Mostra a Verona “Il Drago, la più affascinante delle creature mitologiche”

draghi 10x15 bassa Continua la rassegna di esposizioni dedicate ai simboli dell’arte orientale. Dopo la mostra “Lo sguardo della Tigre”, conclusasi la scorsa settimana, si terrà a Verona un’esposizione intitolata “Il Drago”, a cura del Museo d’Arte Orientale Obrietan.

Presso la galleria d’arte “Archetipo”, situata nel cuore della città, sotto la splendida cornice delle Arche Scaligere, sarà inaugurata una mostra dedicata alla figura simbolica del drago: attraverso un percorso espositivo composto da antichi oggetti d’arte e da arredi provenienti da Cina e Tibet, il cui tema decorativo sono le forme sinuose ed i vivaci colori con cui viene rappresentato uno dei protagonisti indiscussi di fiabe e leggende di tutto il mondo.

La mostra verrà inaugurata sabato 26 giugno alle ore 18.30 presso la Galleria “Archetipo”, in via Santa Maria in Chiavica a Verona. Le collezioni, di proprietà di Galleria Thais, resteranno esposte fino alla fine di luglio. L’esposizione è ad ingresso libero, ed è aperta dal martedì al sabato con orari 11-13 e 16-20.

Per informazioni: 045 800 6564 oppure 335 706 5080

Regalati un guerriero! Promozione natalizia a Galleria Thais

terra-cotta-warriors Per noi di Galleria Thais questo è un periodo di festa. E non solo perchè tra poco è Natale, ma anche per il fatto che la nostra azienda sta per arrivare al traguardo delle quindici candeline. E siccome siamo tutti più buoni abbiamo deciso di fare un regalo a tutti coloro che verranno a trovarci nel mese di dicembre.

Se venite in visita qui a Galleria Thas tra l’1 e il 24 dicembre riceverete in regalo, facendone richiesta, una statuina in terracotta raffigurante i “Guerrieri di Xi’An”, ovvero quelle migliaia di statue scoperte in Cina e risalenti al terzo secolo prima di Cristo. La statuina, una riproduzione in miniatura realizzata a mano in Cina, è alta 38 cm e viene regalata all’interno di un’elegante confezione foderata in raso, e soprattuto, assieme al libro “Cina – 220 A.C.” che racconta la storia del temibile imperatore Qin Shihuangdi e del suo mirabile Esercito di Terracotta.


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La simbologia cinese: gli animali mitologici

dragon Spesso i suppellettili e i mobili cinesi sono arricchiti da decorazioni pittoriche che raffigurano i più svariati tipi di animali, sia verosimili che fantastici. Il regno animale gioca un ruolo importantissimo nella cultura cinese (e non solo in qualità di cibo sul tavolo).

La tradizione cinese classifica tutti gli animali in quattro categorie, ciascuna delle quali rappresentata da una “bestia” mitologica. Gli animali con le scaglie, come i pesci e i serpenti sono simboleggiati dal drago. Quelli con le piume sono simboleggiati dalla fenice. Gli animali con pelliccia dall’unicorno e le creature coriacee hanno come capostipite la tartaruga. Nei tempi antichi il drago, la fenice, la tartaruga e l’unicorno erano considerati esseri sopranaturali, il primo in testa al gruppo.

Come ho già spiegato in un precedente articolo, il drago è da sempre stato considerato una creatura benevola e la sua figura è da sempre utilizzata come emblema del potere imperiale. Il drago rappresenta anche la forza maschile, la saggezza e la magnanimità. Se il drago rappresenta l’imperatore, la fenice è spesso associata al femminile e rappresenta l’imperatrice. Questo strano volatile è considerato una tra le creature più sacre del mito cinese. La tradizione vuole che la fenice abbia la testa di un cigno, la coda di un unicorno, il becco di un gallo, la gola di una rondine e le striature di un drago. Chissà che crisi di identità deve avere avuto, poverina. In realtà nelle raffigurazioni pittoriche, gli artisti cinesi si sono sempre preoccupati di dare al loro volatile prediletto una forma aggraziata.


