L’uso dei mobili in Tibet

big_baule_scacchi Per comprendere il complesso mondo dei mobili tibetani e dei loro vivaci decori è utile accennare ai diversi stili di vita del suo popolo. A titolo semplificativo, gli storici considerano i tibetani una popolazione semi-nomade, ma nella realtà dei fatti in Tibet vi sono sia comunità nomadi che stanziali, sia in ambiente laico che monastico.

I nomadi tibetani sono raggruppati in comunità pastorizie che si spostano seguendo le esigenze dei loro Yak e delle loro pecore. Gli spostamenti di questi gruppi sono stagionali, in base al clima ed alla disponibilità di foraggio per il bestiame, ed i loro accampamenti sono costituiti da grandi tende scure, fatte con lana di yak. In alcuni casi i percorsi di questi gruppi sono sempre gli stessi e i periodi di permanenza nello stesso luogo piuttosto lunghi, per cui – dove possibile – si preferiva costruire case in muratura al posto delle tende. La ricchezza e prosperità di questi gruppi nomadi varia molto da regione a regione, alcune comunità sono molto povere e vivono esclusivamente di ciò che riescono a produrre. Altre, concentrate soprattutto nella parte orientale del Plateau, si sono arricchite grazie al commercio di bestiame. A prescindere dalle possibilità economiche di ogni singolo gruppo, i nomadi sono molto selettivi in merito alle cose da tenere con loro, e la portabilità dei loro oggetti d’uso quotidiano è uno dei parametri discriminanti di questa selezione.


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Il Tesoro di Hoian, il mare restituisce un prezioso carico di ceramiche dopo 500 anni

IMG0023 Non ne ho mai parlato qui, ma i visitatori del nostro museo sanno che dal 2001 possediamo un’importantissima collezione di ceramiche antiche, realizzate in Vietnam nel 1400 e rimaste in fondo al mare per quasi 5 secoli, dopo che la nave che le trasportava affondò al largo della città di Hoian, forse a causa di una tempesta. Dal giorno in cui alcuni pescatori per primi incapparono in una pesca inattesa, ci sono voluti anni di preparazione, una lunga cooperazione con il governo Vietnamita e milioni di dollari per recuperare il tesoro di Hoi An e farne arrivare una piccola parte qui al Museo, dopo 500 anni trascorsi nel profondo dell’oceano.

La storia inizia nel 1993, quando al largo del villaggio di Hoian (Vietnam), nelle reti di alcuni pescatori rimasero impigliate alcune ceramiche di incredibile rarità e bellezza, risalenti al 1400. A seguito della scoperta, il governo del Vietnam si impegnò attivamente in un’operazione di recupero, in collaborazione con l’Università di Oxford ed una compagnia privata malese (Saga Horizon). Tale campagna si risolse in quella che è oggi considerata "la più importante scoperta di tutti i tempi" nel settore delle ceramiche del sud est asiatico. Tra gli oggetti recuperati spiccano piatti, vasi, giare ed altri pezzi dai colori e dai decori stupendi, nonché tipologie di oggetti mai viste in precedenza. L’esame dei pezzi da parte del M.A.R.E. (il dipartimento di archeologia sottomarina dell’Università di Oxford), confermato dalla datazione al radiocarbonio del relitto, ha consentito di certificare con precisione l’epoca di produzione del carico (1440 d.c. + o – 40 anni), e di localizzarne la provenienza nella aree di Chu Dao e My Xa, nel Vietnam del Nord.


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Salone del Lusso 2010, lo stand di Galleria Thais

E anche questa è fatta. Grazie a tutti i clienti e gli amici che sono passati a trovarci al Salone del Lusso. Solo quattro giorni di fiera (in realtà solo due, perché venerdì e lunedì i padiglioni erano pressoché vuoti), ma un’ottima affluenza di pubblico, sia sul livello quantitatico che qualitativo. E poi quest’anno, grazie alla collaborazione con l’azienda vinicola Le Pignole, molti di coloro che sono venuti a trovarci hanno potuto passare un po’ di tempo nel privè dedicato agli espositori ed ai loro ospiti assaggiando degli ottimi vini.

