A scuola di arte orientale al Museo Obrietan

Pagine da Museo_Obrietan_didattica_2009 Come avevo anticipato qualche mese fa, il Museo d’Arte Orientale Obrietan ha messo a punto un programma di attività didattiche e culturali dedicate ai più piccoli, ovvero agli alunni delle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado. Le elementari, medie e superiori, per intenderci.
L’offerta è costituita da una serie di percorsi tematici che verranno illustrati agli studenti attraverso una visita guidata ad hoc; ogni persorso sarà seguito da un laboratorio didattico atto ad approfondire il tema affrontato. I laboratori sono stati progettati in modo da introdurre un argomento che possa essere approfondito in seguto in classe.
Nell’apposita pagina del sito è possibile scaricare la brochure del progetto didattico in formato pdf. Il progetto è operativo già da questi giorni, ma le prime visite di scolaresche sono previste con l’inizio del prossimo anno scolastico, cioè a partire da ottobre.
Per informazioni è possibile contattare la responsabile della sezione didattica, Dott.ssa Valeria Nicolis, email valeria.nicolis@museobrietan.org

La Via della Seta

IMG_0323_1Ogni tanto qualche soddisfazione. Oggi mi arriva un e-mail di un mio cliente statunitense, con allegata la foto di una splendida casacca in seta che aveva comprato da noi qualche tempo fa. Si tratta di una casacca tradizionale cinese in broccato di seta con dei motivi a dragone risalente al tardo periodo Qing, presumibilmente epoca Guangxu (seconda metà dell’800). L’esemplare è piuttosto raro e il mio cliente, già collezionista di arte orientale non se lo è lasciato scappare.  La casacca era in discrete condizioni di conservazione e praticamente non vi erano restauri. Una volta venduto e spedito l’esemplare me ne ero quasi dimenticato, fino ad oggi, quando ricevo appunto l’immagine allegata al messaggio in cui il cliente, con toni entusiastici, voleva condividere con me l’emozione di vedere l’esemplare incorniciato ed esposto a casa sua.

Qui da noi il mercato delle sete antiche cinesi è stato quasi abbandonato dai collezionisti. Fuori dall’Italia, invece, è molto più comune trovare arazzi, casacche o vesti in seta incorniciate ad abbellire qualche parete di qualche casa.

Tutti sanno che la seta cinese è una delle più pregiate al mondo e che l’eredità delle tecniche di ricamo della Terra del Dragone si sono poi trasmesse in tutto il Sud Est Asiatico, in Giappone ed in India, ma la storia di questo preziosissimo tessuto si perde nella notte dei tempi.

L’allevamento del pregiatissimo baco fu un segreto custodito a lungo dai cinesi e non è possibile determinare il periodo in cui iniziarono a tessere tele così meravigliose con


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Per chi si interessa di medicina tradizionale cinese

Medicina tradizionale cineseDallo scorso luglio, e fino al 29 settembre del 2009, al Museo delle Culture dal Mondo di Castello D’Albertis, a Genova, si può ammirare una mostra dedicata alla medicina tradizionale cinese, allestita con esemplari della collezione del famoso etno-medico rovigotto Antonio Scarpa.

La mostra affronta la complessa realtà delle medicine tradizionali cinesi attraverso alcuni oggetti interessanti come strumenti per la pratica dell’agopuntura, tavole anatomiche, sestanti per la prognosi, foglietti e specchi propiziatori, oltre a materiale iconografico e altri e suggestivi ideogrammi, che introducono i visitatore in un mondo tanto diverso quanto affascintante.
Si tratta di un itinerario all’interno dei sistemi medici (igienici, diagnostici, prognostici, terapeutici) appartenenti a una cultura lontana dalla nostra, ma che  hanno pur tuttavia quale comune scopo quello di alleviare le sofferene umane.
Il filo conduttore dell’esposizione è il concetto di  Qi, energia in continua trasformazione, energia presente nel corpo umano, nel cosmo, nei farmaci.

La mostra presenta una selezione di oggetti della collezione del Museo di Etnomedicina Antonio Scarpa, integrati da tavole di testo, materiali iconografici e documenti scientifici elaborati a cura del CELSO – Centro Studi Orientali Genova che introducono alla storia, alla filosofia, ai principi, alla fisiologia ed alle tecniche della Medicina Tradizionale Cinese.


