Il Bhutan, la Svizzera dell’Himalaya

800px-Taktshang Una decina di anni fa, nel corso di uno dei miei più bei viaggi in Oriente, misi piede per la prima volta in Bhutan. Questo piccolo staterello himalayano incastrato tra India e Cina è considerato dai viaggiatori occidentali come una “Svizzera d’Oriente”. Splendide montange verdi, ricoperte di fitta vegetazione, fanno da cornice a strette valli dove, in un’atmosfera quasi fiabesca, trovano posto minuscoli ma coloratissimi villaggi e splendidi monasteri buddisti. Ricordo lo stupore provato quando, atterrato sull’unico aeroporto del Paese a bordo di uno degli unici (allora) due velivoli BAe146 dell’unica Compagnia Aerea, vidi camminare sul piazzale un manipolo di tecnici di volo… in gonna. Infatti l’abbigliamento tradizionale, che i Bhutanesi indossano tutti i giorni, prevede per gli uomini una casacca stretta in vita che arriva fino alle ginocchia lasciando scoperti i polpacci e, per le donne, una stretta gonna a tubo che scende fino alle caviglie.

La popolazione (poco più di 650.000 abitanti) parla lo dzongkha, una specie di dialetto tibetano. La religione di stato è il buddismo, e tutto il Paese ne è permeato, tanto che il visitatore occidentale rimane affascinato dall’atmosfera spirituale che si respira in quei luoghi. Moltissimi sono i monasteri che si incontrano percorrendo le poche strade asfaltate che collegano la capitale Thimphu con gli altri centri abitati. Una discreta parte della popolazione buddhista è costituita da monaci, e molti sono anche i monasteri femminili: sembra quasi che in Bhutan fare il monaco sia considerato una professione tra le più ambite.


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Il dalai Lama a Venezia, e la Cina protesta

dalai_lama_gross4 Non hanno perso tempo, i Cinesi, ad esprimere “forte disappunto e ferma contrarietà” per la visita del Dalai Lama a Roma e Venezia. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese ha ufficialmente protestato contro il Governo Italiano affermando che la Cina “si sente offesa”. Poverini.
La Farnesina ha subito cercato di smorzare i toni della polemica affermando che i Comuni Italiani agiscono in totale autonomia, ricordando anche che l’Italia sostiene la politica di una sola Cina, come ribadito dal nostro Presidente del Consiglio durante le ultime visite ufficiali.

Eh Sì, perché come spiega Enrica, queste visite del Dalai Lama sono programmate in vista di una forte mobilitazione dei Tibetani in tutto il mondo per celebrare i 50 anni dalla rivolta popolare di Lhasa contro l’invasione Cinese. Chiaro quindi che la Cina si preoccupi di fronte al sostegno di Tibetani da parte dei governi ‘amici’. Lo afferma chiaramente il ministero delgi Esteri cinese: “Speriamo che l’Italia prenda sul serio le preoccupazioni cinesi e adotti immediatamente misure efficaci per eliminare l’impatto negativo di questa iniziativa e preservare un sano sviluppo delle relazioni bilaterali”.

E intanto, tra polemiche e smentite (anche da parte nostra) Tenzin Gyaltso riceve la cittadinanza onoraria dai sindaci di Roma e Venezia e poi vola in Germania.

Cina: il ricordo della repressione del Tibet diventa festa nazionale

lhasa I Cinesi si sono inventati una nuova “festa nazionale”: sarà celebrata il 28 marzo di goni anno e sarà chiamata “Il giorno dell’emancipazione degli schiavi”. Lo ha annunciato il 19 gennaio scorso il parlamento del governo cinese del Tibet. La festa è stata indetta in ricordo della sanguinosa repressione della rivolta dei Tibetani avvenuta nel 1959.

Con questa celebrazione Pechino rivedica di aver liberato i Tibetani dalla “schiavitù teocratica imposta dal Dalai Lama. La Cina spiega di aver annesso la regione nel 1951 per strappala al medioevo e proiettarla nel mondo moderno, liberando i suoi abitanti da una schiavitù imposta dall’oligarchia religiosa buddista.

I Tibetani invece contestano il fatto che non fu una liberazione ma un’invasione militare di uno stato sovrano, che costrinse all’esilio il Dalai Lama e i suoi seguaci, e ridusse alla fame molti dei suoi abitanti. Da allora opera un sistematico annientamento della cultura, delle religione e della stessa identità etnica dei tibetani, perseguitando con carcere e discriminazioni la semplice fede religiosa nel Dalai Lama e favorendo la massiccia immigrazione nella regione di etnici Han, cui sono riservati posti di potere a facilitazioni nei commerci.


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Ops! …caduto…! La valletta di un programma TV cinese manda in frantumi un manufatto in bronzo di 2500 anni!

Valletta1 Vi è mai capitato di stare in ansia quando vedete qualcuno che maneggia oggetti molto delicati, come ad esempio un’antico vaso in porcellana? Preoccupati perché potrebbe cadere?
Beh, non vorrei mai trovarmi al posto della povera valletta che durante un programma tv della CCTV ha portato sul palco una scatolina contenente un rarissimo specchio cinese in bronzo risalente al periodo degli Stati Combattenti. Inspiegabilmente il preziosissimo manufatto è caduto dalla sua scatolina e si è sfracellato a terra frantumandosi in mille pezzi.
No, non vorrei mai trovarmi in quella situazione, davanti a decine di spettatori in silenzio ittico, nell’imbarazzo generale. Il programma televisivo, registrato il 14 gennaio scorso, si intitolava “Ten Most Valuable Treasures” e consisteva in una recensione dei più importanti reperti storici ed archeologici della Cina antica.


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La diga delle tre gole uccide la storia della Cina

Diga delle tre gole - CinaSe ne parla da anni, ma gli effetti si vedranno solo in futuro. La mastodontica diga delle tre gole, in fase di costruzione lungo il fiume Yang Tze, nella provincia di Hebei, è uno dei simboli della Nuova Cina, nonché il più grande progetto idrogeologico del mondo.
Si tratta di un’enorme diga in cemento armato alta fino a 185 metri e larga più di due chilometri che blocca il corso del fiume più lungo dell’Asia creando un bacino idrico della portata di ben ventidue miliardi di metri cubi d’acqua.
Il Governo di Pechino l’ha voluta e l’ha ottenuta, spendendo ben 25 miliardi di dollari. Il complesso principale è stato costruito nel 2006, ma l’intero progetto sarà ultimato verso la fine dell’anno prossimo.
Non metto in discussione i buoni propositi dei Cinesi: quando sarà pienamente operativa, la diga renderà navigabile l’intero fiume, trasformando lo Yangtze in un’importantissima arteria per il trasporto interno; ma soprattutto, le centrali idroelettriche alimentate dalla diga produrranno più del 50% del fabbisogno elettrico del paese, risparmiando al pianeta la produzione di circa 50 milioni di tonnellate di anidride carbonica all’anno, oltre a ridurre drasticamente la produzione di polveri sottili ed altri inquinanti derivati dalla combustione di carburanti fossili (la quasi totalità dell’energia elettrica cinese è prodotta con il carbone).
Propositi nobili, certo, e il fine giustifica i mezzi, diceva un certo Niccolò. Ma andate a dirlo [...]
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