Grazie ad un commento di Enrica al mio precedente post, mi è venuta l’idea di pubblicare qualche immagine dello stand per tutti quelli che, pur volendolo, non sono riusciti a passare.

 

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Mostre, corsi, eventi e dintorni

teaforme Come ogni anno, il mese di novembre è sempre ricco di iniziative ed eventi legati alla cultura. E l’arte orientale non è da meno. Vi segnalo alcuni eventi in corso, o che inizieranno a breve, sparsi tra l’Italia e la svizzera.

Se siete dalle parti di Roma, stasera alle 18.30 potete partecipare al primo di una serie di interessanti incontri organizzati dall’associazione VersOriente (di cui ho parlato nel mio precedente post), durante i quali alcuni curatori museali ed esperti di museologia illustreranno il significativo patrimonio artistico orientale ospitato nella Città di Roma, soffermandosi in particolare su alcune importanti collezioni. L’incontro di stasera sarà presieduto dal Dott.Massimiliano Polichetti, esperto di arte tibetana. La relazione sarà preceduta da un’introduzione all’evento da parte del museologo Riccardo Rosati. Il ciclo di incontri si chiama “Città Universale. Le collezioni orientali a Roma”, si terrà presso la sede di VersOriente in Vicolo Cellini 17 a Roma, l’ingresso è libero.

Se invece siete amanti del Tè, non perdetevi il corso “La cultura e l’arte del tè in Cina”, che si terrà a Venezia nei weekend 28-29 novembre e 5-6 dicembre. Il Corso è organizzato a cura dell’Associazione Italiana Cultori del Tè in collaborazione con l’istituto Confucio presso l’Università Ca’ Foscari. Le lezioni sono suddivise in sei moduli da 2,5 ore ciascuno, sono destinate a curiosi ed appasionati che vogliano approfondire il complesso tema del Tè cinese, della sua storia e della sua cultura. Il corso affronterà sia argomenti teorici che pratici e gli allievi avranno l’occasione di apprendere le tecniche di preparazione e degustazione del tè cinese. Al termine di ogni lezione i partecipanti potranno degustare due varietà pregiate di tè. Il costo del corso è di € 250.


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Libri: Attraversando l’India – diario di un viaggio nella Grande Madre

attraversando_india L’India è sempre stata una delle mie mete preferite. Ci sono stato spesso, sia per lavoro che per diletto. Una delle caratteristiche più entusiasmanti di quel paese è la sua incommensurabile complessità. Ho appena finito di leggere un bel libro sul magico subcontinente indiano. Si chiama “Attraversando l’India – diario di un viaggio nella Grande Madre”, di Elio Bailo, Ed. Giovanni Tranchida. L’opera è un po’ datata, visto che è stata pubblicata per la prima volta nel 1997, ma io ho apprezzato molto il modo con cui l’autore ha affrontato argomenti che potrebbero talvolta annoiare i lettori: la storia e la filosofia indiane.

Bailo si immerge in argomenti molto complessi e profondi raccontandoli attraverso i suoi occhi di viaggiatore e affascinando il lettore con aneddoti legati alle sue esperienze sul luogo. Pagina dopo pagina si affrontano il panorama storico indiano, i miti e le religioni, il pensiero filosofico e la società indiana, antica e moderna. Il registro linguistico utilizzato è adatto a quasi tutti e la sottile ironia con cui Bailo racconta gli Indiani e le loro “stranezze” rende le oltre 300 pagine del libro piacevoli e veloci da leggere. Queste caratteristiche trasformano il libro in un ottimo strumento per chi desidera un’infarinatura sui più importanti tra i mille aspetti del Subcontinente indiano e del suo popolo.


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