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Libri: Attraversando l’India – diario di un viaggio nella Grande Madre

attraversando_india L’India è sempre stata una delle mie mete preferite. Ci sono stato spesso, sia per lavoro che per diletto. Una delle caratteristiche più entusiasmanti di quel paese è la sua incommensurabile complessità. Ho appena finito di leggere un bel libro sul magico subcontinente indiano. Si chiama “Attraversando l’India – diario di un viaggio nella Grande Madre”, di Elio Bailo, Ed. Giovanni Tranchida. L’opera è un po’ datata, visto che è stata pubblicata per la prima volta nel 1997, ma io ho apprezzato molto il modo con cui l’autore ha affrontato argomenti che potrebbero talvolta annoiare i lettori: la storia e la filosofia indiane.

Bailo si immerge in argomenti molto complessi e profondi raccontandoli attraverso i suoi occhi di viaggiatore e affascinando il lettore con aneddoti legati alle sue esperienze sul luogo. Pagina dopo pagina si affrontano il panorama storico indiano, i miti e le religioni, il pensiero filosofico e la società indiana, antica e moderna. Il registro linguistico utilizzato è adatto a quasi tutti e la sottile ironia con cui Bailo racconta gli Indiani e le loro “stranezze” rende le oltre 300 pagine del libro piacevoli e veloci da leggere. Queste caratteristiche trasformano il libro in un ottimo strumento per chi desidera un’infarinatura sui più importanti tra i mille aspetti del Subcontinente indiano e del suo popolo.


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La vita di Buddha

buddha Spesso ho a che fare con appassionati di culture orientali, e in particolar modo conoscitori o seguaci della filosofia buddista. Molti di loro sono estremamente competenti in materia, ma talvolta qualcuno ha la tendenza a “divinizzare” il Buddha considerandolo alla stregua di un dio. Anche se è vero che il buddhismo, in senso stretto, può essere considerato una religione, in realtà questa affermazione è piuttosto riduttiva. Più che altro, la figura del Buddha, ovvero “Il Risvegliato” dovrebbe essere intesa come “uno che ce l’ha fatta” il cui esempio è da seguire.

Molti testi sacri buddisti raccontano la vita e le imprese del Buddha storico (il cosiddetto Shakyamuni), con lo scopo di fornire insegnamenti che aiutino i seguaci della dottrina a raggiungere lo stato della Consapevolezza Assoluta: il Nirvana.

Come è ovvio pensare, nelle Scritture la vita del Buddha è abbondantemente romanzata e permeata da leggende, tanto che molti, ancora oggi, mettono in discussione luoghi, date e fatti legati alla vita del fondatore di una delle quattro maggiori religioni del mondo. L’unica cosa che si sa è che il personaggio storico è realmente esistito, e nulla fa pensare che egli ritenesse sé stesso un dio. Il processo di divinizzazione è avvenuto molto, molto dopo.

Si usa generalmente ammettere che il fondatore della dottrina buddista sia nato 560 anni prima di Cristo ai confini tra India e Nepal, nella zona di Lumbini, non lontano dalla città di Kapilavasu.

Si chiamava Siddharta Gautama ed apparteneva al clan dei Shakya, il che gli valse in seguito il soprannome di “Shakyamuni”, il saggio dei Shakya. Suo padre era un reggente locale, il re di Shuddodana e sua madre si chiamava Maya. La nascita di Siddharta fu circondata da prodigi. In seguito ad una profezia, il pargolo crebbe fra i più svariati piaceri. Suo padre faceva di tutto per nascondergli la miseria di questo mondo, perciò egli visse fra bellissime donne, si sposò ed ebbe un figlio. Un’opera buddista ce lo mostra “fra le sue donne simili a dee, interamente puro, gradevole a vedersi ed adorno delle sue buone azioni”.


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