Sono rimasto piacevolmete sorpreso stamattina, quando la postina mi ha consegnato una lettera arrivata da lontano. Si tratta di una “cartolina” di buon Natale un po’ speciale, infatti giunge dalla valle di Nubra, una remota località himalayana nello stato del Kashmir, in India.
Laggiù c’è un monastero buddista che ospita decine di bambini monaci che vivono e studiano accuditi dai monaci adulti. Nel 2007 abbiamo raggiunto quel monastero con il progetto umanitario Himalayan Aid e abbiamo consegnato numerose adozioni a distanza, oltre ad aiuti umanitari ed assistenza medica. Il maestro del monastero buddista Galden Tashi Chosling mi ha spedito gli auguri, raccontandomi anche che i piccoli novizi stanno bene. Ecco il testo della lettera (cito testualmente, erori inclusi):
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News — Gianmaria @ 07/11/2009 11:28
Giorni frenetici in ufficio, questi. Il Natale si avvicina, l’anno sta finendo e i lavori si accumulano sulla scrivania. E come se non bastasse, lunedì cominceremo a lavorare ad un nuovo libro fotografico. Sì, dopo la pubblicazione Adozioni ad Alta Quota del 2006, Ladakh del 2007 e Angeli Rossi del 2008, si parte con la lavorazione del libro che racconterà l’ultima spedizione umanitaria fatta lo scorso luglio in Nepal, in aiuto ai bambini monaci buddisti.
Non abbiamo ancora deciso titolo, lunghezza, formato e testi, ma il progetto editoriale è chiaro. Lunedì cominceremo con la selezione delle immagini e mercoledì con la stesura dei testi. Non ho idea di quando sarà pronto il tutto, ma con un po’ di fortuna ce la faremo per Natale.
Il volume racconterà, attraverso le immagini di Kino Obrietan e i testi miei e di Gianni Salin, la spedizione umanitaria “Himalayan Aid 2009″, ovvero un viaggio tra le montagne himalayane dell’Alto Dolpo, in Nepal, per portare aiuti umanitari ai bambini monaci buddisti. La missione, composta da quattro volontari italiani (tra i quali mio padre ed io), un medico croato, un interprete e diciotto portatori nepalesi, quattordici muli e sei cavalli, ha viaggiato per duecento chilomentri spostandosi lungo i sentieri che corrono lungo le valli del fiume Dolpo, ad una quota compresa tra i 3000 e i 5400 metri. Lungo la via abbiamo incontrato sette monasteri e due scuole, dove abbiamo portato assistenza medica, generi di prima necessità e donazioni sottoforma di adozioni a distanza. La spedizione, la settima dal 2001, ha consegnato ben 105 adozioni a distanza e distribuito più di 500Kg di generi di prima necessità, acquistati a Kathmandu e trasportati fino a destinazione a dorso di mulo.
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News — Gianmaria @ 24/08/2009 15:05
Lo so, lo so. Un blog per essere tale dovrebbe essere aggiornato con una certa frequenza, eccetera eccetera. Invece qui… silenzio ittico… per più di tre mesi. Chiedo venia, ma sono stato impegnato in un lungo viaggio che mi ha portato, tra l’altro, sulle montagne dell’Himalaya nepalese, dove ho partecipato ad una spedizione umanitaria in favore delle comunità monastiche buddhiste e di alcune scuole elementari e medie, in particolare nella zona dell’alto dolpo.
Sono rientrato in ufficio proprio stamattina e sto ancora nuotando nel mare di scartoffie accumulatesi sulla scrivania dopo tale lunga assenza. Ma Voi che ancora mi leggete non disperate: come prima dell’estate, tornerò ad aggiornare questo diario elettronico con frequenza quasi quotidiana. E appena avrò selezionato un po’ di immagini vi racconterò della spedizione in Nepal…
Ora continuo ad arrovellarmi tra le carte. A prestissimo, dunque…
Eccoci al terzo appuntamento con la serie “Pezzi di libro” dedicata al volume fotografico “Adozioni ad alta quota”. Dopo la prima e la seconda puntata, la storia continua con un altro stralcio del racconto di viaggio ed altre immagini.
Il fiume si fa sentire incessantemente sotto la coltre di ghiaccio. A volte lo si nota spostarsi lentamente là
dove non è coperto dal suo freddo sudario, e l’acqua nera trasporta sottili placche gelate, come piccole zattere galleggianti. Dove la furia delle rapide impedisce alla superficie gelida di solidificarsi lo si scorge turbinoso, con il suo ruggito penetrante.
Lo si avverte anche nel silenzio tombale in quei punti dove il letto è completamente ghiacciato, e lo si immagina scivolare invisibile sotto ai propri piedi o lo si intravede scorrere dove la lastra è trasparente e sottile. In questa gola silenziosa e gelida, pur se intrappolato sotto il manto nevoso, il fiume è fonte di vita, una protesta contro la rigidità invernale di questo luogo disabitato.
In alcuni punti l’acqua è profonda soltanto alcune decine di centimetri e, dove il ghiaccio è più fragile, si può rompere facilmente con i piedi e le racchette: possiamo così improvvisare un guado, con l’appoggio dei ciottoli del greto. Utilizzando le funi e le imbracature di sicurezza possiamo raggiungere l’altra sponda.
Qualche altra volta, invece, il fiume non ci è amico e ci impedisce di passare. Dove le rocce costringono le acque all’interno della gola, il fiume raggiunge i sette metri di profondità e la corrente è più furiosa che mai: siamo così costretti a lunghe deviazioni tra le pareti rocciose per aggirarne i tratti impraticabili.
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Arriva il secondo appuntamento con la serie “Pezzi di libro” dedicata al volume fotografico “Adozioni ad alta quota”. Dopo il primo appuntamento, qui uno stralcio del primo capitolo ed altre immagini.
“Non ci sono strade, né sentieri, né valichi. Le montagne sono coperte da una spessa coltre di neve. L’unica via di comunicazione tra la remota valle dello Zanzkhar, incuneata nella catena dell’Himalaya e il resto del mondo, è una stretta gola dove scorre l’omonimo fiume dal letto spesso ghiacciato.
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