Un nuovo carico di mobili è giunto dal Tibet

Container_ship_at_sunset Il gigante metallico parcheggiato davanti al magazzino mette quasi paura. E’ lungo quaranta piedi e alto più di nove, è verde con una grande scritta bianca: MAERSK. Lo osservo mentre l’autista dello Scania lo sgancia dalla motrice dopo un viaggio in autostrada dal porto di La Spezia a qui. L’enorme involucro d’acciaio ha fatto un viaggio di cinquecento miglia su ferrovia e oltre diecimila miglia in mare prima di arrivare qui. Me lo immagino incastrato tra altre centinaia come lui sul pone di una nave portacontainer mentre oscilla pericolosamente sotto un mare in tempesta. Chissà se il contenuto è ancora integro.
Prendiamo la tenaglia, rompiamo i sigilli e apriamo le due pesanti porte metalliche. Una folata di aria tiepida e polverosa esce dall’interno. Profumo di antico. Lo spazio è stipato fino all’ultimo centimetro di imballi in cartone, legno e poliuretano. Iniziamo con molta attenzione il delicato lavoro di scarico.

Il container era partito lo scorso luglio dai nosti magazzini di stoccaggio di Kathmandu, in Nepal, e dopo un viaggio di quasi cinque mesi è giunto qui. All’interno c’è il frutto di due anni di viaggi Tra Tibet, India e Nepal, ricerche, contrattazioni, email, fax, eccetera. Centosettantaquattroesemplari di oggetti ed arredi antichi, che tra da giorno arricchiscono le collezioni commerciali di Galleria Thais.


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Asta Silenziosa per beneficenza il 15 luglio a Galleria Thais

Pagine da Catalogo_Asta_150710 Come ogni anno il Museo d’Arte Orientale Obrietan si fa promotore del progetto umanitario Himalayan Aid, che organizza spedizioni per portare aiuti ed assistenza medica ai bambini monaci buddisti dei monasteri himalayani.

Quest’anno abbiamo pensato di finanziare una parte della spedizione proponendo una sessantina di esemplari di arte ed antiquariato orientale di proprietà di Galleria Thais che saranno messi all’asta il prossimo 15 luglio.

Il Museo d’Arte Orientale Obrietan e Galleria Thais metteranno all’incanto cinquanta esemplari della mostra “Lo Sguardo della Tigre” conclusasi lo scorso 16 giugno.  Antichi arredi tibetani quali credenze, librerie, bauli e porte dipinte, ma anche oggetti rituali, gioielli e strumenti di lavoro appartenuti alle popolazioni trans-himalayane. Tutti gli esemplari in vendita risalgono al XVII e XIX Secolo, e rappresentano un’importante testimonianza dell’antica arte dell’arredo himalayano.

Tutti gli esemplari a catalogo saranno presentati in sala d’aste. Ogni lotto sarà messo in vendita ad offerta libera. I partecipanti avranno a disposizione una scheda sulla quale potranno formulare le offerte. Al termine sarà possibile consegnare la scheda di offerta in busta chiusa, completa di dati personali e recapito, al personale della casa d’aste. Il migliore offerente per ogni lotto sarà contattato in via riservata dalla Casa d’Aste il giorno successivo alla vendita. Sarà anche possibile formulare offerte da casa, stampando e compilando il modulo in calce al catalogo per poi spedirlo via fax allo 0444 189 809 entro 12 ore dall’inizio della gara d’asta. Qui  è possibile scaricare il Catalogo

L’uso dei mobili in Tibet

big_baule_scacchi Per comprendere il complesso mondo dei mobili tibetani e dei loro vivaci decori è utile accennare ai diversi stili di vita del suo popolo. A titolo semplificativo, gli storici considerano i tibetani una popolazione semi-nomade, ma nella realtà dei fatti in Tibet vi sono sia comunità nomadi che stanziali, sia in ambiente laico che monastico.

