Scritto da Gianmaria il
02/09/2011 - Archiviato in:
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Quando andai in Tibet per la prima volta nel 2001, per un singolare concatenarsi di eventi, dovetti interrompere bruscamente il mio soggiorno e fuggire in auto verso il confine con il Nepal a bordo di un furgoncino scassato lungo quella che molti chiamano “Friendship Highway”, ma che in realtà è una minuscola stradina che si inerpica tra i monti dell’Himalaya raggiungendo quote che superano i 5000 metri. Il viaggio era reso difficile dalle condizioni della strada e dai numerosi posti di controllo dell’esercito cinese, che costringevano ad attese lunghissime, talvolta anche di parecchie ore.
Fu in questo clima mentale di grande eccitazione che feci il mio primo incontro con il tè tibetano.
Complici il freddo e la stanchezza, accettai sempre di buon grado questa bevanda salata e brodosa che mi veniva spesso offerta dalla gente del posto, ma quando – rientrato a casa e a mente fredda – provai ad assaggiarne una tazza preparata dai miei amici monaci, mi resi conto di quanto singolare e disgustosa fosse.
Nonostante io sia un grande appassionato del Tibet e delle sue tradizioni, non posso esimermi dall’annoverare il tè tibetano tra le esperienze meno entusiasmanti vissute in quello splendido Paese. E a quanto pare non sono l’unico a pensarla così. Eppure in Tibet è bevanda nazionale e i nomadi sono in grado di berne anche 40 tazze al giorno!
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Scritto da Gianmaria il
05/07/2011 - Archiviato in:
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Secondo il calendario lunare cinese, il 7 luglio è il giorno dell’incontro tra le costellazioni Altair e Vega. Un’antica leggenda, risalente alla dinastia Han, narra dell’amore tra Zhinu, una delle sette figlie del Re del Cielo e Niulang, un povero contadino. Grazie al consiglio di un bue parlante, il contadino riesce ad incontrare la bella Zhinu e chiederla in sposa. Lei accetta e i due si sposano, ma in seguito la cattiva madre Wangmu non contenta che una delle sue figlie sia la moglie di un contadino, invia sulla Terra un Generale Celeste che la rapisce per riportarla in Cielo, ma la figlia si ribella con tutte le sue forze per tornare dal suo amato. Allora il Re del Cielo punisce i due amanti trasformandoli in stelle e collocandoli molto lontani l’uno dall’altra nella volta celeste, di modo che possano incontrarsi una sola volta all’anno, il sette luglio.
Da più di due millenni i Cinesi festeggiano il 7 luglio come giornata dell’amore sincero organizzando coloratissime cerimonie. La festa non era solo appannaggio della corte reale, ma era tenuta in gran considerazione anche dal popolo. Ad esempio, nel palazzo reale, si organizzava il cosiddetto “Banchetto di Qinqiao”, durante il quale si tenevano molti piccoli giochi divertenti. A livello popolare, la sera del sette luglio, datisi appuntamento, gli innamorati bruciavano gli incensi per portare sacrificio alla Via Lattea e alle due stelle, pregando per la realizzazione dei propri desideri.
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Scritto da Gianmaria il
10/06/2011 - Archiviato in:
eventi

Mercoledì prossimo 15 giugno vi aspetto tutti a Padova al ristorante “Ai navigli“, dove si terrà una cena tibetana preparata dai miei amici monaci del monastero buddista di Shartse Norling. Dopo la cena i monaci celebreranno la tradizionale cerimonia della “Dispersione del Mandala“. Parteciperò alla cena in qualità di “relatore” e farò da tramite ai monaci raccontando agli Ospiti ciascuno dei sei piatti tradizionali previsti. Durante la serata spiegherò anche la natura del progetto e delle sue finalità umanitarie. Dopocena saranno gli stessi monaci ad introdurre la cerimonia sacra del Mandala e a salutare gli ospiti. Questa sarà l’ultima tappa in veneto per cui vi consiglio di non perderla!
Dal comunicato stampa:
Il Tibet torna protagonista al ristorante padovano “Ai Navigli”, per la seconda puntata di un evento unico ed esclusivo in Italia. Da un’idea della titolare Elena Berardi e dello chef patron Massimo Biale è nata un’iniziativa che sta riscuotendo un crescente successo. Il prossimo 15 giugno, dalle 20, i monaci tibetani Lama Tenzin e Lama Lobsang dei monasteri buddisti Pelgyeling di Kathmandu e Shartse Norling, nello stato del Karnataka in India cucineranno per gli ospiti del ristorante di Riviera Tiso 11 a Padova. In programma un classico menù tibetano preannunciato dalla realizzazione in loco del “Mandala” di sabbie colorate, icona del Buddismo. Poi avrà inizio la cena con la “voce guida” del Dott. Gianmaria Obrietan, direttore del Museo di Arte Orientale Antica di Brendola, nel vicentino che avrà il compito di “accompagnare” gli Ospiti nella degustazione dei piatti preparati dai monaci, tra cui riso dolce, i vermicelli di patate e tanti altri.
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Come ho accennato nel mio precedente post il prossimo 23 giugno metteremo all’asta una novantina di arredi e oggetti antichi proventienti dall’estremo Oriente, tra i quali una suggestiva collezione di figurine Netsuke in avorio, alcune antichissime pietre Dzi ed una serie di copricapo himalayani incastonati con pietre dure. L’asta si svolgerà qui nei locali di Galleria Thais a partire dalle ore 20. Tutti i lotti all’asta saranno esposti in Galleria dall’11 al 22 luglio, con orario 10-12 e 15-19, anche la domenica.
