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News — Gianmaria @ 23/09/2010 16:55
Se per caso bazzicate per Venezia sabato pomeriggio 25 settembre 2010, vi consiglio di prendere un paio d’ore del vostro tempo e fare un salto a Ca’ Pesaro, sede del Museo d’Arte Orientale di Venezia, verso le 17. Questo perché proprio a quell’ora sarà possibile ammirare le collezioni del museo con una speciale visita guidata, ma soprattutto perché alle ore 18 si terrà un incontro intitolato “Ikebana, la via dei Fiori”. Nel corso dell’evento il maestro internazionale di Ikebana Marcel Vrignaud della scuola Ohara di Parigi presenterà quest’affascinante arte attraverso la realizzazione di 10 opere.
L’ikebana, l’arte giapponese di disporre i fiori, vanta oltre un millennio di storia ed è riconosciuta come una delle più significative ed attuali forme di Arte Zen. In contrasto con le composizioni floreali occidentali dove viene data importanza alla quantità ed alla vivacità dei colori, nell’Ikebana la bellezza è espressa attraverso l’asimmetria, la linearità e una semplicità minimalista quasi disarmante. Non aspettatevi dunque di trovare una massaia dai capelli cotonati che imbastisce composizioni grandi come siepi, tipo balcone tirolese (non me ne vogliano le simpatiche massaie tirolesi!), qui si parla di arte pura..
Io non ci capisco molto di fiori, ma conosco un po’ l’Arte Zen (di cui ho parlato in questo mio post) e so quali emozioni è in grado di suscitare. Quindi anche se non vi piacciono i fiori, fate una salto a conoscere quest’arte, ne vale la pena.
Chi viene me lo faccia sapere, che dopo l’incontro magari andiamo tutti a farci un paio di spriz…
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News — Gianmaria @ 09/09/2010 14:47
Per quanto io sia un appassionato di tecnologia, e per quanto io ammiri Steve Jobs (soprattutto dopo aver visto questo), non riesco a trattenermi dal dire la mia, dato che mi sento toccato sul vivo.
Dell’inutilità dell’ I-Pad non voglio parlare, che questo non è il luogo adatto, ma stamattina ho letto un articolo su un blog dedicato ad un famoso telefonino della Apple che mi ha fatto, per usare un eufemismo, sorridere.
L’articolo parla di un’applicazione che permette ai possessori di I-pad e I-phone di esprimere il loro recondito estro artistico trasformandosi in calligrafi Zen! Costoro potranno tracciare bellissimi ideogrammi o disegni sul loro touch screen, grazie ad una traccia che imita il tocco di un vero pennello da calligrafia. Il colore disponibile, ovviamente, è soltanto il nero, ma si può scegliere su che tipo di carta scrivere e si possono applicare dei sensazionali effetti grafici a lavoro finito.
Tutto questo è assolutamente inutile, come l’80% delle applicazioni per I-phone. Non c’è da stupirsi che i cervelloni di Cupertino continuino a sfornare applicazioni stupide ma ben confezionate, del resto devono riempire “con il vuoto” qualcosa che è già vuota di per sè (e tutto questo, se ci pensate, è molto Zen), per continuare a vendere il loro prodotto e riempire in qualche modo il tempo dei fannulloni che giocano con il telefonino.
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“In una tranquilla stanza di un tempio di montagna, un vecchio sacerdote si appresta a scrivere. Adagia un panno felpato a protezione del tatami, poi, con gesto attento, dispone su di esso un sottile foglio di carta bianca, fermandolo all’estremità con dei pesi di giada a forma di drago per impedirne il rotolamento. A destra sistema un’antica pietra abrasiva, una piccola vaschetta per l’acqua, il pennello favorito appoggiato su un sostegno di porcellana sagomato a mo’ di catena montuosa in miniatura, e un bastoncino di denso inchiostro nero, leggermente profumato con dell’incenso. Fa cadere alcune gocce d’acqua nelle scalfitture della pietra e poi vi sfrega il bastoncino per estrarne il prezioso liquido; ci vuole del tempo prima che l’inchiostro sia del nero intenso adatto alla scrittura.
Quando è pronto, il vecchio uomo si inginocchia davanti al foglio, fissando intensamente la superficie immacolata per qualche istante. Quindi solleva il pennello e lo immerge nell’inchiostro, ma non troppo, affinché il foglio non si bagni. Un respiro profondo, il pennello sospeso, e poi giù, la prima, decisiva, pennellata.
Dense pennellate nere, leggere e sottili come un capello, alcune, quando l’inchiostro va esaurendosi, striate; ed ecco che, danzando sul foglio, emergono i caratteri. Quale estasi!”
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Personalmente nutro una viscerale passione per l’arte Zen. Questa in Italia non è molto conosciuta, se non in alcune delle sue forme più famose, come l’ikebana (l’arte di disporre i fiori), o l’allestimento dei famosi giardini zen. Spesso, sentendo parlare di Zen, i più pensano a qualche esoterica forma di meditazione, con annessa tecnica respiratoria, per raggiungere la pace dei sensi. Questo non è del tutto sbagliato, dato che le tecniche meditative zen costituiscono uno dei prodotti della cultura giapponese maggiormente esportati in Occidente, ma a mio avviso pensare allo Zen come ad una pratica di meditazione è decisamente riduttivo. Lo zen è innanzitutto una dottrina, una ‘filosofia di vita’ (se mi passate il termine) che ha plasmato in modo profondo tutti gli aspetti della società giapponese. In secondo luogo è una corrente artistica, ovvero l’arte è un mezzo attraverso il quale la cultura zen esprime sé stessa.
