L’arte della calligrafia
“In una tranquilla stanza di un tempio di montagna, un vecchio sacerdote si appresta a scrivere. Adagia un panno felpato a protezione del tatami, poi, con gesto attento, dispone su di esso un sottile foglio di carta bianca, fermandolo all’estremità con dei pesi di giada a forma di drago per impedirne il rotolamento. A destra sistema un’antica pietra abrasiva, una piccola vaschetta per l’acqua, il pennello favorito appoggiato su un sostegno di porcellana sagomato a mo’ di catena montuosa in miniatura, e un bastoncino di denso inchiostro nero, leggermente profumato con dell’incenso. Fa cadere alcune gocce d’acqua nelle scalfitture della pietra e poi vi sfrega il bastoncino per estrarne il prezioso liquido; ci vuole del tempo prima che l’inchiostro sia del nero intenso adatto alla scrittura.
Quando è pronto, il vecchio uomo si inginocchia davanti al foglio, fissando intensamente la superficie immacolata per qualche istante. Quindi solleva il pennello e lo immerge nell’inchiostro, ma non troppo, affinché il foglio non si bagni. Un respiro profondo, il pennello sospeso, e poi giù, la prima, decisiva, pennellata.
Dense pennellate nere, leggere e sottili come un capello, alcune, quando l’inchiostro va esaurendosi, striate; ed ecco che, danzando sul foglio, emergono i caratteri. Quale estasi!”

