Qualche tempo fa ho avuto il piacere di conoscere Simone, un ragazzo di Schio (vicino a Vicenza) che soffre di una malattia degenerativa della retina chiamata “retinite pigmentosa” che lo sta portando gradualmente alla cecità. Nonostane la sua condizione, alla fine di aprile partirà con Dino, un veterano di viaggi e spedizioni estreme, e assieme pedaleranno per migliaia di chilometri in sella ad un tandem. Destinazione: Tibet prima e India poi. Percorso: sconosciuto.
Due occhi, quattro gambe e l’equipaggiamento che riusciranno a trasportare sulla bici. Nessun mezzo di supporto o assistenza esterna. Nessun limite di tempo, nessun vincolo legato alla direzione. Così questi due sportivi vicentini dimostreranno che la forza di volontà e l’amore per i viaggi e la natura superano di gran lunga i limiti fisici imposti da un handicap visivo.
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Non ne ho mai parlato qui, ma i visitatori del nostro museo sanno che dal 2001 possediamo un’importantissima collezione di ceramiche antiche, realizzate in Vietnam nel 1400 e rimaste in fondo al mare per quasi 5 secoli, dopo che la nave che le trasportava affondò al largo della città di Hoian, forse a causa di una tempesta. Dal giorno in cui alcuni pescatori per primi incapparono in una pesca inattesa, ci sono voluti anni di preparazione, una lunga cooperazione con il governo Vietnamita e milioni di dollari per recuperare il tesoro di Hoi An e farne arrivare una piccola parte qui al Museo, dopo 500 anni trascorsi nel profondo dell’oceano.
La storia inizia nel 1993, quando al largo del villaggio di Hoian (Vietnam), nelle reti di alcuni pescatori rimasero impigliate alcune ceramiche di incredibile rarità e bellezza, risalenti al 1400. A seguito della scoperta, il governo del Vietnam si impegnò attivamente in un’operazione di recupero, in collaborazione con l’Università di Oxford ed una compagnia privata malese (Saga Horizon). Tale campagna si risolse in quella che è oggi considerata "la più importante scoperta di tutti i tempi" nel settore delle ceramiche del sud est asiatico. Tra gli oggetti recuperati spiccano piatti, vasi, giare ed altri pezzi dai colori e dai decori stupendi, nonché tipologie di oggetti mai viste in precedenza. L’esame dei pezzi da parte del M.A.R.E. (il dipartimento di archeologia sottomarina dell’Università di Oxford), confermato dalla datazione al radiocarbonio del relitto, ha consentito di certificare con precisione l’epoca di produzione del carico (1440 d.c. + o – 40 anni), e di localizzarne la provenienza nella aree di Chu Dao e My Xa, nel Vietnam del Nord.
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Scritto da Gianmaria il
03/03/2010 - Archiviato in:
eventi
E anche questa è fatta. Grazie a tutti i clienti e gli amici che sono passati a trovarci al Salone del Lusso. Solo quattro giorni di fiera (in realtà solo due, perché venerdì e lunedì i padiglioni erano pressoché vuoti), ma un’ottima affluenza di pubblico, sia sul livello quantitatico che qualitativo. E poi quest’anno, grazie alla collaborazione con l’azienda vinicola Le Pignole, molti di coloro che sono venuti a trovarci hanno potuto passare un po’ di tempo nel privè dedicato agli espositori ed ai loro ospiti assaggiando degli ottimi vini.
Grazie ad un commento di Enrica al mio precedente post, mi è venuta l’idea di pubblicare qualche immagine dello stand per tutti quelli che, pur volendolo, non sono riusciti a passare.
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Scritto da Gianmaria il
12/02/2010 - Archiviato in:
News,
eventi
Dopo una parentesi di un paio d’anni a Vicenza, il Salone Internazionale del Lusso trasloca di nuovo presso la prestigiosa location di Veronafiere, e noi di Galleria Thais siamo pronti a caricare armi e bagagli e traslocare nuovamente nel grande complesso fieristico scaligero.
L’ottava edizione di “Luxury & Yachts – Il salone Internazionale del Lusso” si terrà a Veronafiere dal 26 febbraio al 1 marzo 2010, con orario 10-20. Le novità di quest’anno, oltre al trasloco di cui ho parlato poco sopra, prevedono una doppia edizione della manifestazione: in primavera a Verona ed in autunno a Vicenza, e l’edizione si svolgerà in contemporanea con il Salone Italiano del Golf
Galleria Thais sarà presente, come ogni anno, in uno stand allestito con i migliori esemplari antichi provenienti da Cina e Tibet, tra i quali un’antichissima corteccia lignea appartenente alla collezione “I tesori nascosti dello YangTze”. Saremo all’interno del padiglione 9, stand 52. L’allestimento sarà curato dalla designer vicentina Elisabetta Zanin.
Inoltre, presso il privè del Padiglione 9, dove gli espositori ed i loro ospiti potranno assaggiare i vini dell’azienda vinicola Le Pignole, allestiremo una mostra fotografica intitolata “Uno sguardo dall’Oriente” con immagini di Gioacchino Obrietan.
E adesso viene il bello: volete visitare la fiera? se verrete a trovarci qui a Galleria Thais tra il 13 e il 25 febbraio, vi regaleremo un biglietto di ingresso omaggio! Vi aspettiamo!
L’Oriente si fa largo tra gli oggetti che arredano le nostre case. E anche tra i cultori e i collezionisti di tappeti, il Tibet si sta guadagnando una rispettabile nicchia, a fianco dei giganti persiani e caucasici. Nonostante io non tratti direttamente queste splendide opere d’arte antica, provo ad introdurre (a puntate) l’argomento del tappeto tibetano, che sempre di più è apprezzato e conosciuto anche qui in Italia. Non pensiamo però solo al classico grande tappeto rettangolare che adorna il pavimento del salotto: per i Tibetani (così come per ogni altra cultura nomade), il tappeto era allo stesso tempo un oggetto decorativo, un utensile da lavoro, un’opera d’arte ed uno strumento sacro. Dozzine di diverse tipologie di tappeti, di foggia e dimensioni diverse, possono disorientare e affascinare chi si avvicina per la prima volta alla conoscenza di questa secolare arte antica.
I Tibetani hanno sempre usato, e ancora oggi usano, i tappeti per un’infinita varietà di utilizzi, sia nell’ambiente monastico che in quello laico. La nascita di questa tradizione secolare è dovuta al clima freddo che caratterizza il plateau tibetano, ma anche alla generosa produzione di lana di ottima qualità e allo stile di vita nomade, che vede la realizzazione di oggetti facilmente trasportabili come necessità. A ciò aggiungiamo la tipica laboriosità che caratterizza le popolazioni himalayane ed ecco spiegata la straordinaria abilità raggiunta nell’arte dell’intreccio e della tessitura del tappeto.
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