Pezzi di libro: "Adozioni ad alta quota" – terza puntata

Eccoci al terzo appuntamento con la serie “Pezzi di libro” dedicata al volume fotografico “Adozioni ad alta quota”. Dopo la prima e la seconda puntata, la storia continua con un altro stralcio del racconto di viaggio ed altre immagini.

Il fiume si fa sentire incessantemente sotto la coltre di ghiaccio. A volte lo si nota spostarsi lentamente là11 dove non è coperto dal suo freddo sudario, e l’acqua nera trasporta sottili placche gelate, come piccole zattere galleggianti. Dove la furia delle rapide impedisce alla superficie gelida di solidificarsi lo si scorge turbinoso, con il suo ruggito penetrante.

Lo si avverte anche nel silenzio tombale in quei punti dove il letto è completamente ghiacciato, e lo si immagina scivolare invisibile sotto ai propri piedi o lo si intravede scorrere dove la lastra è trasparente e sottile. In questa gola silenziosa e gelida, pur se intrappolato sotto il manto nevoso, il fiume è fonte di vita, una protesta contro la rigidità invernale di questo luogo disabitato.

In alcuni punti l’acqua è profonda soltanto alcune decine di centimetri e, dove il ghiaccio è più fragile, si può rompere facilmente con i piedi e le racchette: possiamo così improvvisare un guado, con l’appoggio dei ciottoli del greto. Utilizzando le funi e le imbracature di sicurezza possiamo raggiungere l’altra sponda.

Qualche altra volta, invece, il fiume non ci è amico e ci impedisce di passare. Dove le rocce costringono le acque all’interno della gola, il fiume raggiunge i sette metri di profondità e la corrente è più furiosa che mai: siamo così costretti a lunghe deviazioni tra le pareti rocciose per aggirarne i tratti impraticabili.


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Pezzi di libro: "Adozioni ad alta quota" – seconda puntata

Arriva il secondo appuntamento con la serie “Pezzi di libro” dedicata al volume fotografico “Adozioni ad alta quota”. Dopo il primo appuntamento, qui uno stralcio del primo capitolo ed altre immagini.03

“Non ci sono strade, né sentieri, né valichi. Le montagne sono coperte da una spessa coltre di neve. L’unica via di comunicazione tra la remota valle dello Zanzkhar, incuneata nella catena dell’Himalaya e il resto del mondo, è una stretta gola dove scorre l’omonimo fiume dal letto spesso ghiacciato.


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Presentazione del volume fotografico "Angeli Rossi"

Mustang coverFinalmente è pronto il libro fotografico “Angeli Rossi”, che documenta la spedizione Himalayan Aid 2008, svoltasi nella valle dell’alto Dolpo, sull’Himalaya nepalese. Il libro verrà presentato il prossimo 11 dicembre presso la Sala degli Stucchi di Palazzo Trissino, alla presenza del Sindaco di Vicenza e di altre autorità. Ecco il comunicato stampa:

Il viaggiatore vicentino Gioacchino “Kino” Obrietan dal 2001, almeno una volta l’anno, raggiunge i più isolati e inaccessibili monasteri delle montagne himalayane per portare di persona viveri e generi di prima necessità. L’azione di Kino e di quanti condividono con lui l’obiettivo di aiutare concretamente i popoli di queste terre, si focalizza, in particolare, nel portare il necessario al sostentamento dei piccoli monaci che vivono in questi templi, attraverso le “adozioni a distanza”. La vita al monastero è, infatti, per molti di loro l’unica vera opportunità per avere un’esistenza migliore. Obrietan e il figlio Gianmaria, assieme ad altri volontari, nel 2006 e nel 2007, hanno consegnato 145 adozioni, affrontando a piedi 170 km lungo il fiume ghiacciato Zanzkhar e, l’anno successivo, ben 2.200 km in moto, per raggiungere i monasteri del Ladakh. Queste esperienze sono state raccontate in due straordinari libri fotografici, “Adozioni ad alta quota” e “Ladakh”, il cui ricavato delle vendite è unicamente destinato ad incrementare le adozioni a distanza dei piccoli monaci buddisti. La scorsa estate Kino e i suoi collaboratori hanno affrontato una nuova missione umanitaria, raggiungendo i monasteri della valle del Mustang, ai confini tra Nepal e Tibet, ad un’altitudine media di 4.000 metri. Con questa spedizione hanno portato generi di prima necessità, aiuto medico e, soprattutto, hanno adottato a distanza altri 37 piccoli monaci. Le straordinarie foto e le emozioni di quest’ultimo viaggio sono state racchiuse in una nuova pubblicazione dal titolo “Angeli rossi”. Il volume, grazie alle immagini scattate da Obr ietan nel corso della spedizione, racconta un viaggio e un’avventura, ma trasmette anche le emozioni di chi è andato laggiù per aiutare e di chi ha vissuto l’arrivo dei volontari come una benedizione divina.

