalo un bellissimo saggio sull’argomento, scritto da una brillante scrittrice di Kathmandu, che racconta dall’interno le vicende del suo paese.
Il libro si chiama Forget Kathmandu, di Manjushree Thapa, Ed. Neri Pozza, collana “I colibrì”, ISBN 88-545-0086-0
È stato scritto nel 2005, e quindi prima degli ultimi sviluppi, ma fornisce al lettore un contesto storico per comprendere le vicende, terribili e affascinanti, che hanno portato il Nepal a diventare una Repubblica Federale Democratica lo scorso 28 maggio.
Il saggio è piacevole da leggere e alla portata di tutti. Non solo saggio storico ma anche racconto di viaggio e report giornalistico. Dovrete solo avere un po’ di pazienza con i nomi nepalesi, impossibili da ricordare!

La bibbia dell’arte orientale

arte-dellestremo-oriente-copertina1 Chi si occupa di arte orientale in Italia sa bene che la letteratura specifica nella nostra lingua è piuttosto scarsa, tanto che la maggior parte dei corsi di studio universitari adotta testi in lingua inglese. In linea di massima, i pochi testi tradotti in Italiano sono monografici o molto specifici. Fa eccezione uno splendido volume di ben 700 pagine, che tratta la storia dell’arte dei paesi dell’Estremo Oriente in modo discretamente approfondito,e a mio avviso rappresenta un’ottima soluzione per chi intenda farsi una cultura di base sull’argomento.
Si tratta di “Arte dell’Estremo Oriente”, a cura di Gabriele Fahr-Becker, Edizioni Gibraudo-Könemann.
Il libro tratta la storia dell’arte di Cina, Giappone, Corea, Thailandia, Laos, Birmania, Indonesia e Vietnam, ed in particolare le sezioni Cina, Giappone e Corea sono molto approfondite. Vi sono poi alcuni capitoli tematici dedicati all’arte della calligrafia, alla giada ed ai manufatti tessili. Ogni sezione è corredata da numerose immagini a colori e schede monografiche dei manufatti presi in esame.
Insomma, si tratta di un “must have” nella biblioteca di ogni appassionato, nonché una “bibbia” per tutti gli studiosi alle prime armi, tanto che alcuni professori universitari lo adottano come testo di riferimento per gli studenti di Lingua e Letteratura Cinese al primo anno.