Acquistare all’asta da noi è facile: basta consultare il catalogo pdf per individuare i lotti di proprio interesse, sui quali è possibile formulare un’offerta. I partecipanti all’asta possono presenziare direttamente in sala durante la gara, oppure formulare offerte su commissione scaricando l’apposito modulo. Prima dell’inizio della vendita all’incanto ai partecipanti in sala, previa registrazione, viene consegnata una paletta numerata da esibire al Direttore delle vendite in caso di aggiudicazione di un lotto.
I lotti in gara sono venduti al rilancio, partendo da un prezzo base d’asta riportato nel catalogo. La base d’asta è la cifra di partenza della gara, e normalmente corrisponde al 40/50% del valore commerciale stimato dell’oggetto. Alcuni oggetti possono essere messi in vendita ad offerta libera; in quei casi il partecipante dovrà segnalare l’ammontare della propria offerta al Direttore delle vendite. Il prezzo di rilancio è la cifra minima con cui progredisce la gara ad ogni offerta. Corrisponde generalmente al 10% del prezzo base d’asta e viene comunque deciso dal direttore delle vendite. Rilanci superiori al prezzo minimo sono comunque a discrezione del partecipante.
I partecipanti possono formulare offerte per un lotto in gara semplicemente alzando la mano. Ogni offerta corrisponde al prezzo raggiunto maggiorato del prezzo di rilancio. La cifra di aggiudicazione di un lotto è il prezzo massimo offerto durante la gara. Il titolare di tale offerta di aggiudica il lotto e dovrà aggiungere alla cifra di aggiudicazione il 20%, comprensivo di IVa, dove prevista, e di diritti d’asta. Come accennato, la gara è preceduta da un’esposizione di tutti i lotti in vendita, durante la quale il partecipante potrà prendere visione in modo dettagliato degli oggetti, constatarne la qualità, l’autenticità e verificarne le condizioni di conservazione. Durante l’esposizione sarà possibile formulare offerte su commissione, utili a chi non possa presenziare personalmente alla gara d’asta.
Il partecipante potrà formulare offerte su commissione anche compilando il modulo d’offerta e inviandolo via fax al numero 0444 189 809 entro 24 ore dall’inizio della gara. Nel modulo di offerta l’acquirente potrà specificare l’offerta massima per uno o più lotti. L’incanto verrà gestito dal banditore in sala tenendo in considerazione anche dette offerte. Il lotto sarà eventualmente aggiudicato al firmatario dell’offerta su commissione al minor prezzo in relazione alle offerte in sala.
Ora che sapete come funziona, non vi resta che guardarvi il catalogo. Buona asta a tutti!
Scritto da Gianmaria il
27/05/2011 - Archiviato in:
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Da qualche mese ho qui in galleria un centinaio di figurine in avorio finemente intagliate che raffigurano, talvolta in modo piuttosto buffo, personaggi della mitologia giapponese, animali, divinità, oppure personaggi popolari come donne, anziani e bambini. Queste minuscole sculture, alte dai 2 ai 6 centimetri, sono prodotti dell’artigianato tradizionale giapponese ed erano utilizzati come accessori da indossare sul kimono, il costume tradizionale. Il loro nome è Netsuke.
Questo termine generico si applica a vari tipi di fermagli o contrappesi utilizzati per fissare borsette e scatoline al kimono. Quest’usanza deriva dal fatto che il costume tradizionale giapponese era sprovvisto di tasche, per cui tutti gli oggetti che ci si portava dietro, dovevano in qualche modo essere legati all’obi, la larga fascia ventrale che cinge il kimono. Gli artigiani realizzavano questi oggetti praticandovi due fori per far passare una cordicella di seta con la quale fissare l’inro (una scatola rigda per conservare tabacco, medicinali o altri oggetti), il gamaguchi (una borsetta portamonete) o la kinchaku (un contenitore dal fondo rigido).
All’inizio della loro storia i netsuke erano molto simili a dei grossi bottoni, realizzati con la radice di alcuni tipi di legno duro. Successivamente i Giapponesi cominciarono a rendere i loro accessori non solo funzionali, ma anche piacevoli dal punto di vista estetico, sbizzarrendosi nella produzione di oggetti miniaturizzati principalmente in legno, avorio o osso pressato. La predisposizione per la rappresentazione miniaturizzata del mondo, ben radicata nella cultura giapponese, trovò il suo massimo splendore nella seconda metà dell’era Tokuygawa (1600 – 1868) e in quel peridodo furono realizzati netsuke in avorio di straordinaria bellezza. I primi esemplari raffiguravano principalmente figure mitologiche o religiose, come dei e demoni appartenenti al pantheon buddista o scintoista, o saggi buddisti. In seguito il mondo animale divenne il tema favorito dagli scultori di netsuke. Buoi, cani e gatti, ma anche rane, topi, pesci e molluschi; o ancora animali fantastici come il Kiri, una raffigurazione di drago derivata dalla cultura cinese. Poi nella seconda metà dell’Ottocento, quando iniziò a svilupparsi una committenza mercantile e borghese, cominciarono ad apparire soggetti più popolari, come donne, bambini che giocano, pescatori e contadini.
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