Il volume sarà presentato il prossimo 11 dicembre alle 18 presso la Sala degli Stucchi di Palazzo Trissino a Vicenza. Sarà presente Gioacchino Obrietan assieme al Sindaco di Vicenza Achille Variati, che presiederà alla presentazione.
Al termine della relazione introduttiva sarà proiettato un breve filmato relativo alla spedizione umanitaria Himalayan Aid 2008.

"Pezzi di libro": Adozioni ad Alta quota – Introduzione

Come promesso, ecco la "prima puntata" della serie di post in cui pubblicherò alcune immagini e alcuni stralci del libro "Adozioni ad Alta quota", che ho scritto due anni fa.

In questa puntata l’introduzione:

"Un pugno di uomini percorre a piedi il corso di un fiume ghiacciato tra le valli dell’Himalaya per centosettanta chilometri. Camminando su scivolose lastre di ghiaccio per nove ore al giorno e dormendo in tende o grotte naturali, il gruppo raggiunge la valle dello Zanzkhar, nell’India del Nord, una delle regioni più inospitali del mondo, per portare il proprio aiuto ai piccoli monaci che vivono nei monasteri arroccati sulle pendici di quelle impervie montagne, ad un’altitudine di circa quattromila metri".

100 Questa è l’immagine che si delineò nella mia mente quando mio padre, Kino Obrietan, accennò per la prima volta all’idea di organizzare una spedizione invernale nello Zanzkhar.

L’ottobre 2005 un violento terremoto aveva devastato il territorio a cavallo tra il Pakistan orientale e il Kashmir indiano. Quella terra, già martoriata da più di quindici anni di guerra ininterrotta, era stata colpita da una nuova calamità.

I giornali parlavano di ottantamila morti. Le notizie che ci arrivavano erano frammentarie e confuse, nonostante avessi inviato continui messaggi via posta elettronica chiedendo ai miei amici indiani come stessero realmente le cose laggiù, non riuscivo ad ottenere informazioni aggiornate, e la preoccupazione


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Adozioni ad alta quota: racconto di una spedizione sull’Himalaya

Copertina libro \"Adozioni ad Alta Quota\"

Chi mi segue ricorderà di quando, quest’estate, annunciai l’imminente partenza dell’ultima missione umanitaria in Nepal di cui mio padre era il capo spedizione. In effetti, una delle cose più divertenti che faccio fuori dall’ambiente strettamente professionale è il progetto Himalayan Aid, un’iniziativa umanitaria a favore delle comunità di monaci buddhisti che porto avanti con mio padre dal 2001. Beh, a dire la verità non è poi così svincolato dal mio lavoro, dato che il progetto è finanziato dal museo di cui sono direttore, ma lo spirito con cui affronto quest’attività non ha nulla a che vedere con gli interessi professionali. Lo faccio per passione, per vocazione e perché lo trovo divertente e costruttivo.
Con il progetto Himalayan Aid, organizziamo spedizioni umanitarie nelle aree a cultura buddhista dell’Himalaya: Tibet, Nepal, India, Bhutan, ecc. per portare aiuto ai monaci che vivono in monasteri sperduti tra le montagne, in condizioni estreme.
La nostra attenzione è diretta in particolare ai novizi, cioè ai bambini di un’età compresa tra i 5 e i 15 anni che intraprendono la vita monastica e vivono nei monasteri. Per aiutare questi bambini portiamo sul posto un’equipe medica, generi di prima necessità ed aiuto economico sotto forma di adozioni a distanza.
Andiamo direttamente nei monasteri, per raggiungere i quali è talvolta necessaria una spedizione di tipo alpinistico, o l’uso di elicotteri, dato che molte tra le comunità monastiche sono difficilmente raggiungibili per la maggior parte dell’anno.


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