I nomadi tibetani sono raggruppati in comunità pastorizie che si spostano seguendo le esigenze dei loro Yak e delle loro pecore. Gli spostamenti di questi gruppi sono stagionali, in base al clima ed alla disponibilità di foraggio per il bestiame, ed i loro accampamenti sono costituiti da grandi tende scure, fatte con lana di yak. In alcuni casi i percorsi di questi gruppi sono sempre gli stessi e i periodi di permanenza nello stesso luogo piuttosto lunghi, per cui – dove possibile – si preferiva costruire case in muratura al posto delle tende. La ricchezza e prosperità di questi gruppi nomadi varia molto da regione a regione, alcune comunità sono molto povere e vivono esclusivamente di ciò che riescono a produrre. Altre, concentrate soprattutto nella parte orientale del Plateau, si sono arricchite grazie al commercio di bestiame. A prescindere dalle possibilità economiche di ogni singolo gruppo, i nomadi sono molto selettivi in merito alle cose da tenere con loro, e la portabilità dei loro oggetti d’uso quotidiano è uno dei parametri discriminanti di questa selezione.


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La simbologia cinese: gli animali mitologici

dragon Spesso i suppellettili e i mobili cinesi sono arricchiti da decorazioni pittoriche che raffigurano i più svariati tipi di animali, sia verosimili che fantastici. Il regno animale gioca un ruolo importantissimo nella cultura cinese (e non solo in qualità di cibo sul tavolo).

La tradizione cinese classifica tutti gli animali in quattro categorie, ciascuna delle quali rappresentata da una “bestia” mitologica. Gli animali con le scaglie, come i pesci e i serpenti sono simboleggiati dal drago. Quelli con le piume sono simboleggiati dalla fenice. Gli animali con pelliccia dall’unicorno e le creature coriacee hanno come capostipite la tartaruga. Nei tempi antichi il drago, la fenice, la tartaruga e l’unicorno erano considerati esseri sopranaturali, il primo in testa al gruppo.

Come ho già spiegato in un precedente articolo, il drago è da sempre stato considerato una creatura benevola e la sua figura è da sempre utilizzata come emblema del potere imperiale. Il drago rappresenta anche la forza maschile, la saggezza e la magnanimità. Se il drago rappresenta l’imperatore, la fenice è spesso associata al femminile e rappresenta l’imperatrice. Questo strano volatile è considerato una tra le creature più sacre del mito cinese. La tradizione vuole che la fenice abbia la testa di un cigno, la coda di un unicorno, il becco di un gallo, la gola di una rondine e le striature di un drago. Chissà che crisi di identità deve avere avuto, poverina. In realtà nelle raffigurazioni pittoriche, gli artisti cinesi si sono sempre preoccupati di dare al loro volatile prediletto una forma aggraziata.


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Il design illumina l’arte antica: online il nuovo sito di Zàel

sitozael Avevo già parlato di Elisabetta Zanin e della sua collezione Zàel. Ora, grazie ad una collaborazione con l’agenzia di comunicazione Apocalisse, l’artista vicentina si affaccia al mercato internazionale dell’interior design di lusso con una serie di mostre e partecipazioni ad eventi fieristici in programma per la stagione 2009/2010.

Primo appuntamento lo scorso settembre alla manifestazione fieristica Abitare il Tempo a Verona, dove Zàel era presente con uno stand curato dall’architetto Giovanni Rizzo. Il prossimo appuntamento porterà Elisabetta e le sue creazioni a Monaco per l’evento esclusivo Top Marques, dedicato alle vetture di lusso, agli orologi da collezione ed agli articoli di design.

Lo stile unico ed innovativo dei pezzi d’arredamento Zàel si sta facendo strada nel mondo dell’arredamento di interni, e possiamo stare sicuri che sentiremo presto parlare di lei. Nel frattempo date un’occhiata al suo nuovissimo e bellissimo sito web