La datazione di porcellana e terracotta: la termoluminescenza

Termoluminescenza_1 Dietro alle bellissime porcellane cinesi ed alle statuine di terracotta (minggi) c’è un mondo di mercanti, collezionisti ed amatori in continuo fermento: compravendite, scambi, qualche volta mostre ed esposizioni hanno luogo in Asia, America ed Europa, ed in misura minore anche in Italia.
Nel nostro paese i veri collezionisti sono pochi, ma il numero di esemplari che nel tempo sono arrivati ad arricchire l’arredamento delle nostre case non è di certo trascurabile.

Spesso ricevo email o telefonate da persone che posseggono delle porcellane o dei manufatti di terracotta  orientali e, non conoscendone la provenienza o il valore, chiedono una valutazione per poterle eventualmente vendere. Ora, tutti conoscono l’abilità cinese della contraffazione e della riproduzione. Spesso questi oggetti sono chiaramente dei falsi che si possono acquistare per qualche dollaro nei mercatini delle grandi città asiatiche, e basta  qualche foto per poterle identificare. In alcuni casi invece un’ispezione visiva non è sufficiente perché o sono degli originali, oppure sono riproduzioni fatte molto, molto bene.

Per questo i collezionisti non si fidano delle perizie fatte ‘a naso’, nemmeno a firma del più esperto degli esperti. Ci vogliono delle analisi di laboratorio che identifichino l’età del manufatto. Per le terrecotte ed i prodotti ceramici in genere, l’analisi per antonomasia è la datazione con la tecnica della termoluminescenza.


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Un sito web sulla Mostra dei Samurai di Milano

Qui avevo parlato di un’interessante mostra dedicata ai Samurai, che è stata inaugurata ieri e resterà aperta fino al 2 giugno. Essendo impengato nella presentazione di un’altra mostra, ieri non ho potuto andare all’inaugurazione, ma ho dato un’occhiata al loro sito che torvo molto interessante e piacevole e che desidero segnalarvi.
Naturalmente un sito non vale una mostra per cui tra oggi e giugno troverò di sicuro il tempo di visitarla. Se qualcuno va prima di me magari mi faccia sapere…

I libri tibetani

scrittura-tibetana Recentemente abbiamo acquisito un raro esemplare di libro antico tibetano, nella sua classica configurazione a pagine non rilegate, completo della sua ‘copertina’ originale. L’esemplare risale probabilmente alla prima metà del Sec XVIII ed è in discrete condizioni di conservazione.

Oggetti come questo sono molto ambiti dagli appassionati e dai collezionisti, ma possono disorientare i neofiti, in quanto esulano dal concetto occidentale di “libro” sia per come vengono scritti e confezionati, sia per come vengono conservati e letti. I testi tibetani erano perlopiù realizzati per tramandare la tradizione filosofica e spirituale del Buddhismo, ed esistono da quando in Tibet fu elaborata la scrittura. Questi “libri” erano costituiti da una pila di fogli ricavati dalla corteccia fibrosa di un arbusto particolare (Daphnae Cannabina). Ogni foglio veniva scritto su entrambi i lati, tutte le pagine erano poi impilate l’una sull’altra senza alcuna rilegatura. La pila veniva poi avvolta in un drappo di seta o di cotone e posta tra due pesanti blocchi di legno finemente intagliato, come copertine. A loro volta, le copertine erano tenute insieme legandole con un pezzo di stoffa pregiata.


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La laccatura tradizionale cinese

28 Oggi mi è venuta l’idea di approfondire un argomento tra i più importanti e più trattati da chi, come me, ha a che fare con gli arredi cinesi. La questione della lacca. Sì, perché ho notato che la maggior parte di coloro che possiedono un mobile cinese laccato non hanno la minima idea dell’opera d’arte che si ritrovano.

È evidente che una delle caratteristiche che rendono un mobile cinese così esotico ed affascinante è proprio la sua laccatura. Lo strato ceruleo che riveste le superfici del legno dona al mobile un aspetto elegante e austero, una bellezza consunta e un sapore antico, ma allo stesso tempo la sua lucidità e la sensazione vellutata al tocco donano all’oggetto la delicatezza e l’eleganza che solo gli artisti cinesi, con la loro esperienza millenaria, hanno saputo regalare alla Storia.


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Mostra dell’artista giapponese Kuniaki Kuroki a Venezia

KurokiVi segnalo un’altra interessantissima mostra, questa volta a Ca’ Pesaro, a Venezia. Kuroki è un artista molto interessante, che ama reinterpretare a modo suo l’arte classica del Giappone attraverso opere in vetro.  Io ci andrò probabilmente domenica 14 dicembre. Chi viene?

dal comunicato stampa:

La mostra coinvolge, a Ca’ Pesaro, sia la Galleria Internazionale d’Arte Moderna che il Museo d’Arte Orientale. Presenta un’ottantina di opere in vetro dell’artista giapponese Kuniaki Kuroki (Suki, provincia Miyazaki, 1945), realizzate negli ultimi vent’anni e ispirate a indiscussi capolavori dell’arte giapponese del passato: da un lato le opere di Ogata Korin (Kyoto 1658-1716), pittore e laccatore esponente della tradizione decorativa Rimpa, risalente al XVII secolo, a sua volta legata agli stilemi dell’epoca Heian (794-1185); dall’altro le Cinquantatre stazioni del Tokaido, celebre serie di xilografie policrome di Utagawa  Hiroshige (Tokyo 1797–1858), dettagliato diario di viaggio per immagini lungo la strada costiera di Tokaido, tra Edo (l’antica Tokyo) e Kyoto, realizzate tra il 1833 e il 1834, con un successo popolare senza precedenti.

Non certo repliche ma interpretazioni, le opere di Kuroki colgono l’essenza profonda delle produzioni antiche, esprimendole in nuove forme, attraverso il medium del vetro, di cui il maestro padroneggia


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