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il 3 luglio sarà presentata la prossima spedizione umanitaria Himalayan Aid 2012

Sikkim

Martedì 3 luglio alle 19.30, qui alla Galleria Thais, sarà presentata la spedizione umanitaria Himalayan Aid 2012, undicesima edizione del ponte umanitario che ogni anno porta aiuto e sostegno alle popolazioni bisognose del Tibet.

Quest’anno il capo spedizione Kino Obrietan e altri tre volontari partiranno il 14 settembre alla volta della regione montagnosa del Sikkim, sull’Himalaya indiano, per portare aiuti umanitari ai bambini monaci buddisti, sotto forma di adozioni a distanza e generi di prima necessità.

Himalayan Aid è un progetto umanitario ideato da Kino Obrietan con l’obiettivo di portare aiuto e sostegno alle popolazioni bisognose dell’area trans – himalayana, con particolare attenzione ai bambini esuli dal Tibet che, numerosi, vengono accolti nei monasteri buddisti per intraprendere il noviziato monastico. Il progetto è finanziato dal Museo d’Arte Orientale Obrietan e patrocinato dal Rotary International, distretto 2060.

Dal 2001 il progetto Himalayan Aid raccoglie fondi da destinare ai piccoli monaci attraverso “adozioni a distanza”, una forma di sponsorizzazione che, grazie alla donazione di 150 euro all’anno, consente di garantire un migliore tenore di vita per i novizi, oltre alla possibilità di ricevere un’adeguata istruzione scolastica. Sono molti i privati, le famiglie e le associazioni che “adottano a distanza” un giovane monaco buddista, donando la somma che poi viene consegnata personalmente dai volontari del progetto ai monasteri che ospitano i bambini.

Ogni anno, infatti, il progetto organizza una vera e propria spedizione umanitaria che si pone l’obiettivo di raggiungere le remote valli himalayane dove sorgono i monasteri buddisti più poveri ed isolati per consegnare le adozioni a distanza e portare aiuto sottoforma di generi di prima necessità, assistenza medio-sanitaria ed educazione all’igiene.


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Il Bhutan, la Svizzera dell’Himalaya

800px-Taktshang Una decina di anni fa, nel corso di uno dei miei più bei viaggi in Oriente, misi piede per la prima volta in Bhutan. Questo piccolo staterello himalayano incastrato tra India e Cina è considerato dai viaggiatori occidentali come una “Svizzera d’Oriente”. Splendide montange verdi, ricoperte di fitta vegetazione, fanno da cornice a strette valli dove, in un’atmosfera quasi fiabesca, trovano posto minuscoli ma coloratissimi villaggi e splendidi monasteri buddisti. Ricordo lo stupore provato quando, atterrato sull’unico aeroporto del Paese a bordo di uno degli unici (allora) due velivoli BAe146 dell’unica Compagnia Aerea, vidi camminare sul piazzale un manipolo di tecnici di volo… in gonna. Infatti l’abbigliamento tradizionale, che i Bhutanesi indossano tutti i giorni, prevede per gli uomini una casacca stretta in vita che arriva fino alle ginocchia lasciando scoperti i polpacci e, per le donne, una stretta gonna a tubo che scende fino alle caviglie.

La popolazione (poco più di 650.000 abitanti) parla lo dzongkha, una specie di dialetto tibetano. La religione di stato è il buddismo, e tutto il Paese ne è permeato, tanto che il visitatore occidentale rimane affascinato dall’atmosfera spirituale che si respira in quei luoghi. Moltissimi sono i monasteri che si incontrano percorrendo le poche strade asfaltate che collegano la capitale Thimphu con gli altri centri abitati. Una discreta parte della popolazione buddhista è costituita da monaci, e molti sono anche i monasteri femminili: sembra quasi che in Bhutan fare il monaco sia considerato una professione tra le più ambite.


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Pezzi di libro: "Adozioni ad alta quota" – terza puntata

Eccoci al terzo appuntamento con la serie “Pezzi di libro” dedicata al volume fotografico “Adozioni ad alta quota”. Dopo la prima e la seconda puntata, la storia continua con un altro stralcio del racconto di viaggio ed altre immagini.

Il fiume si fa sentire incessantemente sotto la coltre di ghiaccio. A volte lo si nota spostarsi lentamente là11 dove non è coperto dal suo freddo sudario, e l’acqua nera trasporta sottili placche gelate, come piccole zattere galleggianti. Dove la furia delle rapide impedisce alla superficie gelida di solidificarsi lo si scorge turbinoso, con il suo ruggito penetrante.

Lo si avverte anche nel silenzio tombale in quei punti dove il letto è completamente ghiacciato, e lo si immagina scivolare invisibile sotto ai propri piedi o lo si intravede scorrere dove la lastra è trasparente e sottile. In questa gola silenziosa e gelida, pur se intrappolato sotto il manto nevoso, il fiume è fonte di vita, una protesta contro la rigidità invernale di questo luogo disabitato.

In alcuni punti l’acqua è profonda soltanto alcune decine di centimetri e, dove il ghiaccio è più fragile, si può rompere facilmente con i piedi e le racchette: possiamo così improvvisare un guado, con l’appoggio dei ciottoli del greto. Utilizzando le funi e le imbracature di sicurezza possiamo raggiungere l’altra sponda.

Qualche altra volta, invece, il fiume non ci è amico e ci impedisce di passare. Dove le rocce costringono le acque all’interno della gola, il fiume raggiunge i sette metri di profondità e la corrente è più furiosa che mai: siamo così costretti a lunghe deviazioni tra le pareti rocciose per aggirarne i tratti impraticabili.


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Spedizione umanitaria Himalayan Aid 2007: ecco l’anteprima del film

La penultima spedizione del progetto umanitario Himalayan Aid, alla quale ho partecipato, è stata seguita dal regista milanese Andrea Beretta che sta realizzando un filmato documentario di circa un’ora. Presumibilmente il filmato sarà pronto pre la fine dell’anno, intanto ecco a voi un’anteprima… una specie di trailer di quindici minuti, tanto per dare l’idea di quello che abbiamo fatto.