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Forget Kathmandu: una splendida, breve storia del Nepal

Forget KathmanduQuando sono a Kathmandu alloggio in un piccolo monastero buddista nel quartiere di Swayambhunath, non distante dall’ingresso del Tempio delle Scimmie. Anche se di notte fa piuttosto freddo lascio sempre la finestra aperta prima di andare a dormire, perché la mattina alle sei, immancabilmente, sento delle litanie in sanscrito recitate da qualcuno con un vecchio megafono, alle quali risponde un coro di voci femminili. La musichetta va avanti per circa mezzora, e io adoro ascoltarla nel dormiveglia. Mi mette in cuore uno stato d’animo strano ma piacevole, quasi di allegria, e mi fa venir voglia di alzarmi e cominciare subito la giornata. Non ho mai capito esattamente chi sia il cantore, né da dove venga il canto, ma immagino sia un monaco e qualche decina di fedeli che intonano delle preghiere cantate ai piedi di qualche stupa.
Se scendo abbastanza presto dalla mia stanza al mattino, faccio un salto nella sala del monastero dove i monaci stanno finendo le orazioni del mattino, tanto per farmi vedere, poi esco e faccio un giro nel quartiere. Dopo la passeggiata faccio colazione nel mio bar preferito, una specie di baracchino proprio davanti all’ingresso del Tempio delle Scimmie. Mi siedo a mangiare qualcosa e intanto ammiro l’animosità dei fedeli che si fermano davanti agli scalini d’ingresso per le prostrazioni e qualche preghiera. Fedeli induisti e buddisti, tutti assieme. Gente comune che si dedica al proprio dio prima di una normale giornata di lavoro.
Quando ho un po’ di tempo mi piace girare per il quartiere centrale, tra orde di gente, carretti, mercanti che schiamazzano, donne in sari che lasciano offerte nei tempietti indù sparsi lungo le strade. Ogni tanto mi piace andare nell’androne del palazzo della dea vivente kumari e, mescolandomi ai fedeli e ai turisti, aspettare di vederla affacciarsi dal balcone.
Per spostarmi nella valle noleggio una moto, di solito una vecchia Royal Enfield prodotta in India, o qualche catorcio giapponese degli anni Ottanta. Laggiù si guida a destra, evitando tombini a cielo aperto e vacche ruminanti in mazzo alla strada.

Adoro Kathmandu e adoro il Nepal, ma nonostante il bel quadretto che vi ho dipinto poco sopra, questo piccolo paese incastrato tra le montagne himalayane sta vivendo uno dei periodi difficili della sua storia. Proprio in questi anni, in questi mesi, il mondo assiste a cambiamenti radicali nella struttura politica e sociale del paese, spesso conditi, purtroppo, con il sangue versato da inermi cittadini.
Ma finalmente il brutale monarca Gyanendra, salito al trono nel 2001in circostanze poco chiare, dopo la morte di tutti gli altri membri della famiglia reale a causa di un attentato, è stato esautorato e la monarchia nepalese abolita.
Le vicende storiche che hanno portato a queste ultime evoluzioni sono piuttosto complesse e non possono essere contestualizzate senza un’infarinatura della storia nepalese degli ultimi duecento anni.

A questo proposito vi segnalo un bellissimo saggio sull’argomento, scritto da una brillante scrittrice di Kathmandu, che racconta dall’interno le vicende del suo paese.
Il libro si chiama Forget Kathmandu, di Manjushree Thapa, Ed. Neri Pozza, collana “I colibrì”, ISBN 88-545-0086-0
È stato scritto nel 2005, e quindi prima degli ultimi sviluppi, ma fornisce al lettore un contesto storico per comprendere le vicende, terribili e affascinanti, che hanno portato il Nepal a diventare una Repubblica Federale Democratica lo scorso 28 maggio.
Il saggio è piacevole da leggere e alla portata di tutti. Non solo saggio storico ma anche racconto di viaggio e report giornalistico. Dovrete solo avere un po’ di pazienza con i nomi nepalesi, impossibili da ricordare!